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Il Papa va a Lampedusa: così la Chiesa sposa il tema dell'immigrazione PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Valentina Locci   
Mercoledì 10 Luglio 2013 10:10

Si è svolta all’insegna della sobrietà la visita di Papa Bergoglio a Lampedusa, avvenuta nella giornata di  lunedì 8 luglio. Si è trattato del suo primo viaggio pastorale, la sua prima trasferta fuori Roma, un evento destinato a rimanere nella storia, caratterizzato da umiltà e genuinità, tratti distintivi della comunicazione di questo Pontefice.

E’ stata proprio quest’isola di circa 6000 abitanti, facente parte dell’arcipelago delle Pelagie, in territorio siciliano, la prima tappa del cammino papale. Considerata la “porta d’Europa” per migliaia di migranti, Lampedusa nasconde nelle sue acque 25 mila morti, molti dei quali non hanno neanche un nome.

Il Papa ha scelto quest’isola perché rappresenta un’emergenza, un caso limite, un luogo dove la sofferenza e il dolore si respirano insieme allo iodio del mare. Visita breve, ma molto sentita; in sole 4 ore Bergoglio è riuscito a trasmettere agli spettatori tutta la sua commozione, attraverso un linguaggio chiaro e immediato, a tratti non scevro di metafore, riferimenti letterari e biblici. Appena atterrato, è salito a bordo di una Fiat Campagnola in direzione Cala Pisana, lì ha sfilato accanto al cimitero dei senza nome, un insieme di lapidi su cui è scritta solo una data, quella del decesso; non un nome, né una fotografia per ricordare i morti in mare, quelli che lo stesso Pontefice ha definito “spina nel cuore”. Si è recato inoltre a Molo Favero, dove arrivano i naufraghi e lì, dopo averla benedetta, ha deposto in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli, i colori della Sede Romana, per omaggiare i 20000 immigrati che hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo.

Successivamente ha celebrato la Messa nello Stadio Arena, in località Salina, e anche qui non sono mancati i simboli: l’altare è stato costruito su una barca, il calice e la croce ricavati dal legno delle imbarcazioni. Quest’ultima, colorata di bianco e azzurro, presentava nel braccio orizzontale due pesci, mentre in quello verticale cinque pani; chiaro appare il riferimento al brano evangelico sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci. Anche i paramenti viola che il Papa ha indossato durante la celebrazione della funzione religiosa hanno un significato ben preciso, simboleggiano la penitenza; infatti il porpora è il colore degli indumenti liturgici in tempo di Quaresima.

Durante l’omelia ha invitato i presenti a riflettere, citando alcuni passi della Bibbia, tra cui quelli contenenti le domande di Dio ad Adamo e Caino, inoltre ha fatto riferimento a Erode che “semina morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. Le bolle di sapone sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile e del provvisorio”. A questo proposito si è scagliato contro la “cultura del benessere che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”, e ha fatto riferimento alla parabola del Buon Samaritano affermando che: “Così guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, pensiamo poverino e continuiamo a camminare”. Essendo anch’esso figlio di migranti, Bergoglio ha interrotto la predica e con un discorso a braccio ha condannato i trafficanti di vite umane che strumentalizzano la disperazione, e ha denunciato lo sfruttamento di 100 milioni di persone che ogni anno sono costrette a lasciare la propria patria per motivi politico- economici o conflitti.

Da ex docente di lettere, ha citato la figura dell’”Innominato”, di manzoniana memoria, con l’intenzione di sottolineare come tutti oggi siamo un po’ innominati, irresponsabili senza nome, né volto. Infine ha ricordato la commedia di Lope de Vega, dicendo che di fronte alla morte dei disperati del mare, tutti ci poniamo nell’atteggiamento degli abitanti della città di Fuente Ovejuna; questi a fronte della domanda del giudice: “Chi ha ucciso il governatore?”, rispondono: “Fuente Ovejuna, Signore”. Cioè tutti e nessuno come ha affermato il Papa.

Grande assente il Presidente della Camera, Laura Boldrini, che per diverso tempo è stata portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, tuttavia ha inviato un comunicato da Roma: “Il Papa ha restituito dignità ai migranti morti in mare. Chi li vedeva solo come numeri, ora rifletta.” Il ministro Kyenge invece ha dichiarato: “Mi ha colpito il suo augurio per un buon inizio di Ramadan: serve più dialogo tra le diverse confessioni”. Per l’occasione infatti il Vescovo di Roma non ha abbandonato il suo linguaggio colloquiale, l’ha dimostrato quando ha pronunciato le parole “O’ scià”, che nel dialetto di Lampedusa significano “fiato mio”; gli abitanti dell’isola le utilizzano come saluto amichevole. Numerosi gli spunti di riflessione che sono scaturiti dalla visita del Pontefice: la sua non è stata una condanna alla globalizzazione, ma un ammonimento.

Infatti l’uomo per secoli ha ritenuto ingenuamente che la ricchezza economica, il materialismo, l’allargamento dei confini mondiali, rappresentassero la chiave per la libertà, ora che ha raggiunto questa condizione “globalizzata”, si sente in gabbia, ancorato a pregiudizi e confini non solo fisici dunque territoriali, ma anche psicologici. Il messaggio lanciato da Bergoglio è apparso decisamente innovativo, ed è rimbalzato da una parte all’altra del mondo anche via web. Lo stesso Pontefice ha postato un hashtag su Twitter: “Preghiamo per avere un cuore che abbracci gli immigrati. Dio ci giudica per come abbiamo trattato i più bisognosi”. La visita si è conclusa con un pranzo a buffet, durante il quale il Papa, sempre seguendo l’imperativo della sobrietà, si è accontentato di consumare un panino senza nemmeno sedersi, e una porzione di cassata siciliana, prima di procedere alla visita parrocchiale.

Valentina Locci

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Luglio 2013 09:45
 

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