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Halloween tra modernità e tradizione PDF Stampa E-mail
Moda e tendenze - Moda e tendenze
Scritto da Margherita Sanna   
Martedì 01 Novembre 2011 18:42

Fa discutere. Respinge. Attrae. Accende l’eterna polemica tra Chiesa e società. Ma comunque si festeggia, sempre di più. È Halloween, la festa importata dall’America, che oramai molti italiani festeggiano il 31 Ottobre. La nascita della festività si fa risalire alla festa celtica chiamata “Notte di Samhain”, tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre, nella quale si celebrava la fine della stagione calda e l’inizio della stagione fredda. Secondo i Celti Samhain, il Signore della Morte e Principe delle Tenebre, chiamava a sé tutti gli spiriti, e in quella notte, di sospensione di leggi spazio – temporali, mondo dei viventi e dei morti si sarebbero uniti. La stessa tradizione di travestirsi deriverebbe proprio dal “rimedio”, escogitato dai Celti per spaventare gli spiriti, di travestirsi con le pelli degli animali. Ma innumerevoli sono i riti pagani che si collegano a questa notte. Bizzarra tuttavia l’origine del termine: cattolica. Infatti la parola Halloween, attestata per la prima volta nel XVI sec., rappresenta la contrazione della parola “All Hallows Eve”, con la quale si indicava la notte prima di “Tutti i Santi”. Bisogna ricordare a proposito di questa suggestiva origine linguistica, che nell’835 Papa Gregorio, per sradicare i culti pagani, spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 Maggio al 1 Novembre. E ancor oggi, nonostante gli innumerevoli ammonimenti da parte del mondo cattolico, la festa persiste. La Chiesa Protestante ci convive pacificamente, reputandola un momento di gioco e divertimento per i bambini; ma quella Cattolica di Roma continua a vedere in Halloween un pericolo, lo stesso arcivescovo di Torino, Cesare Noviglia, domenica pomeriggio, durante la messa ha affermato: «La prossima festa dei Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, tanto care alla tradizione anche familiare del popolo cristiano, da anni sono contaminate da Halloween. Mi auguro che i genitori e gli educatori rigettino l'illusione che questa festa importata dagli Stati Uniti sia, tutto sommato, una carnevalata allegra e innocua, che non lascia traccia. E comprendano invece il rischio che comporta l'assecondare una festa che fa dello spiritismo e del senso del macabro il suo centro ispiratore. Tale festa non ha nulla a che vedere con la visione cristiana della vita e della morte; e il fatto che si tenga in prossimità delle feste dei Santi e del suffragio ai defunti rischia sul piano educativo di snaturarne il messaggio spirituale, religioso, umano e sociale che questi momenti forti della fede cristiana portano con sé».

 

 

Ma anche noi sardi abbiamo il nostro Halloween, di tradizione antichissima, e tutt’ora vivo. Assume terminologie diverse a seconda del luogo, ma è comunque la festa nella quale si celebrano i morti, si imbandiscono le tavole anche per i defunti, e si va persino in pellegrinaggio di casa in casa. Halloween nell’Isola diventa: Is Animeddas e Is Panixeddas nel sud della Sardegna, Su’ene ‘e sas anima o Su Mortu Mortu nel nuorese, Su Prugadoriu in Ogliastra, etc.. E la formula dolcetto o scherzetto: seus benius po is animeddas, mi das fait po praxeri is animeddas, seu su mortu mortu, carki cosa po sas ànimas, peti cocone, T'zia Maria, mi dhu ona su prugadoriu?

A Seui, comune dell’Ogliastra, “Su Prugadoriu” è una vera e propria manifestazione popolare di 3 giorni, dal 30 Ottobre al 1 Novembre, nella quale sono state organizzate sfilate, mostre, proiezioni di film sardi, rappresentazioni teatrali. Promossa dal Comune di Seui e dalla Regione Sardegna, “Su Prugadoriu” ha raggiunto numerosi consensi, per la sua capacità di raccontare la tradizione seuese, e allo stesso tempo dar spazio ad altri artisti, come Salvatore Mereu, che domenica ha presentato il suo film “Tajabòne”, o come il fumettista sardo Manuele Mureddu, il cui incontro si è tenuto ieri, lunedì 31 Ottobre. Un modo dunque, interessante e arricchente di vivere la propria sardità senza farsi schiacciare dalla globalizzazione, anzi traendone spunto per dare nuova linfa vitale alle proprie tradizioni. Perché diventare cittadini del mondo non significa smettere di essere sardi.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Novembre 2011 18:48
 

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