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I have a dream PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Valentina Locci   
Mercoledì 28 Agosto 2013 10:16

“Ho un sogno. Che un giorno i miei figli vivano in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere”. Questa è la celeberrima citazione del discorso politico più influente dell’America contemporanea, passato alla storia come “I have a dream”, pronunciato cinquant’anni fa dal reverendo Martin Luther King. Era il 28 agosto 1963, quando al Lincoln Memorial di Washington accorse una folla di 250000 persone; bianchi, neri, vecchi, giovani, uomini, donne, cattolici e protestanti, tutti accomunati da una speranza, da un sogno, quello del riconoscimento definitivo e incondizionato della parità di diritti civili e del superamento delle diseguaglianze razziali.

Alle ore 15 (le 21 in Italia) Martin Luther King iniziò il suo discorso, parlò per 17 minuti, così guidò la “marcia per il lavoro e la libertà”. Con questa si chiedeva non solo la fine della segregazione razziale nelle scuole, ma anche una legge sul tema dei diritti civili, la protezione dalle brutalità della polizia per gli attivisti, uno stipendio minimo di 2$ l’ora per tutti i lavoratori, e infine un organo di auto- governo per Washington D.C., retta all’epoca da un comitato. E’ interessante che un sermone destinato a rimbalzare da un continente all’altro, a rimanere impresso su tutti i libri di storia, sia il frutto di un discorso a braccio dello stesso King, diventato nel 1964 premio Nobel per la pace. Nello stesso anno costrinse l’allora Presidente John Kennedy a firmare il Civil Rights Act, sul diritto di voto, che ha reso illegale la segregazione razziale, fu poi assassinato nel ’68 fuori dalla stanza di un motel di Memphis. Oggi, mezzo secolo dopo, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è salito sullo stesso palco e ha recitato la sua orazione più difficile. “Sono qui, siamo qui, grazie a quelle battaglie e quelle marce. Siamo in debito con chi ha sacrificato la propria vita per cambiare il nostro Paese. Non sono morti invano, sono degli eroi. Martin Luther King ha dato speranza a milioni di persone. L’America è divenuta più libera e giusta, non solo per gli afro- americani, ma anche per i latinos e i gay. Grazie a loro sono cambiati i legislatori, il Congresso e la Casa Bianca. Ora noi abbiamo il dovere di continuare il loro sogno”. Dalle parole del primo presidente nero della storia delle Nazioni Unite, si evince che c’è ancora tanta strada da fare, il sogno non è ancora stato realizzato. Scende in campo non solo la questione dei diritti civili, ma anche la tragica situazione economica che quotidianamente colpisce nuove vittime. Giovani, senza lavoro, senza diritti, senza dignità. Obama ha auspicato un salario dignitoso, un’assistenza sanitaria per tutti, un’istruzione di qualità per i propri figli. Questo è il cammino verso la dignità e conseguentemente dell’eguaglianza. Sul palco sono saliti anche gli ex Presidenti Jimmy Carter e Bill Clinton, la famiglia del reverendo, e il deputato Lewis, che nel ‘63 introdusse King, oggi diventato patriarca della classe politica nera, onorato e venerato. Presenti altri afroamericani di successo come Oprah Winfrey, Forest Whitaker e Jamie Foxx. Nel 2013 l’auditorio è meno consistente, sono diverse migliaia le persone arrivate in questo scorcio degli States, per ricordare quel lontano giorno dell’estate del ’63, ma tutte sono catturate dalla voce magnetica del President, quando parla di una scelta: da una parte si può continuare sulla strada attuale, non proprio rosea, altrimenti si può optare per il cambiamento. “Marching on” ha gridato in chiusura alla folla. Stiamo ancora marciando. Marciando verso la realizzazione di un sogno che affonda le sue radici nelle riflessioni di Abramo Lincoln, uno dei padri fondatori delle Nazioni Unite. Secondo il suo autorevole parere ciascuno nasce uguale, con gli stessi diritti, inclusa l’aspirazione alla felicità. Rifacendosi a tali principi King disse: “Ho un sogno, che un giorno questa Nazione sorgerà: riteniamo che tutti gli uomini siano creati liberi”.

We have this dream.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Settembre 2013 09:07
 

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