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CEI e gay: è scontro sulla famiglia PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Flavia Attardi   
Martedì 23 Marzo 2010 01:00

Non siamo negli USA e ci manca Obama ma questa di oggi potrebbe essere una giornata storica per la difesa dei diritti di gay e lesbiche in Italia. La Corte Costituzionale è infatti chiamata ad esprimersi sulla possibilità di matrimoni civili tra persone dello stesso sesso. I giudici sono stati chiamati in causa da tre coppie che si sono viste rifiutare le pubblicazioni di nozze dagli ufficiali dello stato civile dei loro comuni. 

Da Venezia a Trento la storia non cambia: i nubendi hanno chiesto che si procedesse alle pubblicazioni di nozze e, ricevuto riscontro negativo dal municipio, hanno fatto ricorso presso i tribunali competenti. Quando questi hanno confermato la legittimità del diniego alle pubblicazioni, i ricorrenti hanno tirato in ballo la Corte Costituzionale di Trento.

Secondo gli avvocati delle tre coppie, non riconoscere a persone dello stesso sesso la libertà di unirsi in matrimonio è lesivo dei loro diritti civili anche se non contravviene la legge italiana. Ciò che si chiede è un intervento della Corte Costituzionale in grado di riallineare il diritto di famiglia rispetto alla società civile per come questa è attualmente. Il Parlamento, organo legislatore per eccellenza, sarebbe infatti in netto ritardo sul recepimento dei cambiamenti sociali ormai compiuti e le norme in vigore non rispecchierebbero più la situazione reale della famiglia. Negare a gay e lesbiche il diritto a contrarre matrimonio, sarebbe dunque discriminatorio perché lesivo della libertà di orientamento sessuale riconosciuto ad ogni individuo.

Di segno diametralmente opposto il parere della Conferenza Episcopale Italiana che approva e diffonde attraverso il proprio ufficio stampa la nota dei vescovi della Liguria a difesa dei valori fondanti e non negoziabili di ogni “società veramente solidale”. Il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, si è unito a sette vescovi liguri nel firmare un appello ai cattolici che si apprestano a votare per le Regionali. Il nodo centrale del documento è la difesa dei pilastri della società cattolica al di là delle interpretazioni individuali e della sensibilità dei singoli.

Elemento cardine della società è naturalmente la famiglia che per la Chiesa deve necessariamente essere fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, senza possibilità alcuna di deroghe. L’assunto di base è quella salvaguardia della vita ad ogni costo su cui il Papa e i suoi fedeli non transigono. E se l’aborto non può essere accettato dai cattolici, è difficile se non impossibile che questi possano tollerare l’idea di unioni non finalizzate alla procreazione. Poco importa che nella vita reale i figli prescindano in maniera ormai evidente dal matrimonio classico.

In un’Italia ancora fortemente condizionata a livello politico e sociale dalle posizioni etiche della Chiesa di Roma, la strada da compiere per arrivare alla piena tutela dei diritti di gay e lesbiche è lunga e accidentata. Difficile, se non impossibile, che oggi la Corte Costituzionale imbocchi una scorciatoia.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Marzo 2010 18:29
 

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