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Happening di Marco Ravasio a Cagliari PDF Stampa E-mail
Le interviste - Le interviste
Scritto da Marco Mura   
Mercoledì 05 Gennaio 2011 14:03

È lo stesso Ravasio a definire così il concerto che ha tenuto ieri sera a Cagliari nella chiesa di Sant’Anna. L’evento organizzato dall’Associazione Leonardo da Vinci di Quartu si intitolava “Vivaldi e…dintorni”. L’acustica della chiesa non è stata certo di aiuto ma, con l’accompagnamento al clavicembalo di Andrea Sarigu, il maestro Ravasio e il suo violoncello, un Guarnieri del Gesù del 1744 capace di sonorità calde e passionali, hanno deliziato il pubblico per circa un’ora, offrendo emozioni, eseguendo con passione, come da par loro, brani di Giovanni Valentini, Giovan Battista Pergolesi, Benedetto Marcello, Antonio Vivaldi e Luigi Boccherini.  Un programma di tutto rispetto per un concerto e un artista di fama internazionale che avrebbero meritato ben altri spazi. Quasi per niente pubblicizzato, se si escludono le poche locandine affisse per le vie principali della città, l’incontro musicale è stato, anche nelle parole del famoso violoncellista, un successo. Dopo l’esibizione il grande musicista, affabile come sempre, ha gentilmente acconsentito a rispondere ad alcune domande: 

D24N: un concerto praticamente estemporaneo. Le locandine sono comparse soltanto un giorno prima. Di chi è questa scelta? O è stata una necessità?


M.R.:   «È un happening. È interessante organizzare cose per “ieri”. Non trova?» 

D24N: Direi proprio di si. Poco fa,  Maestro, lei ha detto che la musica è intimità. Oggi è stato così? 

M.R.:   «Non è stata una riunione per pochi intimi se è quello che intende. Per il genere di musica che abbiamo suonato, questa chiesa, piena a metà, potrei dire che rasenta il “pieno”. Mi è capitato di vedere più gente sul palco che in sala nella mia vita. Quello di stasera è un risultato assolutamente ragguardevole, degno di rispetto.» 

D24N: Il concerto, e non poteva essere diversamente, per chi ama il genere è stato sicuramente bello, appagante e per di più gratuito. Mi sarei aspettato di vedere la chiesa gremita di gente, d’altronde, a suonare c’era Marco Ravasio. 

M.R.:   «Era insperato il pubblico di stasera. Io ne so qualcosa. Quelli che cantano fuori dal coro, gli outsider hanno una vita durissima. Infatti, io lavoro più “fuori che dentro”. Insegno persino al conservatorio di Genova, dopo trent’anni di Cagliari, proprio per dire “Cambiamo!!!”.» 

D24N: Dai teatri più importanti a Sant’Anna dunque…


M.R.:   «Si certo. Io ho visto il Lincoln Center, il Coliseum di Londra…l’altro giorno sono stato a Suelli e questa sera sono nella chiesa di Sant’Anna.» 

D24N: L’anno scorso chiesi a un suo collega che suona nell’orchestra di Ennio Morricone: “cosa resta, dopo tanti anni di concerti nelle più famose sale del mondo? C’è sempre emozione nel proporsi al pubblico? Oppure la passione primigenia, quella che ha mosso tutto, ha acquisito un aspetto routinario?”. La risposta  fu “resta solo un grande sforzo intellettuale”. Maestro Ravasio, anche per lei è lo stesso? 

M.R.:   «Io? Io mi emoziono ancora! Io perdo dieci anni di vita a ogni concerto. Perché metto tutto là dove sono. Lascio tutto me stesso lì dove mi trovo!» 

D24N: Sarebbe inutile provare a sostenere il contrario, è evidente che è vero… 

M.R.:   «Ecco! Senza rete! Quello che succede, succede. Mi prendo dei rischi. Molti di più di quelli che si prendono gli altri e sa perché? Perché ne vale assolutamente la pena! Un esempio? ...ci troviamo in una chiesa in cui c’è una acustica per la quale chiunque altro avrebbe detto “scusate, lasciamo stare, oggi non si può fare perché qui non  riusciamo a sentir niente”. Io credo, e ne sono convinto, che ne sia valsa comunque la pena.» 

D24N: A parte l’appuntamento di domani, nella Cattedrale di Cagliari, quando avremo modo di rivederla e di riascoltarla? 

M.R.:   «Dopo il concerto di domani seguirà un lungo periodo di oblio.»   

D24N: Questo sarebbe davvero un peccato… 

M.R.:   «Non ci sono altri appuntamenti. Dopodomani c’è il nulla ma abbiamo imparato a capire che si materializzano “cose”, dall’oggi al domani. Io non ho un blog dove dare appuntamenti ai miei “fans”, io non vivo nel culto di me stesso. Io vivo al servizio della musica. Se qualcuno lo sa e si fa trovare mi fa piacere e oggi, le assicuro, che per il pubblico che c’è per questa musica erano in tanti. A meno che non si tratti di una rassegna “timbrata” dai soliti nomi, per le cose estemporanee, come quella di questa sera, c’è sempre il rischio che vada buca.» 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Gennaio 2011 18:53
 

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