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Il casco di Dio PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Giovedì 03 Luglio 2014 00:00

Stanley Koren e il neuroscenziato Michael Persinger hanno ideato un apparato sperimentale denominato inizialmente “casco di Korem”, in grado di studiare il rapporto tra la creatività e i lobi temporali, aree del cervello deputate allo stimolo dell’ immaginazione nella nostra mente. Il casco, un proteggi testa da motoslitta a cui erano stati aggiunti dei solenoidi, bobine cilindriche formate da un conduttore in grado di creare un campo magnetico ha preso poi il nome di “Casco di Dio”. Lo scopo dell’invenzione dell’apparecchio sarebbe stato quello di studiare l’ attività del cervello.
Non era stato preso in minima considerazione il fatto che il casco avrebbe potuto creare delle visioni molto particolari, se effettivamente di sole visioni si tratta.

Scientificamente parlando, è stato constato che la coscienza umana, o meglio la consapevolezza del sé, è la somma dell’attività dei due emisferi, tra i quali il maggior contributo viene dato da quello sinistro. Uno squilibrio causato dal casco, con una preponderante attività dell’emisfero destro, comporterebbe delle visioni mistiche, un senso di spersonalizzazione, di percezione alterata di sè stessi, la sensazione di volare e di entrare in contatto con il sovrannaturale, spesso con dei parenti deceduti. Potremmo fare un parallelo con quelle che sono le testimonianze di coloro che hanno vissuto una NDE, un’esperienza di premorte, che sostengono, talvolta con prove che a buon diritto sono munite di energica sostanzialità, di esser stati in una dimensione diversa da quella terrena.
L’esperimento con il casco di Dio non ha sortito lo stesso effetto sui sottoposti. Una grande percentuale, l’ 80%, ha provato sensazioni molto particolari e trascendentali, il resto dei soggetti invece, soltanto senso di vertigine e di tremore alle gambe.
L’esperimento del casco di Dio ha creato un brusio di critiche non indifferente.
Se da un lato il risultato della perturbazione delle onde cerebrali potrebbe dimostrare, che tutto ciò che riguarda la percezione che alcuni soggetti hanno del paranormale può dipendere da un’alterazione della corretta percezione del sé individuale, dovuta ad un’attività disomogenea dell’emisfero destro, ciò porterebbe a dei quesiti importanti.
Infatti, se una maggiore partecipazione dell’emisfero destro causata dall’utilizzo del casco di Dio, può giustificare delle allucinazioni o percezioni che, non necessariamente devono essere non autentiche nella loro essenza (  in effetti non possiamo conoscerne la natura), come giustificare un maggior lavoro del lobo destro nell’elaborazione della coscienza in coloro che non indossano il casco?
Esiste forse, in questi ultimi soggetti, un qualcosa che innesca uno squilibrio? E’ forse possibile che esistano soggetti che, per loro natura, utilizzano maggiormente la parte destra del cervello, detta appunto la parte non razionale, per poi venire a contatto con esperienze paranormali o pseudo paranormali? Esistono in natura delle sostanze che possono contribuire al preponderare del lobo destro nella creazione della coscienza? Se infatti pensassimo agli sciamani, alle tribù dell’Africa o a tutti coloro che per motivi di culto, tradizione o altro, sostengono di avere uno stretto rapporto con un mondo parallelo al nostro, una dimensione ultraterrena, e che entrano in contatto con il mistico per mezzo di ritualità ben precise (che talvolta comprendono anche l’uso di sostanze stupefacenti),
potremmo pensare che oltre al casco di Dio possano esserci altri metodi per la stimolazione di quella parte del cervello che ci metterebbe in contatto col divino o presunto tale?
Certamente l’apparato creato da Koren e Persinger, si presta allo stesso modo all’utilizzo da parte di coloro che vogliono dimostrare che il paranormale è frutto di uno scherzo della nostra mente, e coloro che, invece, al netto del fatto appurato che l’uomo utilizza solo una piccola parte del proprio cervello, sostengono che con l’uso di un “decodificatore”, il paranormale può essere alla portata di tutti o quasi.
Se consideriamo le critiche mosse verso il marchingegno, volte tutte a dimostrare che il campo magnetico da esso generato sarebbe veramente irrisorio, potremmo pensare ad un effetto placebo creato dallo stesso su soggetti suggestionabili,  capace di fornire ad essi le chiavi di altre dimensioni.
Tutto quanto scritto dimostra ancora una volta che il credere all’eventualità o meno dell’esistenza di una dimensione sovraumana, dipende non tanto dalle ricerche scientifiche ma essenzialmente dalla fede, sia essa una fede religiosa o scientifica.
Andrea Governi

 

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