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Cipro, la piccola isola che fa tremare l'Unione Europea PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da francy colu   
Giovedì 04 Aprile 2013 00:00

Dopo la Grecia, l’Euro-zona affanna per il rischio “fallimento Cipro”. L’ultimo scossone, che sopraggiunge al già precario equilibrio delle Borse internazionali, arriva all’indomani del prestito di 10 miliardi di euro concesso dall’Unione Europea all’isola cipriota. Ma cerchiamo di fare chiarezza su questa vicenda e proviamo a ripercorrere le diverse tappe che hanno portato l’isola di Cipro al centro dell’ennesima crisi dell’Euro-zona.

La notizia sul possibile fallimento della piccola nazione del mediterraneo ventilava già dall’estate scorsa nelle stanze di Bruxelles quando, nel mese di giugno, il governo di Nicosia rappresentò le grandi difficoltà economiche in cui versava il piccolo Stato. Occorre un prestito di 17,5 miliardi: necessari per ricapitalizzare le banche e la perdita di capitale dovuta all’esposizione diretta con la vicina Grecia. Speculare richiesta di aiuti, però, fu avanzata dal governo cipriota già un anno prima, nel 2011, e in quell’occasione l’aiuto arrivò dalla Russia che offrì al paese, diventato per molti magnati russi una seconda patria, un prestito di 2,5 miliardi a un tasso agevolato. Un prestito che però è valso a poco e, in meno di un anno, le finanze del governo cipriota hanno ripreso il loro declino. Le perplessità dell’Euro-zona nel concedere gli aiuti richiesti da Cipro sono diverse: poca trasparenza dei meccanismi finanziari bancari, elevato tasso di evasione fiscale e riconosciuto ruolo, della piccola isola, di paradiso fiscale per i numerosi milionari russi. Il settimanale tedesco Spiegel, a gennaio di quest’anno, riportava la notizia di un acceso dibattito avvenuto tra Mario Draghi, governatore della BCE e Wolfgang Schaeuble, ministro delle finanze tedesco, in merito per l’appunto alla possibilità (necessità), o meno, di un intervento finanziario delle autorità europee, necessario a scongiurare la bancarotta della piccola nazione. Il rischio di lasciar fallire il governo di Nicosia potrebbe creare incalcolabili danni all’intero sistema finanziario dell’Unione Europea e metterebbe a repentaglio la credibilità dell’intero sistema Euro. Trascorsi otto mesi dalla richiesta di aiuti, nei giorni scorsi si è finalmente giunti a un accordo: l’isola cipriota riceverà una somma pari a 10 miliardi di Euro. Da Bruxelles, però, tengono a precisare che si tratta di un aiuto “condizionato” che prevede l’impegno del governo cipriota di rivisitazione delle riforme economiche del paese e un’importante implementazione alle misure anti-evasione. La risposta arriva attraverso le parole del portavoce del governo di Nicosia, Christos Stilianides, che riferendosi all’intesa raggiunta ha dichiarato che sui depositi bancari d’importo superiore a 100mila euro sarà applicato un prelievo “forzato” di circa il 30%. Un importo importante, ma comunque al di sotto al taglio, del 40%, richiesto dalla Germania. Un ulteriore punto dell’accordo salva-cipro prevede la completa liquidazione della banca Laiki (Banca Popolare), la seconda del Paese. «Laiki verrà divisa in una buona e in una cattiva banca» si legge nella dichiarazione dell’Eurogruppo. Nella “banca buona”, che sarà la Bank of Cyprus, confluiranno i depositi sotto i 100mila euro, mentre quelli al di sopra di questa soglia «resteranno congelati finché non sarà effettuata la ricapitalizzazione della banca» si legge nel testo pubblicato dall’Eurogruppo. "Una scelta dolorosa, ma è l’unica che consentirà di salvare la nostra economia", ha detto il presidente Nikos Anastasiades presentando il piano ai cittadini. Già, perché l'alternativa sarebbe stata la chiusura della Laiki Bank: rifiutare l’offerta dell’Eurozona avrebbe significato l’immediata chiusura dei rubinetti da parte della Bce verso gli istituti isolani. Ancora una volta l’Unione Europea ha teso la mano a uno Stato in affanno; ancora una volta ha indossato le vesti di paladina ai maldestri governi e ancora una volta ha scongiurato il crollo dei mercati. Ma siamo sicuri che questo salvataggio, come quello della Grecia, sia solo merito dei governanti europei? Oppure, anche questa volta, l’austerity imposta ai tanti Stati membri, come la nostra Italia, è pagata sempre dai soliti noti, noi cittadini?

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Aprile 2013 10:58
 

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