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Occhio ai cibi grassi: da oggi scoperta nuova dipendenza. PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 06 Luglio 2011 10:27

Che sia al cinema o davanti alla tv, in macchina o in fila al supermercato non ci accorgiamo neppure delle quantità industriali di schifezze, dolci o salate non importa, che ogni giorno ingurgitiamo per calmare la fame o anche soltanto per combattere la noia. Il problema è che oltre ai ben noti problemi di linea, questo cosiddetto cibo spazzatura (junk food) avrebbe anche un ben più pericoloso effetto drogante, creando cioè una vera e propria dipendenza in chi li consuma. A denunciarlo i risultati di una scoperta scientifica che arrivata direttamente dagli Stati Uniti, più precisamente dall’Università della California (Irvine), è frutto però del lavoro di un team di ricercatori guidato dallo scienziato italiano Daniele Piomelli. Secondo gli autori dello studio, infatti, sarebbe proprio in virtù di una complessa reazione chimica, molto simile a quella prodotta nel nostro organismo dalle sostanze stupefacenti, che aperto un pacchetto di chips non riusciamo più fermarci fintantoché non le abbiamo mangiate tutte. Non certo una questione di gusto o di piacere dunque ma di un più sorprendente meccanismo biologico che, inibendo la nostra capacità di reprimere il desiderio, spiegherebbe così la tendenza ad ingerire continuamente cibi grassi una volta cominciato.

Se negli ultimi tempi quindi avete fatto incetta di patatine e dolciumi, consolatevi e smettetela di addossarvi tute le colpe: come rivela lo studio pubblicato in questi giorni sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) da Daniele Piomelli è tutta una questione di chimica e cervello. Dai test effettuati risulta chiaro, infatti, come i grassi siano in comunicazione diretta con il nostro cervello arrivando persino a condizionarne la sensazione di fame, attraverso il rilascio di droghe naturali. Ma cosa accade esattamente? A parere degli esperti tutto avrebbe inizio dalla lingua: quando una sostanza grassa viene ingerita, genera un segnale di feedback positivo che viaggia verso il cervello e, successivamente, attraverso il nervo vago, arriva all’intestino dove stimola la produzione di endocannabinoidi. E sarebbero proprio  queste sostanze, prodotte naturalmente dal corpo umano, a giocare un ruolo determinante nell’assunzione dei cibi grassi agendo direttamente su quegli ormoni che regolano il senso della fame e della sazietà.  

“Sicuramente in termini evolutivi - spiega Piomelli – l’esistenza di questo meccanismo è stata molto importante per l’adattamento e la sopravvivenza dei mammiferi, in quanto i cibi grassi rappresentano un’importante e primaria fonte di energia. Oggi però non è più così sia perché nell’ambiente, in cui viviamo,  abbiamo a disposizione tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno, sia perché lo sforzo fisico, a cui siamo sottoposti, è molto minore rispetto al passato”. Detto questo si capisce perché questo meccanismo così necessario nel passato sia diventato con il tempo causa di sovrappeso, obesità e altre patologie come il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori. Ma niente paura, scoperto il male trovata anche la cura: gli studiosi hanno infatti messo a punto una terapia che, bloccando l’attivazione degli endocannabinoidi, diminuirebbe di conseguenza anche il bisogno di ingestione dei grassi. Scoperta i cui risvolti positivi si estendono anche alle ricerche sull’obesità, aprendo nuovi possibili scenari sulle cure da destinare a questa terribile malattia:  ''Oggi, le soluzioni contro l’obesità – continua lo studioso - non sono molte e, comunque, sono piuttosto invasive o hanno degli effetti collaterali decisamente importanti. La possibilità di inibire a livello locale, e non centrale, il desiderio di ingerire i grassi sarebbe un grandissimo passo avanti, con innumerevoli vantaggi per la salute del paziente''.

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Luglio 2011 17:56
 

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