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Che cosa succede quando si muore? PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Domenica 28 Aprile 2013 09:48

Se pochi soni i dubbi sul destino delle nostre spoglie mortali una volta defunti, molte  incertezze gravitano intorno all’idea della possibilità che l’anima possa continuare a esistere e in che modo.  La cultura occidentale evita di porsi seriamente il problema sull’esistenza dell’anima e della possibilità che essa possa sopravvivere alla morte corporale, vincolando l’argomento “morte “alle catene della superstizione, mascherandola con la giustificazione della poca importanza scientifica dell’argomento che, al contrario, nelle culture orientali non rappresenta un tabù, ma è normalmente legato al dogma buddista della reincarnazione.

Esistono delle eccezioni, infatti sia in Inghilterra che in America le tematiche relative al paranormale vengono trattate con normalità e sobrietà, avendo evidentemente questi popoli un culto diverso della morte rispetto agli altri popoli occidentali.
Per la scienza la morte è essenzialmente la cessazione dei rapporti tra un essere vivente e l’ambiente circostante, definizione dai connotati strettamente biologici che esclude a priori il concetto di un’anima immateriale che possa essere inscindibile dal corpo. Negli ultimi trent’anni uomini di scienza e non hanno studiato l’argomento anima e sopravvivenza alla morte basandosi sui numerosissimi casi di testimonianze di NDE, esperienze di soggetti che si sono trovati in punto di morte o che addirittura erano stati dichiarati legalmente morti e poi tornati alla vita.
Tra gli studiosi di NDE vi sono medici che hanno doverosamente raccolto i resoconti dei loro pazienti e  li hanno analizzati secondo parametri scientifici, pur non potendo dare la targa di scientificità a nessun fenomeno, in quanto il metodo scientifico pretende come prova del nove, affinchè una fattispecie passi sotto l’ala della scienza, la ripetibilità artificiale del fenomeno stesso.
Raymond Moody, classe 1944, è un medico americano che ha raccolto in alcuni libri le esperienze extracorporali di soggetti che sarebbero tornati dall’aldilà, pazienti dichiarati morti o che comunque sono stati in condizioni patologiche di assoluta criticità, con parametri di encefalogramma piatto, arresto cardiaco e coma.
E’ sorprendente constatare che coloro che depongono la loro esperienza descrivono dei ricordi pressoché analoghi e catalogabili sotto denominatori comuni, proprio per questo raccontare una sola esperienza corrisponde a raccontarne tante, senza sottovalutare che in molti casi i particolari vengono raccontati in modo diverso a seconda delle caratteristiche sociali, religiose e di età dei testimoni.
Un caso come tanti : ” Ricordo che mentre ero nell’atrio dell’ospedale provai un senso di vuoto, come quando l’auto passa su di un dosso e ti senti lo stomaco saltare fuori. Sentii un sibilo nelle orecchie e della gente che parlava; mi sentii fluttuare verso il soffitto e vidi il mio corpo illuminato da una luce fioca. L’infermiera disse che avrebbero iniziato la rianimazione cardiopolmonare e dopo avermi messo del grasso sul petto il medico schiacciò un bottone. Mi sentii dolorosamente risucchiato dentro il mio corpo.”
Altri resoconti parlano di esperienze più intense: ”Correvo con la mia bicicletta, ricevuta in regalo per il mio undicesimo compleanno. Non vidi una macchina che mi veniva addosso. Non ricordo l’urto. Ricordo che avevo gli occhi chiusi, ma io stavo sopra. Mi chiedevo perché la folla accorsa sul luogo fosse in preda al panico, quando io invece stavo bene. Quando vidi che mi caricavano sull’ambulanza cercai di seguirla. Allora pensai che ero morto. Mi trovai dentro un tunnel scuro che mi portava verso l’alto, finchè uscii dall’altra parte. Nella luce c’era tanta gente, raccontai loro l’accaduto e mi dissero che sarei dovuto tornare dalla mia famiglia perché ancora non era giunto il tempo della mia morte. Mi trovai immerso in una luce, un posto in cui tutti erano felici e tutti mi volevano bene. Avevo dimenticato il mio corpo in quella condizione di sublime e divertente benessere. Fui rimandato indietro. Vidi il mio corpo livido sul tavolo, e due medici mi chiamavano insistentemente per nome. Quando tornai nel corpo raccontai ai medici quanto accaduto, ma non mi diedero importanza. Non ho paura della morte. Ho imparato nel tunnel che la cosa più importante della vita è l’amore” .
Molti uomini di scienza non sono recettivi alle esperienze di pre morte perché non sanno come catalogarle. Alcuni affermano che si tratta di malattie mentali, altri di sogni, altri ancora dell’effetto dei medicinali anestetici.
Se a ragione degli scienziati le NDE fossero assimilabili alle manifestazioni delle malattie mentali come la schizofrenia, il paziente sentirebbe delle voci sconnesse e indecifrabili tali da creargli un senso di isolamento. Al contrario chi ha vissuto una NDE si sente completamente a suo agio con le entità che sostiene di incontrare nella luce. La somiglianza tra la patologia e la NDE è inverosimile perché gli schizofrenici passano da una condizione di prostrazione all’euforia senza un motivo oggettivamente valido, mentre i secondi traggono dalla loro esperienza un vantaggio relazionale e in generale esistenziale.
Nel caso in cui si tratasse di sogni, come possiamo giustificare i casi di pre morte in quelle persone in stato di completa assenza di attività cerebrale? Necessariamente chi non ha battito cardiaco incorre in breve tempo nella mancanza di ossigenazione del cervello e in un danno permanente ed irreversibile. Come spiegare la sopravvivenza e il completo recupero psichico di certi soggetti? E come dovremmo reputare tutti quei casi di NDE vissute al di fuori dalla somministrazione di alcun tipo di farmaco o di assunzione di sostanze stupefacenti?
Una donna americana di settant’anni cieca dall’età di diciotto riferì minuziosamente gli strumenti che il medico uso per rianimarla, strumenti che quando ancora aveva la vista ancora non esistevano e i colori degli abiti indossati dal medico.
Allora è il caso di domandarci chi è che soffre di cecità?

 

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