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Occhi marroni, predisposizione all’infarto e antenati in comune con sardi e corsi Pronto l’identiki PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 29 Febbraio 2012 12:22

Occhi marroni, predisposizione genetica alle malattie cardiovascolari, intolleranza al lattosio e probabili antenati in comune con Sardi e Corsi: questo il ritratto di Otzi, la celebre mummia del Similaun, ricostruito grazie alla prima mappa completa del suo Dna. Un identikit perfetto, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di ricerca, facente capo all’antropologo Albert Zink dell’Accademia Europea di Bolzano, che in questi giorni è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications. Datata tra il 3.350 e il 3.100 a.C., la mummia risale con tutta evidenza al Neolitico e deve il suo simpatico appellativo Otzi al luogo del ritrovamento, Otzaler Alpen,: il nome in tedesco delle Alpi Venoste. Ritrovato nel 1991 da una coppia di tedeschi, Erika e Helmut di Norimberga, durante un escursione presso il confine italo-austriaco, sul ghiacciaio dello Similaun, il corpo della mummia fu a lungo oggetto di contese fra i due stati. Ma dopo un periodo trascorso in Austria e in seguito al riconoscimento che il luogo del ritrovamento si trovava in territorio italiano, la mummia fu trasferita in Italia, presso il Museo Archeologico di Bolzano dove tuttora si trova conservata in ottimo stato.

Sembrano davvero moltissimi i misteri che ruotano intorno alla morte di una figura così leggendaria, ma ora è sui segreti della sua vita che gli scienziati hanno fatto delle prodigiose scoperte. Uno studio più accurato del suo genoma ha, infatti, condotto ad importanti rivelazioni: oltre alla predisposizione genetica alle malattie cardiovascolatorie, gli studiosi hanno infatti riscontrato anche uno dei sintomi più evidenti della malattia nella presenza dell’arteriosclerosi. Dato molto interessante, soprattutto, se consideriamo che 5.000 anni fa Otzi non era esposto ai rischi che oggi influenzano l’insorgere di tali patologie: l’Iceman, infatti, non era in sovrappeso e non conduceva una vita sedentaria. “La conferma che questa predisposizione genetica fosse riscontrabile già ai tempi di Otzi è rilevante perchè mostra che le malattie cardiocircolatorie possono non essere legate alla civilizzazione. Ora, il passo successivo sarà quello di analizzare  in maniera più approfondita lo sviluppo di queste patologie”, sottolineano l'antropologo Albert Zink e il bioinformatico Andreas Keller.

I ricercatori hanno poi ritrovato sul suo Dna anche tracce di borrelia, una famiglia di batteri all’origine di una pericolosissima malattia infettiva, nota come Lyme, che si trasmette all’uomo attraverso le zecche. Una scoperta molto importante, anche questa, perché come sottolinea Pusch, che ha condotto le indagini genetiche a Tubinga: “essendo questa la più antica testimonianza di borreliosi, ora sappiamo che questa infezione esisteva già 5 mila anni fa”.

Ma non è finita qui: confrontando il suo Dna con altri genomi provenienti da tutta Europa, i ricercatori sono riusciti a stabilire anche l’origine genetica del nostro Otzi, probabilmente imparentato con sardi e corsi. Numerose sovrapposizioni con le attuali popolazioni della Sardegna e della Corsica dimostrerebbero, infatti, che l’uomo del Similaun e gli abitanti di queste isole hanno avuto antenati in comune.

E sempre attraverso gli studi genetici è stato possibile ricostruire anche alcune informazioni sulle caratteristiche fisiche di questo affascinante Uomo venuto dal ghiaccio: Otzi aveva gli occhi marroni, i capelli castani e soffriva di intolleranza al lattosio (esattamente come i suoi lontani parenti sardi). Una scoperta, quest’ultima, che dimostra come anche cinquemila anni fa, nonostante si vivesse in una società contadina, l’intolleranza al lattosio fosse molto diffusa: solo con l’addomesticamento degli animali, infatti, gli uomini hanno poi sviluppato la capacità di digerire il latte anche in età adulta.

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Marzo 2012 12:48
 

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