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Agroalimentare: un settore strategico per la Sardegna PDF Stampa E-mail
Sardegna - Sardegna
Scritto da Valentina Locci   
Venerdì 25 Ottobre 2013 00:15

Sono stati ricchi di successi, i primi sei anni di vita del Centro Agroalimentare di Sestu; questo è quanto è emerso stamattina, durante il Convegno organizzato dalla Coagri Sardegna (Ente di gestione del Mercato agroalimentare della Sardegna), con la partecipazione di Fedagri Sardegna. L’obiettivo dell’incontro, intitolato: “Il Mercato Ortofrutticolo Centro Agroalimentare della Sardegna e il bacino del Mediterraneo.

Opportunità, innovazione e prodotti: potenzialità di un “Mercato” in crescita”, è stato quello di divulgare le opportunità e i nuovi programmi, nonché i servizi del Mercato, in favore di tutto il comparto agroalimentare regionale. A testimoniare l’esito positivo di questo progetto sono i numeri: 200000 lavoratori diretti e 50 lavoratori indiretti, 1700000 quintali di merce venduta in 12 mesi, per un giro d’affari di 120 milioni di euro l’anno. Il fatturato annuo del Mercato è scomponibile in diverse voci: un quarto degli ortaggi è destinato ai principali ingrossi regionali, il 10% è spedito nei piccoli market e un altro 10% nei mercati civici, il 15% nelle botteghe di frutta e verdura, e altrettanti sono venduti dagli ambulanti, il 18% alimenta il settore della grande distribuzione organizzata, mentre il 2% è rivolto alle mense di scuole, ospedali, aziende, ecc. Il Mercato è nato ben sei anni fa nelle campagne di Magangiosa, a Sestu, grazie ad un piano integrato di area siglato nel 1997 tra Regione, Provincia, Comune e la Società Campidano. E’ stato il Direttore del Mercato, Giorgio Licheri, a sottolineare che per quantità di merce, quello di Sestu, è il 18° mercato di rilievo nazionale su 148, oltre a essere uno dei dieci mercati italiani a fornire ogni settimana l’andamento dei prezzi. Sicuramente si tratta della principale piattaforma dell’ortofrutta isolana. Per quanto riguarda le prospettive per il futuro, è sempre Licheri a parlare: “Incrementando del 10% i prodotti locali, arrivando al 60%, potremmo ottenere 350- 400 nuovi posti di lavoro. Tra i progetti finalizzati all’efficienza del mercato e della filiera, puntiamo agli impianti di biogas e sanificazione degli imballaggi, oltre ad estendere l’attività anche alle ore diurne. Pensiamo all’ufficio esportazione, e all’ampliamento dell’offerta con prodotti lavorati e trasformati”. Inoltre hanno dato il loro contributo alcuni esponenti dello scenario politico sardo; il Vice Presidente del Consiglio Regionale, Michele Cossa, e l’Assessore alla Sanità, Simona De Francisci. Quest’ultima, in quanto esponente della Giunta, ha dichiarato di credere fermamente nel comparto dell’ortofrutta, non solo come settore strategico, ma anche fondamentale nella filiera della salute. Una giornata di dibattito e approfondimenti quella di oggi, di studio e confronto tra realtà diverse; ma è necessario volgere lo sguardo anche agli operatori del settore agroalimentare, quelli più piccoli, quasi invisibili, i piccoli coltivatori sardi schiacciati da un sistema fiscale troppo rigido e penalizzati dalle importazioni di prodotti stranieri a basso costo, ma di qualità nettamente inferiore. Il Mercato di Sestu è considerato come un vero e proprio trampolino di lancio per tutto l’agroalimentare in Sardegna, sintomo della buona riuscita di una sfida, ma dall’altra parte anche del desiderio di allargarsi a macchia d’olio verso il mercato d’oltremare. Accordi con altre regioni d’Italia sono già stati siglati, per esempio col Mercato di Brescia, e ancora con quelli di Genova, Verona e Roma. Questa è la dimostrazione tangibile che un’isola come la Sardegna, la cui economia ha una forte impostazione agro-pastorale, può puntare sul settore primario, ottenendo notevoli risultati e grandi soddisfazioni.

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Novembre 2013 12:11
 

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