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La vittoria del Bene sul Male? Morte dello sceicco del terrore PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 04 Maggio 2011 00:00

Un terrorista islamico, reo di aver organizzato il più grande attentato della storia mondiale all'Occidente, ricercato numero uno al mondo, dopo più di vent'anni di fughe viene ucciso in un blitz lampo nel suo rifugio. Il corpo di costui l'hanno visto solo i responsabili del blitz. È stato gettato in mare, come il rito islamico prevede, si dice. Era armato ed è stato ucciso, si dice. No, non era armato ma ha usato come scudo umano una delle sue mogli per opporsi alla cattura, si dice poi. Una foto viaggia sulla rete: il suo volto, un proiettile sulla testa. Non è lui: è un montaggio. Verranno mostrate solo alcune foto. No, non verrà mostrata nessuna foto per non offendere il popolo islamico e aizzare la folla contro l'Occidente. E ancora, un giornalista (tale Jamal Ismail) afferma all'Ansa che il terrorista è morto prima, di malattia, gliel'ha detto il suo medico. E infine, delle ultime ore, "Il sangue dello sceicco santo guerriero non sarà sprecato, è prezioso per noi e per tutti i musulmani.

Noi resteremo una maledizione per gli americani e per i loro agenti, li seguiremo dentro e fuori i loro Paesi", è un comunicato pubblico della rete creata dal terrorista. Il mondo tira un sospiro di sollievo: allora è morto veramente. Sembra la trama di un romanzo giallo, ma è la realtà. Complicata, contraddittoria, insondabile nella sua profonda verità. Ma la realtà.Il 2 Maggio 2011 Bin Laden è stato ucciso in un blitz dell'unità Navy Seals (forze speciali della marina statunitense), ad Abbottabad, in un residence - nascondiglio, non lontano dalla capitale pakistana Islamabad. Un'operazione di intelligence seguita in diretta dal presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama. Bin Laden è stato spiato, intercettato, studiato per mesi prima di arrivare alla sua cattura. Quattordici minuti – questa la durata del blitz – e “lo sceicco del terrore” non potrà più compiere altri attentati, uccidere civili, assoldare fanatici alla volta della Jihad, la guerra santa.

Non lui, materialmente, ma in suo nome e di quella guerra a noi tanto oscura quanto spaventosa, il sangue continuerà a scorrere. Verranno prese tutte le misure di sicurezza possibile. Al Quaeda avrà un altro leader. Si combatterà con mezzi ancora più sofisticati. Ma, se c'è una certezza, è che Oriente e Occidente continueranno a scontrarsi, al di là di qualunque “primavera araba”. Lo dimostrano le manifestazioni che tuttora si svolgono nelle piazze del Pakistan con bandiere Usa bruciate. Lo dimostra l'inno “Lunga vita a Osama” che sentiamo in questi giorni. Lo dimostra il nostro stesso lessico. Bipartisan, in Italia come nel mondo, è stata l'affermazione che quanto successo il 2 Maggio è una vittoria del Bene sul Male. Se ancora, dopo dieci anni dal sanguinoso attentato alle Torri Gemelle, parliamo di Bene e Male arrogandoci il diritto di decidere cosa sia Bene e Male allora noi non abbiamo vinto nulla. Allora, ancora, non abbiamo capito – o vogliamo far finta di non capire- che l'assolutismo, le definizioni demagogiche e semplicistiche, non servono a nessuno, tanto meno a noi.

 

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Maggio 2011 15:57
 

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