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Trovato ”anello mancante” dell'evoluzione scimmia-uomo PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da maria lucia meloni   
Martedì 06 Aprile 2010 01:00

Sudafrica. E’ stato ritrovato uno scheletro di un bimbo risalente a due milioni di anni fa: sarebbe la prova della reale discendenza dell’Homo Habilis (progenitore dell’uomo moderno) dall’australopiteco, il cosiddetto “anello mancante” nello studio dell’evoluzione dell’uomo. Vediamo di fare anche cronologicamente un po’ di chiarezza su questo cosiddetto “anello mancante” che ora sembra essere stato trovato. Circa 4 milioni di anni fa era presente in Africa una specie ominide detta “Australopiteco”. Si passa poi a circa 2,5  milioni di anni fa per incontrare nella scala evolutiva umana l’“Homo Habilis”.

Lo scheletro di bambino ritrovato in questi giorni scorsi, che sarà presentato con probabilità giovedì 8 aprile, si colloca evolutivamente e temporalmente tra le due specie suddette, andando a colmare un “vuoto” che tanti antropologi evidenziarono nello studio dell’evoluzione umana.

Il ritrovamento è avvenuto da parte del sudafricano Lee Berger dell’Università di Witwatersrand di Johannesburg, nella caverna di Malacapa, nell’area sudafricana di Sterkfontein. Il sito è catalogato come “Patrimonio dell’umanità” dall’Unesco e la zona è soprannominata “culla dell’umanità”. La notizia è stata data dal Daily Mail di Londra. Da quanto riportato dal giornale britannico, coloro che avrebbero già visionato lo scheletro, parlano di caratteristiche presenti nello stesso che lo classificherebbero come Homo Habilis.  Altre parti di scheletro, ossa sparse, erano già state ritrovate (nello stesso sito, con quella datazione e quelle caratteristiche che classificano lo scheletro “bambino”), ma è stato straordinario recuperare un intero resto di quello che sarebbe stato un nostro antenato, vecchio di due milioni di anni, completo, con teschio, mandibola, colonna  vertebrale, bacino e ossa pelviche, arti superiori e inferiori e estremità , mani e piedi tutti attaccati tra loro. La presenza di uno scheletro così ben conservato sarebbe dovuta al fatto che è stato ritrovato in una cava di calcare che si ritiene abbia riparato i resti dagli elementi naturali e li abbia preservati intatti.

Lo studio approfondito di parti ossee quali la colonna e le estremità,  ci potrà dare informazioni sulla stazione eretta o meno che il nostro antenato avrebbe potuto assumere. In realtà il famoso “anello mancante” era proprio quello che “saltava” il periodo evolutivo nel quale gli ominidi iniziarono a camminare reggendosi sugli arti inferiori. L’analisi delle ossa delle mani poi  potrebbe invece fornire il primo indizio in merito a quando gli esseri umani abbiamo imparato la capacità di tenere i primi attrezzi in pietra.

Maria Lucia Meloni

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Aprile 2010 09:26
 

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