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Gheddafi in scena in Italia PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 01 Settembre 2010 00:00

 

Muammar Gheddafi è ripartito ieri alla volta di Tripoli dopo un soggiorno di 48 ore. Nulla è passato sotto silenzio della sua visita, e lui stesso ha fatto di tutto perché ciò non avvenisse. Dalla caserma in cui è stato ospitato, la caserma dei carabinieri dedicata all’eroe “Salvo D’Acquisto”, dov’è stato organizzato anche un flash mob, alle sue lezioni di Islam e Corano – ormai abituali per ogni sua visita in Italia- a 500 hostess, trattate come principesse sì, ma invitate a convertirsi all’Islam. Un vero e proprio show per festeggiare il secondo anniversario del trattato italo libico. Ma più che l’anniversario del trattato è stato festeggiato il tiranno Gheddafi, di cui  ancora riecheggiano le definizioni di Oriana Fallaci («è senz’altro il più cretino di tutti!») e di Regan («Il cane di Tripoli»). E così, una riabilitazione della sua immagine è andata in scena per tre giorni a Roma, trai suoi trenta cavalli berberi, le quaranta amazzoni di scorta, e le lezioni sul Corano a hostess pagate per ascoltarle. «L’Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l’Europa» ha affermato. Opinioni certo. Ma pur sempre alle porte di Roma, della Chiesa, nello stesso tempo in cui tutta l’Europa si mobilita per salvare una donna dalla lapidazione.  E infatti la reazione della Chiesa non si è fatta attendere. Su Avvenire si è parlato di “momenti incresciosi e urtanti”, mentre avrebbero voluto tutti assistere a un confronto sull’immigrazione e sugli incontri bilaterali di stampo economico commerciale. Ma del resto stiamo parlando della stessa Chiesa che rifiutò recisamente l’ingresso in Vaticano con cammelli e tenda beduina piantata nei giardini vaticani nel 1997, all’epoca di Wojtyla, quando si stavano ricostruendo i rapporti della Santa Sede con la Libia. Il colonnello inoltrò formale richiesta a Monsignor Martinelli, e la Santa Sede rifiutò quel tipo di ingresso e visita spettacolare, in favore di una visita più sobria, che ovviamente non ci fu. Ma questo non fermò affatto la crescita della piccola comunità cattolica in Libia, da 50 mila fedeli si è passati a 75 mila, nonostante lì i cattolici non possono fare proselitismo, ma solo incontrarsi, avere chiese e scuole. E intanto fra fanfare e paccottiglia trionfale, Gheddafi richiede ben 5 miliardi di euro l’anno alla comunità europea per fermare l’immigrazione irregolare, nonostante gli accordi internazionali abbiano già stabilito di donare alla Libia 60 milioni da erogare fra il 2011 e il 2013. Una misura, a detta di Gheddaffi, per la stessa Europa che altrimenti “un domani, davanti a milioni di immigrati che avanzano, potrebbe diventare Africa”. Eccola qua la richiesta finale del colonnello Gheddafi, con tanto di postilla per l’Italia che dovrebbe avere un ruolo di primo piano nelle trattative diplomatiche. Ma l’Europa non risponde. «Non commentiamo le dichiarazioni di mister Gheddafi» ha detto il portavoce della vice presidente della Commissione Ue Viviane Reding. Sicuramente se ne riparlerà al prossimo vertice Italia Africa. Per ora lo spettacolo è finito.

 

Margherita Sanna

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 13:28
 

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