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Ucraina (Chernobyl): un primo passo per contenere le emissioni radioattive PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Denise Lai   
Mercoledì 28 Novembre 2012 00:00

É quasi pronto il nuovo sarcofago che andrà a proteggere il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. La megastruttura ha visto in questi giorni la realizzazione di un imponente arco, Novarka, che anticipa il suo futuro posizionamento. Sarà necessario completare la nuova costruzione per garantire un sistema ecologicamente sicuro, proteggendo l’ambiente circostante dalle dannose fughe radioattive, causate dalle estrazioni delle sostanze pericolose contenute all’interno dei combustibili del reattore, distrutto nel 1986. Il 26 aprile di quell’anno, infatti, si verificò in Ucraina una delle più grandi catastrofi per il pianeta, paragonabile a quello verificatosi nel marzo 2011 a Fukushima.
Erano circa le 1.23 quando il reattore della centrale di Chernobyl, a seguito di un test di “sicurezza”, esplose e si incendiò, provocandone il suo scoperchiamento.
Una gigantesca nube radioattiva si alzò in cielo, contaminando le aree vicine alla centrale e obbligando l’immediata evacuazione di circa 300 mila persone. Ma la nube raggiunse anche Finlandia e Scandinavia, e minori contaminazioni si riscontrarono in Italia, in Germania, in Francia, in Svizzera e fino al Nord America.
Le radiazioni provocarono sofferenza e morte.
Le agenzie facenti parte dell’ONU stesero un rapporto ufficiale, in cui vennero accertati 65 morti e circa 4.000 decessi, negli 80 anni successivi, dovuti a tumori e leucemie causati dalle radiazioni, ma non direttamente attribuibili ad esse.
Ma altre associazioni antinucleariste, come Greenpeace, stimarono fino a 6 milioni di decessi in 70 anni, causati da tumori riconducibili alle emissioni dannose di Chernobyl.
I quasi 5.000 casi registrati di tumori alla tiroide infantile sono attribuibili all’assunzione di iodio-131 nei giorni successivi al disastro. È una fortuna che le probabilità di guarigione siano state del 90%, o forse no. In realtà pare che grazie ai tempestivi controlli medici, attuati immediatamente dopo il disastro, sia stato possibile diagnosticare la malattia in tempi relativamente brevi, e avvalersi così delle cure più efficaci.
La funzione del nuovo sarcofago è proprio quella di limitare i danni, ovvero la fuoriuscita delle sostanze radioattive dalla vecchia struttura, isolandole da infiltrazioni di acqua piovana, sotterranea e dalla neve, per un periodo di circa 100 anni. La speranza è quella che catastrofi di questo tipo non accadono nel futuro, soprattutto se è l’uomo a causarle, con le sue errate gestioni di strutture pericolose per sé e per l’ambiente. Strutture che, oggi, probabilmente potrebbero essere superate da impianti meno invasivi per l’ecosistema, ma che le grandi potenze mondiali, ancora, non sono “in grado” di realizzare. 

Denise Lai

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Dicembre 2012 09:06
 

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