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Miyazaki junior fa vibrare le corde dell'anima PDF Stampa E-mail
Cinema - Cinema
Scritto da Paola Angelotti   
Lunedì 05 Novembre 2012 00:33

L’attenzione per il dettaglio Gorō l’ha ereditata dal padre. Indagato con oggettività scientifica, anziché sembrare un freddo virtuosismo, riesce, permeato di una poesia ineffabile, a far vibrare le corde dell’anima. Prodotto dallo Studio Ghibli, nelle sale solo il 6 novembre, La Collina dei papaveri, cartone animato disegnato a mano, diretto da Gorō Miyazaki e sceneggiato dal padre Hayao, è già nella lista dei ventuno film d’animazione che concorreranno al premio Oscar. Ambientato nella Yokohama dei primi anni 60, narra la storia d’amore tra due ragazzi, Umi e Shun, cui fa da sfondo una lotta appassionata per difendere la sede del centro culturale della scuola prossimo alla demolizione per far posto a una nuova struttura più moderna. Umi, sedicenne sicura di sé, vive in una casa in cima alla "collina dei papaveri", poco lontano dal porto. Ogni giorno issa due bandiere di segnalazione marittima, come il padre le aveva insegnato prima di scomparire in Corea durante la guerra. Shun, studente dell’ultimo anno, che tutte le mattine attraversa il porto sul rimorchiatore del padre adottivo, vede le bandiere alzarsi e pubblica poesie sul giornale della scuola dedicate alla fanciulla delle bandiere. I due intrecciano una relazione tenerissima, ma tutt’altro che banale e scontata.

Il ritmo della narrazione, dal respiro hollywoodiano, con accenni discreti al neorealismo italiano, rende in modo ottimale l’atmosfera del secondo dopoguerra di un paese con le ferite ancora sanguinanti, ma con tanta voglia di ripresa. Per tutto il lungometraggio le condizioni di luce e le scelte cromatiche sono studiate attentamente, ogni singolo fotogramma è una storia a sé, intriso com’è di quella dedizione e di quell’amore per quanto si sta facendo che sono propri dello spirito zen

Erede del “Walt Disney del Giappone”- mi spiace per lui, ma non paragonarlo al padre viene in salita - Gorō non raggiunge (almeno per ora) i picchi di geniale follia del Castello errante di Howl o della Città incantata, rimanendo più aderente al Miyazaki prima maniera. E con la loro poesia toccante Miyazaki padre e figlio sanno incantare con l’anime anche a quelli che, come me, cresciuta con i fumetti di Pazienza e Liberatore, il disegno giapponese l’hanno sempre guardato con sufficienza.

Paola Angelotti

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Novembre 2012 13:38
 

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