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Picchiare la moglie è permesso (ma solo quando si rifiuta di fare sesso con suo marito) PDF Stampa E-mail
Sociale - Sociale
Scritto da Marco Mura   
Martedì 19 Ottobre 2010 09:22

È quanto si evince con grande chiarezza dall’ intervista, del 4 febbraio 2010, della Tv egiziana Al-Nas al clerico, anch’egli egiziano, Sa’d Arafat. Il filmato in Arabo e sottotitolato in Inglese, è solo uno delle migliaia che costituiscono l’archivio del Menri. L’intervistato da buon “educatore” mostra la tendenza ad essere ripetitivo e ridondante nella esposizione dei concetti ma è ugualmente molto chiaro. Con la severa bonarietà di chi possiede l’illuminazione, illustra con grande semplicità quali sono i rigidi limiti che l’Islam pone al fenomeno tanto vituperato del “wife beating” senza peraltro proibirlo del tutto.

  L’intervista: 

Al-Nas:           «Ci credereste? Le donne europee di questi tempi desiderano un marito che sia per loro come un tutore. Vorrei fornire ai nostri telespettatori alcune statistiche: il 90% delle donne britanniche non vuole sposare un uomo debole che nel momento in cui si presenta un problema si sieda e pianga. Esse dicono: “un uomo così sembra una donna. Noi vogliamo un uomo virile”.

Quella di consentire agli uomini di picchiare le mogli è una delle accuse gravi che vengono mosse contro l’islam.

Esaminiamo questo problema punto per punto»

 

Sa’d Arafat     «Allah ha onorato le mogli istituendo la punizione per mezzo delle bastonate»

 

Al-Nas:           «Le ha onorate con le bastonate? Come è possibile?»

 

Sa’d Arafat     «Il profeta Maometto disse “non picchiarla sul viso e non renderla brutta”

Vedete come essa viene onorata. Se il marito picchia sua moglie egli non deve picchiarla sul viso, e anche quando lui la picchia non la deve maledire. Questo è straordinario! Egli la picchia al fine di darle disciplina. E in aggiunta: non devono essere dati più di dieci colpi, e egli non le deve rompere delle ossa, non la deve ferire, né romperle i denti né cavarle gli occhi.

Esiste un galateo del picchiare.

Se egli picchia per disciplinarla, non deve alzare in alto la sua mano.

Egli deve picchiarla all’altezza del busto.

Tutte queste cose onorano la donna.

Ella ha bisogno di essere disciplinata.

Come dovrebbe il marito disciplinarla?

Mediante gli avvertimenti.

Se lei non si dissuade, egli dovrebbe rifiutare di condividere il letto con lei.

Se lei non si pente egli dovrebbe picchiarla ma per picchiarla ci sono delle regole.

È proibito picchiarla in faccia e renderla brutta. Quando la picchi non la devi maledire. L’islam lo proibisce»

 

Al-Nas:           «Come la dovrebbe picchiare? A mani nude o con un bastone?»

 

Sa’d Arafat     «Se lui la picchia i colpi non dovrebbero essere forti e non dovrebbero lasciare segni. Egli può picchiarla con un bastone corto.

Egli deve evitare di colpirla in faccia o in punti della testa dove fa male. I colpi dovrebbero essere dati sul corpo e non uno dietro l’altro.

Queste sono le scelte che devono esser fatte durante il la punizione ma picchiare è consentito solo come ultima risorsa.

L’onore alle mogli nell’islam è evidente anche nel fatto che la punizione corporale è possibile in un caso soltanto: quando lei si rifiuta di dormire con suo marito»

 

Al-Nas:           «Quando lei si rifiuta di dormire con lui?»

 

Sa’d Arafat:    «Si perché cos’ altro potrebbe fare il marito?

Egli la vuole ma lei si rifiuta.

Egli dovrebbe cominciare con avvertimenti e minacce»

 

Al-Nas:           «Mi permetta di ripetere questa cosa: un uomo non può picchiare sua moglie…»

 

Sa’d Arafat     «non per motivi legati al cibo o alle bevande…

Picchiare è permesso solo nel caso che abbiamo detto, in cui il marito non può farne a meno».

 

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) fondato  nel febbraio 1998, per informare  e alimentare il dibattito sulla politica statunitense in Medio Oriente, esplora e monitora il “Middle East” attraverso i media che operano nella regione. L’Istituto è un'organizzazione indipendente, apartitica, senza scopo di lucro.

Il progetto Memri TV segue quotidianamente oltre 100 canali tv arabi e farsi 24 ore al giorno e si pone come obiettivo quello di colmare il gap linguistico che esiste tra l'Occidente e il Medio Oriente, fornendo non solo traduzioni tempestive di arabo, persiano, urdu-pashtu e media turchi, ma anche approfondite analisi dal punto di vista culturale, politico, ideologico, intellettuale, sociale, e seguendo da vicino le tendenze religiose in Medio Oriente.

Il quartier generale del Memri si trova a Washington, DC con filiali a Londra, Roma, Gerusalemme, Baghdad, Shanghai e Tokyo.

Le traduzioni vengono fornite in inglese, francese, spagnolo, tedesco, italiano, polacco, russo, cinese, giapponese ed ebraico. MEMRI.org attualmente costituisce una delle risorse più ampiamente credibili, autorevoli e utilizzate on-line sul Medio Oriente.

Si tratta di un importante strumento di diffusione: fornendo libera traduzione di notizie dal mondo arabo e musulmano apre una finestra altrettanto importante su una cultura che resterebbe inutilmente “inesplorata” per la stragrande maggioranza degli occidentali.

Sul sito di Memri si possono visionare oltre 2.000 documenti. Di fatto, l’Istituto mantiene il più grande archivio al mondo di ricerca dei materiali tradotti in arabo, persiano, turco e urdu del decennio. Il MEMRI TV Project possiede il più grande archivio al mondo di filmati tradotti tratti da produzioni televisive arabe e iraniane. Il progetto ha finora prodotto oltre 1.500 clip, per un totale di oltre 14.000 ore di riprese. MEMRI TV è vista in 197 paesi in tutto il mondo, e ad oggi oltre 20 milioni di visitatori hanno avuto accesso al sito.

Lo scorso anno Memri, nell’ambito di un progetto riguardante lo studio della Jihad e del terrorismo attraverso i media, ha cominciato a seguire i siti web islamici. Lo scopo è quello di tenere informato il pubblico occidentale sul fenomeno, sempre crescente, di siti jihadisti su Internet, che vengono utilizzati dalle organizzazioni terroristiche e i loro sostenitori per diffondere il loro messaggio estremista, per raccogliere finanziamenti e reclutare attivisti e proseliti.

 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Ottobre 2010 11:01
 

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