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Scuola: disagio o strumentalizzazione? PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Flavia Attardi   
Giovedì 02 Settembre 2010 00:00

In un clima di forte tensione sociale, il ministro Gelmini ha esposto oggi a Palazzo Chigi le novità per l’anno scolastico che sta per essere inaugurato. Stando a quanto riportato sul numero di oggi del Sole 24 Ore, sarebbero diecimila in meno i posti a disposizione dei precari che contestano in maniera decisa la riforma voluta dal governo. A poco sono valsi finora gli scioperi della fame e i sit-in: Maria Stella Gelmini è sicura del suo e spiega che i precari  “Protestano senza ancora essere stati esclusi. Una protesta legittima ma non motivata. Non si tratta di persone che sono state licenziate, presumono di non avere un posto di lavoro, ma il ministero non ha ancora completato le operazioni”. Il ministro va oltre e sfida coloro che preferiranno l’indennità di disoccupazione agli accordi regionali. Come se non bastasse ad agitare gli animi, la Gelmini arriva al paradosso di questa frase battuta dalle agenzie di stampa nazionali: ai precari “va la massima solidarietà, anche in maniera completa”. Lecito pensare che le parole del ministro siano state male interpretate o citate fuori contesto perché dette così suonano una presa in giro bella e buona.

La Gelmini fa bene ad evidenziare che le risorse sono limitate e che la mole di precari ereditata dalle precedenti gestioni del Ministero dell’Istruzione è tale da imporre misure estreme. Quello però di cui l’attuale ministro di un settore chiave per lo sviluppo della nostra nazione dovrebbe tener conto è che in quest’Italia i posti di lavoro valgono oro. Non è questione di strumentalizzare a fini politici il disagio dei precari, degli operai della FIAT e di tutte quelle aziende che perdono pezzi per strada e ristrutturano lasciando a casa i dipendenti: è che questo disagio è diventato insostenibile e la gente, privata di prospettive, reagisce come può. Gli insegnanti precari lottano per poche cattedre e per poche ore. Non tutti hanno scelto l’insegnamento per vocazione perché di questi tempi seguire le inclinazioni personali è cosa da ricchi e non c’è nulla di scandaloso nell’ammettere che tanti puntano allo stipendio, purché sia.

Se la colpa non è tutta di Maria Stella Gelmini, perlomeno non quella degli altri settori in emergenza, il ministro non può far finta di atterrare da Marte e prescindere dal contesto disperante del lavoro in Italia. Sempre sul Sole 24 Ore di oggi, in prima pagina, un editoriale metteva in evidenza la drammaticità della situazione: “In Italia il 37,8% delle persone censite dalle statistiche ufficiali ormai è inattivo, vale a dire non cerca nemmeno un impiego. Le donne soprattutto: una su due lascia perdere quasi subito la ricerca di un’occupazione che non arriva mai. E a volte, quando arriva, non è compatibile con i compiti di cura familiare data l’esiguità delle politiche pubbliche di supporto alla famiglia”. Non c’è certo di che stare allegri.

Si dice che le nomine saranno per un docente precario su due. La Gelmini non può farsi carico di tutto il disagio in Italia ma almeno quelli della scuola e dell’università le competono per diritto e per dovere. Non aiuta che il ministro si mostri infastidita e alzi toni del conflitto; occorre piuttosto cercare in ogni modo soluzioni per stabilizzare i precari e puntare alla qualità dell’insegnamento precario e secondario prima che l’Italia perda anche le ultime briciole di futuro.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 15:19
 

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