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1°Dicembre: tutto il mondo contro l’Aids PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 01 Dicembre 2010 13:18

Nonostante i passi da gigante fatti dalla scienza nel campo della prevenzione e delle terapie  soltanto nell’ultimo decennio, ancora molto rimane da fare per combattere una delle epidemie globali più devastanti: l’Aids. La diagnosi del primo caso risale al lontano 1° Dicembre del 1981 e da allora ogni anno si celebra questa triste ricorrenza con una giornata mondiale dedicata alla consapevolezza. Sono ancora tantissime, infatti, le persone che sottovalutano i rischi dell’infezione da Hiv, sottoponendosi a rapporti sessuali non protetti, o che scoprono di avere il virus solo quando la malattia è conclamata. L’idea di una giornata mondiale nasce quindi proprio dalla necessità di accrescere o costruire, laddove manca, la coscienza di un problema che ha assunto ormai dimensioni planetarie. Diritti umani, accesso universale a prevenzione, cure e trattamenti, sono i temi principali di questa nuova edizione della campagna mondiale contro l’Aids che ha come slogan “Lights for Rights (Luce sui Diritti).

I dati presentati dagli esperti e dalle associazioni che ogni giorno combattono contro l’Aids sono abbastanza incoraggianti: dal 1999 ad oggi le nuove contaminazioni sono diminuite di un quinto (il 19%) raggiungendo i 2,6 milioni nel 2009. Una calo che secondo l’agenzia Onusida (agenzia dell’Onu che si occupa della malattia) starebbe a testimoniare l’efficacia delle nuove cure e dei sistemi di prevenzione. Nonostante, infatti, il numero delle vittime a causa del virus sia ancora altissimo-2 milioni di persone soltanto l’anno scorso- la lotta contro l’Aids può vantare anche dei discreti successi: grazie all’ampliamento dell’accesso alle cure, oltre 5,2 milioni di abitanti dei paesi in via di sviluppo ad esempio hanno avuto diritto alle cure retrovirali nel 2009 contro le 700.000 del 2004.

Sicuramente si tratta di risultati importanti ma questo non deve autorizzare la comunità internazionale ad abbassare la guardia: ogni giorno migliaia di bambini contraggono il virus, attraverso la trasmissione da madre a figlio, e l’Aids continua ad essere una delle maggiori cause di mortalità tra le donne in età riproduttiva. L’arma migliore rimane dunque la prevenzione e in questo senso anche l’Italia ha dimostrato di impegnarsi sia come governo sia come classe politica: lo studio sul vaccino terapeutico che in questi giorni ha fatto molto discutere suscitando non pochi dubbi etici è e rimane, nonostante le polemiche, uno dei più importanti contributi della ricerca italiana a livello mondiale. Un paese, l’Italia, in cui il virus dell’Hiv infetta ancora una persona ogni due ore ma dove il numero di persone malate di Aids comincia lentamente a decrescere: è questo il quadro che emerge dai dati presentati dal Ministero della salute e dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Rispetto a vent’anni fa le infezioni, infatti, si sono ridotte notevolmente, ma  è molto più elevato il numero dei sieropositivi grazie all’efficacia delle cure: oggi i sieropositivi sono 150.000, mentre i malati di Aids sono 22.000. Nella maggior parte dei casi, inoltre, i cittadini che hanno contratto il virus non sono di nazionalità italiana e la malattia si diffonde prevalentemente nel Centro Nord. Un altro dato rilevante riguarda la costruzione dell’identikit del malato che negli ultimi anni sembra essere cambiato: in linea di massima si tratta di maschi, eterosessuali e quarantenni. Secondo i dati dell’Iss, infatti, è aumentata l’età media nella quale si contrae l’infezione: 39 per gli uomini e 35 per le donne. Rimane invariata invece la principale via di trasmissione del virus: il rapporto sessuale non protetto che continua a non essere percepito come fattore di rischio anche tra le persone adulte.

Nel frattempo però non dobbiamo dimenticare che grazie ai farmaci è stato possibile prevenire l’insorgere di nuove infezioni, il cui calo a partire dalla fine degli anni ‘80 si è man mano stabilizzato. “Oggi rispetto a quindici anni fa ogni anno nel nostro paese si ammalano 4.000 persone in meno- ha assicurato il presidente dell’Iss Enrico Garaci- e non è un risultato da poco perché frutto della ricerca, ma anche dell’accesso ai farmaci garantito dal nostro servizio sanitario nazionale.”

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Dicembre 2010 18:46
 

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