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Il lupo e il cielo spinato al Teatro Massimo di Cagliari PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Sabato 29 Gennaio 2011 00:00

Suggestiva e a tratti surreale, la rappresentazione teatrale per una voce sola di Francesca Falchi messa in scena al Teatro Massimo di Cagliari per la giornata della memoria, produzione Fueddu e Gestu. Etty Hillesum non è Anna Frank, non è un simbolo per gli ebrei, anzi, come ha spiegato l'attrice cagliaritana e ideatrice e protagonista de “Il lupo e il cielo spinato”, crea talmente tanto imbarazzo nella comunità ebraica che nessuno dei suoi membri finora ha presenziato alla rappresentazione, nonostante i ripetuti inviti dell'autrice.

Infatti Etty, il cui vero nome è Esther, è un ebrea che vive ad Amsterdam durante la seconda guerra mondiale, e a soli 27 anni compirà l'estremo sacrificio che un essere umano all'epoca potesse compiere: si autodeporterà nel campo di lavoro di Westerbork, ultima fermata prima di Auschwitz, perché lei, membra del Consiglio ebraico, capirà che lo stesso Consiglio era diventata la mano attraverso cui i tedeschi sceglievano le vittime del loro sterminio. Lei, lucida testimone del suo tempo, indefessa analizzatrice della sua e altrui psiche, sceglierà di non far andare un'altra qualunque persona al suo posto, ma condannarsi a morte da sola per “morire con la sua parte migliore incorrotta”.

“Il lupo e il cielo spinato. La favola nera di Esther H” è frutto di un intenso lavoro di due anni sui diari di Etty Hillesum: otto quaderni ricoperti da una scrittura minutissima che raccontano la vita dell'autrice in un periodo di due anni, 1941 e 1942, nei quali si assiste alla crescita morale e spirituale di questa donna, convertita a una spiritualità più new age che cristiana; una donna curiosa, Etty, amante della natura, laureata prima in giurisprudenza, e poi iscritta presso la facoltà di Lingue Slave, amante della psicologia, innamorata di Julius Spier, il fondatore della psicochirologia, bulimica, in un rapporto conflittuale con la madre. Una donna moderna insomma, con tutte le contraddizioni che ne conseguono. Ma soprattutto coraggiosa, che pur potendosi salvare, infatti gli amici stessi si erano proposti di farla fuggire da Westerbork e addirittura l'avevano rapita per farlo, non l'ha fatto ed è morta nel campo di concentramento di Auschwitz.

“Il lupo e il cielo spinato”, le cui scene sono costituite da installazioni di Fabiola Ledda, porta in scena i “dettagli mortali”, pochi oggetti simbolo che vengono sfruttate dall'attrice per il suo monologante racconto dalla voce dei diari di Etty. Una brocca d'acqua per le abluzioni che Etty faceva punendosi del suo rapporto con il cibo, una tavola per l'unione familiare, un sacco di scarpe per simboleggiare il periodo nel campo di lavoro. “Dettagli mortali. Controllare le cose. Custodirle. Il mondo diventa mio per sempre nelle pagine ferite dall'inchiostro” dice Etty sulla scena del Teatro Massimo. Si cambia d'abito numerose volte Francesca Falchi, sullo stesso palco, come una farfalla che diventa bruco in un'evoluzione inversa, il vestito di Etty da mantello alla Cappuccetto Rosso arriverà, attraverso vari stadi, alla scarna tunica bianca del martirio, con tanto di capelli rasati da parte dell'attrice.

“Vivendo la morte con gioia celebro la vita che mi e ci resta” dice l'autrice olandese. E Francesca Falchi, nel suo spettacolo celebra la vita di questa ragazza ebrea, paradigma di idealismo e moralità.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Maggio 2011 16:35
 

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