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Misure alternative per i reati sessuali PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Daniela Vargiu   
Giovedì 22 Luglio 2010 10:02

La Corte costituzionale permetterà  misure alternative al carcere per i più gravi reati sessuali . Nuovi procedimenti infatti  saranno presi contro le violenze sessuali, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile: da oggi in poi il giudice non e' piu' obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato. Può invece applicare misure cautelari alternative, qualora vengano raccolti elementi specifici. Queste nuove norme sono state stabilite dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato la parziale illegittimita' costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale.

 

Dal 2009, con l'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale il giudice non poteva applicare - per i tre delitti sessuali - misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza, salvo che non vi fossero esigenze cautelari. La legge di contrasto alla violenza sessuale era nata a causa di un diffuso allarme sociale legato alla gravità di varie aggressioni alle donne. La Consulta ha detto sì alle alternative al carcere, "nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure".

Immediato l’intervento del  ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, sulla decisione: "La Consulta sbaglia. Chi stupra donne e bambini merita il carcere. Non esiste e non possiamo accettare una 'classifica della brutalita'': per noi, cioé per coloro che hanno scritto ed approvato questa legge, chi violenta una donna o, peggio, un bambino deve filare dritto in carcere, senza scusanti, da subito. L'intervento della Corte è giustificazionista, lontano dal sentire dei cittadini, e, purtroppo, ci allontana, sebbene di poco, dalla strada verso il rigore e la tolleranza zero contro i crimini sessuali che questa maggioranza ha intrapreso sin dall'inizio della legislatura". La Carfagna sottolinea la sua fiducia verso i magistrati che continueranno a lavorare contro questi reati umilinati, con la dovuta sensibilità e severità.

 

"Sono sicura - ha sottolineato ancora il ministro Carfagna - che i magistrati continueranno a dimostrare la dovuta sensibilità nei confronti di questi reati odiosi, valutando con estrema severità le esigenze di carcerazione preventiva di chi li commette. Restano in vigore tutte le altre parti del provvedimento e tra queste l' eliminazione dei benefici premiali, quali arresti domiciliari o sconti di pena, la difesa gratuita per le vittime e le aggravanti grazie alle quali ora chi stupra una donna rischia fino a 14 anni di carcere". La decisione della Consulta preoccupa anche Telefono Rosa. ''Mi chiedo – ha dichiarato  la presidente Gabriella Carnieri Moscatelli - se in un momento in cui scorre sangue a fiotti per le donne, oggetto di violenza, se persone che si macchiano di questi reati debbano essere rimessi in giro. Come ci cauteliamo?''.

 

La sentenza preoccupa anche perché è arrivata in un periodo carico di violenze sulle donne, oramai fuori controllo. Forse le pene andrebbero inasprite, senza nessun deterrente.

Daniela Vargiu

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Luglio 2010 11:27
 

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