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Addio “Lost”: evento globale per l’ultima puntata PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 24 Maggio 2010 06:30

La fine, “The end”, è giunta. Sei stagioni, sei anni di interrogativi, 114 episodi densi di enigmi irrisolti, cinque premi, una quantità incredibile di “domande che portano ad altre domande” e quasi nessuna risposta: “Lost” oggi lascia “perduti”, è proprio il caso di dirlo, milioni di appassionati in tutto il mondo. È infatti andato in onda alle sei del mattino italiane, su Fox (al canale 110 di Sky), l’episodio finale del telefilm-culto che ha cambiato il modo di intendere l’intrattenimento seriale. Un evento in contemporanea con gli USA e preceduto, a partire dalle 17 di ieri, da una maratona delle puntate dell’ultima serie. Chi invece non avesse dimestichezza con l’inglese, dovrà aspettare alle 22 di stasera per vedere la versione sottotitolata, o la sera di lunedì prossimo per quella doppiata. Una scelta editoriale che non conosce precedenti nella storia della tv: è la prima volta che la conclusione di un serial, peraltro fissata già dal 2007, riveste un’importanza tale da costringere i network nazionali ad abbreviare i tempi di messa in onda della serie nei diversi paesi, a un punto tale da creare un evento mediatico globale e contemporaneo, caldeggiato da una comunità internazionale di appassionati.

 

Senza dubbio, in tutto ciò un ruolo fondamentale è stato giocato dal Web: negli ultimi anni il peer-to-peer (ovvero i protocolli per lo scambio di file in rete tra gli utenti, quasi sempre illegale) ha svincolato i fruitori dei serial americani dalle lunghe attese (mesi, a volte anni) che era necessario sopportare per gustare i nuovi episodi dei loro programmi preferiti. “Lost” è però un caso a parte: le vicende dei naufraghi del volo Oceanic 815 e i misteri dell’Isola su cui il loro aereo è precipitato hanno creato, per loro stessa natura e per come la narrazione è stata concepita, una vera e propria dipendenza di massa. Ogni finale di puntata, da sei anni a questa parte, è stato un climax di tensione e di attesa spasmodica per la successiva. Ogni mezza ammissione, non ha portato che ad enigmi ancora più intricati. Stagione dopo stagione, il puzzle da ricomporre si è fatto via via più complesso. Non è un telefilm per tutti, “Lost”, e anche il calo di ascolti degli ultimi anni l’ha evidenziato: richiede impegno, assiduità e curiosità, visti gli innumerevoli indizi disseminati per le sei serie, spesso allo scopo di richiamare eventi accaduti qualche stagione prima, o peggio, non ancora accaduti. Già, perché il tempo è sempre stato un altro fattore “chiave” in “Lost”. A prescindere dalla piega fantascientifica presa dalla vicenda da un paio d’anni a questa parte, il serial si è da subito contraddistinto per un utilizzo spregiudicato del tempo narrativo: flashback e flashforward (l’avanzamento del racconto in un momento futuro) sono stati affiancati, nell’ultima serie, dalla narrazione “contemporanea”, ma in una realtà alternativa. La convergenza delle due realtà è uno dei nodi chiave attorno al quale i fan di “Lost” si interrogano maggiormente in queste ore, e dal quale dipende l’esito del classico scontro tra bene e male, incarnati in modo più o meno netto dai vari protagonisti.

 

A poche ore dall’addio alla serie che di fatto è diventata fenomeno di costume, il piatto delle domande ancora senza risposta è decisamente più pesante di quello delle questioni chiarite: improbabile che nella puntata finale, seppur della durata di due ore, tutto venga spiegato in modo esauriente. Gli stessi “demiurghi” dell’universo di “Lost”, Carlton Cuse e Damon Lindelof, sceneggiatori ormai famosi al pari dei protagonisti, hanno sentito il bisogno di mettere le mani avanti: “Alcune questioni rimarranno aperte, perché ogni spettatore si possa sentir libero di darne una propria personale interpretazione, ma la storia avrà un suo finale”. Un finale su cui, dopo la messa in onda, non saranno rilasciate dichiarazioni: i due si rifugeranno in un silenzio stampa blindato già da stamattina. Ciò che si sa è che la conclusione sarà “catartica e commovente”, come dichiarato dall’attore protagonista Matthew Fox, alias Jack Shephard, leader dall’animo votato al sacrificio e da sempre in bilico tra ragione e fede: il solo, tra gli attori, a godere del privilegio di leggere il copione dell’ultimo episodio prima dell’inizio delle riprese della sesta stagione.

 

E mentre sui social network proliferano gruppi di disperati che già si interrogano su come fare ad andare avanti dopo “The end”, la ABC pensa giustamente a capitalizzare l’enorme appeal della serie. Non è escluso un film per il cinema sulle vicende dei naufraghi, si parla di un parco di divertimenti ispirato alle ambientazioni e ai misteri di “Lost”, e sono già una realtà le visite guidate ai luoghi culto del set: è un fatto che le Hawaii, location delle riprese, abbiano tratto un sensibile incremento economico dal turismo “Lost-dipendente”, per cui è facile prevedere che si continui a battere il ferro finché è caldo. Aste online sugli oggetti simbolo della serie stanno inoltre per aprirsi: in palio la sedia a rotelle di Locke, il biglietto della lotteria di Hugo, gli occhiali di Ben, la birra Dharma, la foto di Desmond e Penny, e chi più ne ha, più ne metta.

 

Al di là di tutto, dei misteri irrisolti e di quelli svelati, del fatto (smentito) che gli sceneggiatori avessero pianificato tutta la serie già dalla prima puntata, va riconosciuto a “Lost” un merito innegabile: quello di aver raccontato egregiamente le vicende umane di un gruppo di personaggi ben caratterizzati, tormentati e pieni di chiaroscuri, ai quali il pubblico si è facilmente affezionato. I conflitti tra fede e ragione, tra destino e libero arbitrio, tra spiritualità e materialismo sono i conflitti dei personaggi, e la vera chiave di lettura della storia. E anche se le risposte ai singoli misteri sono ormai diventate l’ossessione principale fra gli appassionati, gli stessi Cuse e Lindelof hanno sempre dichiarato che “al centro di Lost ci sono sempre stati i suoi personaggi, sono loro il vero mistero, e non l’Isola”. L’ossessione sta per finire. Già da stasera lascerà spazio, dopo sei anni di “Isola”, a un grande senso di vuoto.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Maggio 2010 09:40
 

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