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La visita di Papa Francesco a Cagliari PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Valentina Locci   
Mercoledì 25 Settembre 2013 16:57

“Nostra segnora ‘e Bonaria, bos accumpanzet sempre in sa vida”. Questa è la benedizione che Papa Francesco ha regalato ai sardi, nel suo primo vero viaggio apostolico in Italia, dopo la breve parentesi di Lampedusa, avvenuta a luglio. Parole forti e toccanti, a tratti taglienti, compongono il discorso di un uomo venuto dalla fine del mondo per infondere un messaggio di speranza e coraggio. Sono proprio queste le parole d’ordine che hanno caratterizzato la visita di Bergoglio a Cagliari, una visita lunga e intensa, durata ben dieci ore, durante le quali il Papa si è mostrato energico e instancabile.

Sveglia alle 4 del mattino, alle 7 partenza dalla Domus Sanctae Martae in direzione Ciampino, alle 7.32 il decollo a bordo del Falcon 900 insieme a 12 persone; così è iniziato il viaggio di Francesco verso la Sardegna, terra di storia e tradizioni, di accoglienza e calore, ma allo stesso di tempo di problemi e piaghe, quali disoccupazione e povertà. Alle 8.20 è atterrato a Elmas, ad accoglierlo le autorità, i capi delle Forze Armate e due bambini, che gli hanno donato un mazzolino di rose bianche e gialle, i colori del Vaticano, da deporre ai piedi della statua della Madonna di Bonaria, all’interno dell’omonima Basilica. Velocemente è salito su una Ford Focus blu, poi in viale Sant’Avendrace ha cambiato auto, una Jeep bianca, e lì c’è stato il primo bagno di folla. Da tutte le parti dell’isola sono giunti fedeli o più semplicemente curiosi, credenti e non credenti, per un evento unico e rilevante non solo da un punto di vista ecclesiastico- religioso, ma anche storico e mediatico. Francesco I’ha mostrato sin da un primo momento, quello della sua elezione, di essere dotato di notevoli capacità comunicative; considerato l’uomo più benvoluto del mondo, parla col linguaggio della semplicità, senza mai  risultare subdolo o scontato. Con la sua umiltà e la sua immediatezza, arriva dritto al cuore della gente, tutta la gente, senza distinzioni; è in grado di ricondurre migliaia di persone sotto la sua ala protettrice, la stessa della Madonna di Bonaria, al quale è sommamente devoto. La visita di Bergoglio in Sardegna rimarrà impressa nella storia, specialmente per i numeri che ha riportato: 400000 fedeli, 7 vescovi e 3 arcivescovi tra cui l’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, 10000 lavoratori e disoccupati, 100000 giovani, 120000 presenti all’Angelus, 400 tra sindaci e amministratori, 1900 malati e 19 detenuti. La “liturgia della parola” è iniziata in via Roma; qui è stato allestito un palco in occasione del primo incontro, quello col mondo  del lavoro. Sono intervenuti un cassintegrato, un imprenditore e un pastore; è questa la fase in cui sono emersi alcuni dei temi “caldi” per l’Isola, primo fra tutti la mancanza di lavoro. Il Papa ha risposto con grande intensità al monito lanciato dai sardi: “Coraggio. Dobbiamo affrontare con grande solidarietà e intelligenza questa sfida. La crisi non è solo economica, è necessario togliere centralità alla legge del profitto e ricollocare al centro la persona e il bene comune”. Il discorso è proseguito nella stessa direzione quando ha invitato a “combattere il dio denaro”, esortando a “restituire dignità alle persone attraverso il lavoro”. Questo è stato sicuramente uno dei momenti più toccanti dell’incontro, Francesco ha rivelato grande sensibilità verso la questione del lavoro, e l’ha legata con un filo rosso alla dignità dell’uomo e alla sua realizzazione. Successivamente si è spostato verso il colle di Bonaria per celebrare la messa, dopo aver salutato i malati di Sla e i pazienti oncologici, ha indossato i paramenti sacri e ha officiato il rito religioso. E’ stato proprio sul Sagrato della Basilica, su quell’altare allestito di fronte al mare, che Bergoglio ha incontrato il Presidente della Regione Ugo Cappellacci e il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, che dopo aver pronunciato i loro discorsi di benvenuto al Pontefice, lo hanno omaggiato, uno con i cusinzos, le scarpe tipiche dei pastori sardi, realizzate da un artigiano di Oliena, l’altro con un volume raro, il primo testo scritto da un laico sul Santuario di Bonaria. Dopo aver recitato l’Angelus, il Papa si è spostato presso il Seminario Arcivescovile di Cagliari, dove ha consumato un pranzo frugale, a base di riso in bianco, verdure cotte, e un bicchiere di acquavite di Santu Lussurgiu. Nel pomeriggio c’è stato il terzo incontro, con poveri e detenuti, avvenuto nella maestosa Cattedrale di Cagliari; non è mancato il contatto col mondo della cultura, in particolare con i Magnifici Rettori dell’Università di Cagliari e Sassari, e con il Preside della Facoltà Teologica. A chiudere questa straordinaria giornata di fede, l’incontro con i giovani, avvenuto alle ore 18 nel Largo Carlo Felice. Arrivano le 19, il sole comincia a scendere, Cagliari inizia a tingersi dei colori del tramonto, Francesco deve ripartire. I sardi non l’hanno lasciato solo neanche un istante, sono arrivati sino all’aeroporto di Elmas per dargli l’ultimo saluto e l’ultimo abbraccio prima della partenza. Certo è che Francesco Bergoglio, il Papa nato a Buenos Aires, ha lasciato un segno su questa terra brulla e arida, ma pronta a  ripartire, dopo la scossa e l’ondata di vita e speranza che ha dato alla Sardegna in questa giornata di fine estate. Qualche secondo prima di salire a bordo del Falcon dell’Aeronautica militare ha sussurrato all’orecchio dell’amico Miglio queste amabili parole: “Arrivederci Sardegna, ci vediamo presto”. Questo fa pensare non solo che Francesco sia entrato nel cuore dei sardi, ma che anche i sardi siano entrati nel cuore di Francesco.

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Settembre 2013 20:04
 

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