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Cinema - Cinema
Scritto da maria lucia meloni   
Venerdì 20 Agosto 2010 19:50

Affascina, fa riflettere, inchioda allo schermo, a tratti fa rabbrividire, a momenti intenerisce. Tutto questo e molto altro si prova vedendo un film. Splice, diretto da Vincenzo Natali è una  pellicola che catapulta dentro un tunnel buio dell’animo umano, nel quale hanno scavato pensatori, filosofi, scrittori, artisti del cinema, ma anche scienziati e ricercatori: creare la vita in modo artificiale. La trama del film: due genetisti, marito e moglie, riescono a dare vita a due ibridi amorfi ottenuti da ricombinazioni geniche tra diversi tipi di esseri viventi animali e vegetali. Lo scopo è quello di arrivare alla selezione e all’isolamento di proteine utili all’umanità in campo medico. I due protagonisti, eccellenti biochimici che lavorano per una azienda del settore, si trovano però davanti a un bivio che è quello se portare avanti la ricerca con l’utilizzo di geni umani oppure fermarsi a un passo dal grande salto, che metterebbe in discussione tutte le basi della bioetica.  Clive ed Elsa, interpretati da Adrien Brody e Sarah Polley, spinti da un desiderio e da un impulso irrefrenabile di “provare a creare la vita” osano, tentano, incapaci di frenarne l’ambizione e i limiti imposti dalla bioetica e dalla legge; ricombinano geni umani e di varie specie di animali ed ecco che alla fine inseriscono in incubatrice un essere vivente.

Inizia così la storia di Dren, che “nascerà” in maniera drammatica e verrà nascosta alla vista di coloro che lavorano con Clive ed Elsa. L’essere, la “cosa”, diventa in breve tempo sempre più similare a un essere umano, ma di certo Dren non è un umana…  questa nuova creatura per la quale i due scienziati divengono dei simil-genitori, si comporterà in modo sempre più differente rispetto alle previsioni dei due protagonisti, in maniera sconcertante e sconvolgente manifesterà la propria non-umanità durante lo svolgersi della storia. Bravissima Delphine Chanéac la giovane attrice francese che impersona Dren, attraverso la sola mimica, gli sguardi, i gorgheggi ci fa capire tanto di quello che forse essa prova, percepisce, teme, brama… un’affascinante quanto inquietante creatura.

Dren nella prime fasi della sua crescita che si dimostrerà essere velocissima, svilupperà un attaccamento particolare verso Elsa grazie ad un naturale imprinting materno, in seguito durante quella che dovrebbe rappresentare la sua adolescenza invece  proverà le prime attrazioni sessuali verso Clive. Ma anche i due scienziati avranno atteggiamenti differenti nel corso dell’evolversi della storia: all’inizio Elsa vorrà mantenere in vita Dren contro la volontà di Clive, cercando forse di riversare nella creatura (nella costruzione della quale ha inserito i propri geni) quell’affetto materno che a lei è mancato; in seguito si accanirà contro la stessa Dren cercando di ridurla a puro esperimento, provando ad annullare l’aspetto “di essere vivente“ quando Dren non risponde ai suoi comandi e comincia a manifestare tratti della sua vera natura. La scena dell’amputazione della coda provvista di pungiglione mortale  esemplifica tutto ciò ed è tra le più crude e forti del film. Clive prima spaventato e scioccato dalla situazione invece in seguito viene quasi attratto da Dren, che cresce e prende consapevolezza di se stessa. Anche in questo caso le scene del ballo e del rapporto sessuale tra Clive e Dren  rendono alla perfezione il miscuglio di sensazioni, paure, desideri, dei protagonisti.

Dren ha un’indole caratterizzata da slanci di particolare dolcezza (le scene con il gatto) e anche lampi di violenza che all’inizio sono solo accennati, poi man mano diventano furia, ferocia, aggressività impressionanti. Infatti Dren cambia, si trasforma e agli spettatori viene proposto lo spettacolo delle modifiche di Dren, affascinanti e agghiaccianti nello stesso tempo. Sicuramente indovinata la scelta di un’attrice per impersonare la creatura: a Delphine Chanéac sono state innestate varie protesi, per rendere verosimili certe scene e il lavoro del trucco è stato davvero eccezionale. Molto buona anche la scelta della location dove si svolge la seconda parte del film, la fattoria abbandonata, in campagna, che appartiene a Elsa che ci viveva con sua madre, il vecchio fienile, la foresta innevata, le scene che si svolgono al buio o in penombra. Tutto il film è permeato da un’aura scura e tetra, che rappresenta al meglio anche la sensazione che lo spettatore prova durante la visione.

Domande inquietanti vengono portate all’attenzione del pubblico: sulla natura umana, sulla eventuale tendenza verso la sindrome dell’onnipotenza a cui l’uomo potrebbe arrivare, le cui conseguenze sarebbero controverse e potenzialmente disastrose. Il problema bioetico è di assoluta attualità e “Splice” è un ottimo modo per riaccendere la discussione sulle pratiche di manipolazione genica, se mai il dibattito si fosse sopito. Altra domanda che sorge vedendo il film è il cercare di capire dove iniziano e dove finiscono “l’umanità” e “la mostruosità”; cosa gli uomini sono capaci di fare, sin dove si possono spingere. Ancora una riflessione riguarda un impulso ingestibile per la creatura Dren: trovare la libertà, impulso comune anche all’essere umano.

Dren è stata creata, il fatto stesso di essere stata viva ha dato il via a tutta una serie di cambiamenti nella mente e nel modo di ragionare dei protagonisti e degli spettatori. La scienza avanza, le scoperte si susseguono, se però si oltrepassano limiti e barriere che potrebbero essere dettate dall’etica e dalla morale, piuttosto che dalle leggi o dalle regole, tutto cambia, anche la stessa natura umana può essere alterata. Il film si sarebbe potuto concludere in differenti modi, tutti plausibili. Vincenzo Natali ha scelto un finale particolare e l’ultima frase pronunciata da Elsa apre la strada a tante interpretazioni e comunque … “non potrebbe accadere nulla di peggio!”.

Maria Lucia Meloni

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Agosto 2010 16:27
 

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