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La condanna a morte del volto presentabile del regime di Saddam PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 27 Ottobre 2010 00:00

 

Ieri l’Alta Corte Penale di Baghdad ha condannato a morte Tareq Aziz, ex Ministro degli Esteri e Vice Primo Ministro del governo di Saddam Hussein in Iraq. È stato definito “il volto presentabile” del regime di Saddam, capace di intrattenere relazioni diplomatiche con le maggior autorità estere. Cristiano e cattolico di fede caldea, l’unico nel regime di Saddam, laureato in lingua e letteratura inglese, giornalista, Aziz ha ricoperto il suo primo ruolo politico di Ministro degli Esteri nel 1983, senza mai far interferire la sua fede cristiana con i dogmi del regime, infatti non fece mai nulla in favore del cristianesimo, né si oppose di fronte all’introduzione del Corano nelle scuole. Saddam lo scelse proprio per questo: mostrare che il suo regime non fosse così cupo e clanico come si pensava nell’Occidente, perché aveva con sé e in una carica così rilevante un uomo di fede completamente diversa dalla sua. Aziz era un uomo prima di tutto iracheno, patriota come lui soleva definirsi, e fedele al suo dittatore. Grande diplomatico, si ricorda il suo ruolo cardine durante le tre guerre del Golfo, volte a far diventare l’Iraq il nuovo gendarme del Golfo. Il suo avvocato, Giovanni Di Stefano, si è rivolto immediatamente alla Inter American Commission on Human Rigts, affinché gli Usa non consegnino subito Tareq agli iracheni, visto che il politico si trova ancora presso la prigione di Camp Cropper, la prigione americana a Baghdad. Condannato a 15 anni con l’accusa di crimini contro l’umanità, per aver preso parte alle persecuzioni contro i partiti sciiti iracheni negli anni ’80 e aver acconsentito all’uccisione di 42 uomini nel 1992, Tareq avrebbe già scontato metà della pena e sarebbe dovuto uscire a breve. Gli avvocati si rivolgeranno perfino al Vaticano affinché la condanna venga sospesa, e già trasversalmente, da più parti politiche e sociali della società italiana ed europea sono giunte voci di dissenso contro la condanna a morte. L’Unione Europea si è mossa immediatamente per chiedere alle autorità irachene di bloccare l’esecuzione, Marco Pannella ha annunciato lo sciopero della fame e della sete. E la stessa Santa Sede ha trasmesso un messaggio, tramite il suo direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, nel quale dichiara di auspicarsi che "la sentenza contro Tareq Aziz non venga eseguita, proprio per favorire la riconciliazione e la ricostruzione della pace e della giustizia in Iraq dopo le grandi sofferenze attraversate". Tareq Aziz, nonostante il suo ruolo di prestigio all’interno del regime di Saddam si è sempre definito innocente rispetto alle accuse mossegli. Infatti, quando fu intervistato dal giornale britannico “Guardian” affermò: “Tutto fu deciso da lui. Io avevo soltanto un ruolo politico. Ho passato sette anni in carcere, ma se qualcuno mi dovesse chiedere se ho partecipato a qualche crimine risponderei no”.

 

Margherita Sanna

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 13:25
 

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