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L’ONU abbraccia la Palestina PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Francesca Columbu   
Venerdì 30 Novembre 2012 00:00

New York, 30 novembre 2012, ore 21 italiane, l’Assemblea Generale dell’Onu sancisce la nascita dello Stato palestinese. La risoluzione è passata con 138 voti favorevoli, compreso quello dell’Italia; 91 paesi contrari, tra cui Stati Uniti e Israele; e 41 astenuti. Trascorsi 65 anni, dalla prima spartizione della Terra Santa in due stati (arabo ed ebraico) per Abu Mazen, presidente dal 2005 dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), si tratta di un passo importante verso la nascita di un vero Stato indipendente. Nel suo appello, rivolto all’Assemblea, ha dichiarato che: “il 29 novembre del 1947, la risoluzione 181 è divenuta il certificato di nascita dello Stato di Israele. Oggi, l’Assemblea Generale, è chiamata a emettere il certificato di nascita della realtà dello Stato della Palestina”. Ha poi proseguito dicendo che: “la Palestina viene all’Assemblea Generale oggi perché crede nella pace e la sua gente ne ha un disperato bisogno”. Sono queste le parole con le quali, Abu Mazen, ha presentato la candidatura della Palestina a stato osservatore dell’Onu.

Le reazioni della parte in causa non si sono fatte attendere. L’ambasciatore israeliano, RonProson, dichiara che: “Con questa risoluzione i palestinesi voltano le spalle alla pace, e l’Onu chiude gli occhi sugli accordi”. “Anche oggi, Abu Mazen, non ci riconosce come Stato ebraico. La pace non può essere imposta da fuori, e questa risoluzione la indebolisce”. Sulla stessa linea si trova il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che, da Gerusalemme, dichiara che il voto dell’Onu “non cambierà nulla sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà”. Prosegue, assicurando però che "la mano di Israele resta tesa verso la pace".

Scontate, le reazioni dell’alleato americano: Hillary Clinton, Segretario di Stato del governo Obama, ha definito il voto “deludente” e ha ribadito che “due popoli e due stati si raggiungeranno soltanto attraverso decisi e privati negoziati”.

I paesi europei, invece, si sono trovati in disaccordo. A favore: Italia, Spagna, Francia, Irlanda, paesi Scandinavi, Grecia, Serbia, e molte astensioni, che si sono rivelate decisive (Germania, Inghilterra, Polonia, altri paesi Balcanici).

Anche la Santa Sede plaude al voto storico dell’Assemblea generale dell’Onu. Ma si dice convinta che questo risultato non costituisca, di per sé, una soluzione sufficiente ai problemi esistenti nella regione: “ad essi, infatti, si potrà rispondere adeguatamente solo impegnandosi effettivamente a costruire la pace e la stabilità nella giustizia e nel rispetto delle legittime aspirazioni, tanto degli Israeliani quanto dei Palestinesi”.

L’Italia ha votato sì. Decisione poco gradita dall’ambasciatore israeliano a Roma. “Siamo molto delusi dalla decisione dell’Italia – uno dei migliori amici di Israele – di sostenere l’iniziativa unilaterale dei palestinesi alle nazioni Unite”. Una scelta, però, apprezzabile anche perché il nostro Paese ha sempre fermamente creduto al processo di pace tra i due paesi.  Ciò “non implica nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele”. Queste le parole che Mario Monti riferisce telefonicamente al ministro Netanyahu. Compiaciuti, invece, i rappresentanti palestinesi. In serata sono arrivati anche i ringraziamenti ufficiali del presidente dell’Anp Abu Mazen.

Il 30 novembre 2012 è una data che cambia la storia della Palestina e di Israele. A noi occidentali spetta il ruolo di osservatori quieti e fiduciosi. Nessuno schieramento, nessun giudizio estremo, ma una sola speranza (bipartisan): che Israele possa esistere e godere in pace e sicurezza e al popolo palestinese venga riconosciuto il diritto a una patria indipendente nella quale vivere con dignità e piena libertà.

 

Francesca Columbu

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Dicembre 2012 12:07
 

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