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Memoria e Ironia in scena con Grumberg PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Lunedì 19 Novembre 2012 11:08

Fare teatro in tempo di crisi non è un’impresa da tutti. È facile che tagliando i costi si tagli anche la qualità. Con il Teatro Stabile di Sardegna questo non avviene, mai. Dopo una stagione teatrale, quella 2011/2012 incentrata sui classici russi, fra le migliori degli ultimi anni, quest’anno la sfida era ancora più ardua, ma a giudicare dalle premesse, non verremo delusi. L’esperienza del teatro che offre questa compagnia è sempre un prodotto di qualità. Dall’8 novembre fino a ieri, 18 novembre, è andato in scena Storie di Famiglia al Teatro Massimo di Cagliari, un collage di sei brevi storie, di Jean Claude Grumberg, ripreso dalla regia di Jean Claude Penchenat. Grumberg, autore poco conosciuto in Italia, viene ripreso dalla Compagnia del Teatro Stabile di Sardegna con discreta leggerezza, arricchita dall’apporto dei giovani. Infatti fra gli attori compaiono due ragazzi che hanno partecipato al laboratorio “Questa sera si recita… Grumberg”, Alessandro Merignolo e Jacopo Zerbo, bravi e promettenti. Ma non è finita qui: anche le scene e i costumi sono frutto dell’incontro del Teatro Stabile di Sardegna con i giovani. Infatti gli scenografi e i costumisti sono stati direttamente scelti con il bando “Largo ai giovani” che il Teatro ha lanciato per gli studenti degli istituti d’arte, dei licei artistici, dell’Accademia di Belle Arti di Sassari e della Facoltà di Architettura. Il progetto vincitore è stato proprio realizzato da un gruppo degli studenti della Facoltà di Architettura, coordinato dal professor Marco Lecis; per quanto riguarda invece la scenografia, i costumi si devono a Paola Pischedda. La cifra stilistica di questi lavori è stata la semplicità. Una scenografia minimale che divide lo spazio scenico in due ambienti, due luoghi di narrazione, l’uno della disanima della memoria, l’altro dell’azione, dell’esperienza vissuta hic et nunc; il primo, più in alto, angusto, ricolmo di libri e appunti, sovraccarico di informazioni da elaborare, è lo spazio dello scrittore che rielabora le sue storie, in cui Cesare Saliu scrive e racconta; il secondo disadorno, minimale, in cui è il corpo, la parola, il fatto, ad assumere rilievo. Due livelli per sei storie (Michu, Couçi Couça, Le vacanze, Come va?, Mamma torna presto, povero orfanello, Sua mamma), i corti, che Jean Claude Penchenant ha voluto intitolare “Storie di famiglia”. Straziante senza sovraccaricare lo strazio che ne fa il suo ubi consistam, è la storia di famiglia di “Mamma torna presto, povero orfanello”, ovattata e delicata è la narrazione per echi dell’orrore della seconda guerra mondiale, che l’autore ebreo conosce direttamente (suo padre è morto in un campo di deportazione), drammaticamente perfetta la scelta di stampo freudiano di raccontare l’esperienza attraverso il dolore della ricerca angosciosa della perduta madre. Perfetta, come sempre, l’interpretazione di Lia Careddu nel ruolo della madre, giunta ormai a una sua maturità attoriale che la rende capace di passare dal comico al drammatico dando sempre qualcosa in più allo spettatore. A distinguersi in “Storie di famiglie” non è la sola: anche Marco Spiga, attore di poliedrica versatilità che con un grande controllo del proprio corpo e voce riesce a sovrastare tutti gli attori con lui in scena, dà una dirompente interpretazione del padre ne “Le vacanze”. Lì, Marco Spiga, padre di una classica famiglia, francese ma potrebbe essere anche italiana, è all’estero con i suoi due figli (Alessandro Merignolo e Jacopo Zerbo) e la moglie (Isella Orchis), ma cercherà, con tipica arroganza occidentale (“Di che vivono? Di turismo! Di noi!- esclama il suo personaggio- Cos’erano prima che noi arrivassimo a portargli la nostra valuta pregiata? Delle merde! Delle vere merde. Un branco di morti di fame”.) di adattare la diversità che incontra alla sua dimensione, senza riuscirci mai, ma trascinando la sua famiglia in un vortice di autoreferenzialità che illumina, esaspera, e rende claustrofobici i difetti di ognuno. Esilarante, piacevole e coinvolgente è “Le vacanze”, uno dei corti meglio riusciti, nel quale il contributo del consolidato attore è decisivo. Il ruolo del capofamiglia saccente, prepotente, ma vittima di sé stesso è elaborato da Marco Spiga con grande consapevolezza e personale ironia che si somma a quella dell’autore, Jean Claude Grumberg, definito come “l’autore tragico più divertente della sua generazione”. Due ore di spettacolo scorrono veloci, travolti dalla scrittura “fra le righe” di Grumberg e dalla bellezza di “Storie di famiglia”, che ha il grande pregio di aver fatto conoscere al pubblico un autore di spessore e levità, come pochi. Il 12 e il 14 gennaio si replicherà ancora a Cagliari in occasione della sesta edizione del progetto “Face à Face, Parole di Francia per scene d’Italia”, in cui sarà presente sia Jean Claude Grumberg che Jean Claude Penchenat. Tre incontri per parlare di cinema, teatro, commedia, storia e tanto altro ancora, con Jean Claude Grumberg. Un’occasione culturale, educativa, di vita, da non perdere.

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Novembre 2012 21:52
 

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