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Il Primo Uomo PDF Stampa E-mail
Cinema - Cinema
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 09 Maggio 2012 00:00

Ma chi l’ha detto che il cinema italiano d’autore non esiste più? Non solo non è morto ma sembra anche godere di ottima salute come dimostra l’ultimo film di Gianni Amelio, Il Primo Uomo, premiatissimo all’estero e ora finalmente anche nelle sale italiane. Basato sul romanzo incompiuto del premio nobel per la letteratura Albert Camus, il film del regista calabrese ha infatti ottenuto anche da noi un clamoroso successo di pubblico e di critica. Ad incuriosire soprattutto la storia da cui nasce: più che di un romanzo, infatti, Il Primo Uomo avrebbe dovuto essere il titolo dell’autobiografia che Camus stava ultimando prima della fine dei suoi giorni. Riesumata tra le lamiere dell’auto su cui lo scrittore francese trovò la morte nel 1960, fu infatti sua figlia a dare definitiva coerenza all’opera, dopo un attento lavoro di ricostruzione filologica, e a pubblicarla postuma molto tempo dopo. Ambientata nell’Algeri degli anni ’50, durante gli aspri conflitti tra il coloni francesi e il Fronte di Liberazione Nazionale, il film racconta la vita dello scrittore Jean Cormery (alter ego di Albert Camus) che, dopo un lungo soggiorno in Francia, decide di ritornare per un po’ alla sua terra e ai suoi affetti. Invitato dagli studenti universitari per dare voce alla sua idea di pacifica convivenza tra francesi e algerini, il viaggio sarà però anche l’occasione imperdibile per ritrovare sé stesso: quella parte di lui ancora lì, quel “primo uomo” da cui sono germogliati i valori e i sentimenti dell’uomo che è diventato. E così mentre la guerra fa inesorabile il suo corso, Cormery ripercorre le orme del suo passato di colono povero, in fondo alla piramide sociale dei suoi simili, ma escluso anche da quella algerina. Un viaggio nella memoria, dunque, che riporta a galla le immagini di un’infanzia difficile segnata dall’ indigenza e dalla prematura scomparsa del padre, ucciso a soli 25 anni da una granata durante la seconda guerra mondiale. A fare da cornice i volti delle persone a lui più care: una madre troppo buona per farsi valere, una nonna autoritaria ma anche affettuosa, uno zio molto “speciale” e soprattutto il suo affezionato maestro, l’unico ad aver creduto nel suo talento.

Sullo sfondo ma non per questo, meno silenziose, le inquietudini della guerra di Algeria che accompagnano lo spettatore durante tutta la visione del film. Poetico e toccante, il Primo Uomo di Gianni Amelio sviscera nel profondo tutte le contraddizioni del conflitto tra popoli e lo fa da un angolatura molto originale. Metafora del conflitto è, infatti, la guerra che la vita stessa ci ripropone nel quotidiano chiamandoci sempre a combattere in prima linea di fronte agli ostacoli e a non arrenderci mai per i valori in cui crediamo. Una storia dolce, malinconica e dura allo stesso tempo, che partendo dal dolore privato di una famiglia allarga il suo orizzonte al dramma di un conflitto sociale tra gruppi ed identità etniche che rivendicano violentemente il proprio spazio all’interno di una stessa terra.

Luisa Cocco

 

 

 

 


 

 

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