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Il peccato originale ed il frutto “non” proibito PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Giovedì 07 Agosto 2014 00:00

Il Diavolo e l’acqua santa. Fede religiosa e ragione corrono sovente su binari paralleli che non s’incontreranno mai. E’ normale! Non ci si può aspettare un risultato diverso. “Oltre la mente di Dio” è un saggio che, con profonda criticità e attraverso l’arma di un’ analisi profonda, mette un muro tra i due fenomeni, non lasciando alcuna via di scampo al secolare antagonismo tra chi ha un sentimento religioso e chi no. Uno strale accusatorio contro lo strumentalismo che le religioni, in particolare quella Ebraica e quella Cristiano Cattolica, avrebbero compiuto sull’uomo nei secoli.

Quasi un plagio, una circonvenzione d’incapace. Toni volutamente molto duri, mai ammorbiditi da alcuna considerazione giustificatoria. Tuttavia l’analisi compiuta dagli autori, all’occhio dell’inesperto, ma non solo  del semplice lettore della domenica, parrebbe essere ottima per la precisione dei ragionamenti e per la perfetta esegesi dei testi biblici, più volte messi a raffronto con  testi epici,religiosi e con reperti e documenti del più remoto passato. Un encomiabile lavoro da “memorie” del codice di procedura civile Italiano. Forse un avvocato non avrebbe potuto fare di meglio!
La sintesi degli argomenti trattati, può scaturire nel lettore una profonda ed insaziabile curiosità sulla natura degli eventi descritti. Nell’impossibilità e nell’inopportunità di considerarli nella loro interezza, sarà estrapolato, solo parzialmente, il problema messo in risalto e analizzato nel primo capitolo del testo: il peccato originale.
Il peccato originale, quanto di più grave abbia compiuto l’uomo contro il suo Creatore,tanto da meritare una separazione e condanna eterna da Esso. La colpa fu quella di Eva, nostra progenitrice assoluta, che cedette alla tentazione del serpente. Infatti Dio, che ospitò Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, sistemò al centro di esso l’albero della Vita, i cui frutti avrebbero dato vita eterna all’uomo, e l’albero della Conoscenza del Bene e del Male. I frutti del secondo albero sono proibiti all’uomo, comandamento assoluto di Dio agli uomini fu quello di non mangiarne assolutamente.
Il serpente pose un fatidico interrogativo ad Eva :” E’ vero che voi non potete mangiare i frutti degli alberi del giardino?” Parrebbe già che questa domanda fosse stata posta in questo modo artatamente, proprio per insinuare a priori l’illegittimità del divieto di mangiare i frutti, anche di un albero soltanto. Ingenuamente Eva rispose che il divieto era circoscritto ai frutti dell’albero che è nel mezzo del Paradiso, ovvero l’albero della Vita.
Trascurando le pesanti conseguenze relative all’elusione del comandamento do Dio, gli autori del saggio “Oltre la mente di Dio”, individuerebbero la prima grave inesattezza ed incongruenza del  testo biblico della Genesi. Nel capitolo secondo versetto nono della Genesi è scritto che nel mezzo del giardino del Paradiso si trova l’albero della Vita, tuttavia il frutto proibito è certamente quello dell’altro albero, come scritto in precedenza nella descrizione del giardino dell’Eden.
I frutti dell’albero della Vita avrebbero dovuto concedere l’immortalità a chi ne avesse mangiato; chi si fosse cibato di essi sarebbe diventato come Dio. A parere dell’autore del saggio vi sarebbe una discrasia tra quanto scritto nella Bibbia sia in termini di ragionamento che di contraddizione verbale:
Il primo problema sorgerebbe laddove Adamo ed Eva, a rigore di logica, dopo aver mangiato i frutti dell’albero della Vita, in realtà non vietati, avrebbero dovuto trovare la morte certa.
Inoltre il serpente disse che il cibarsi di tali frutti avrebbe dovuto far aprire loro gli occhi, diventando così come Dio. Ciò sarebbe stato più normale se i frutti fossero stati quelli dell’albero della Conoscenza del bene e del Male.
Il secondo problema entra in gioco quando in Genesi 3:7 viene evidenziato che Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proibito, si accorsero di essere nudi, avendo la conoscenza del Bene e del Male. A rigor di logica avrebbero dovuto accorgersi di essere nudi se avessero mangiato i frutti dell’altro albero. Inoltre Dio, sempre nel terzo capitolo della Genesi, sottolinea il fatto, quasi ironicamente, che era il tempo di cacciare l’uomo dall’Eden, di modo che non mangiasse dei frutti dell’albero della Vita e vivesse così in eterno e che l’aver mangiato il frutto proibito l’aveva reso come uno di “Noi”.
Ma allora il frutto proibito era quello dell’albero della Vita o quello della Conoscenza del bene e del Male? Quale effettivamente è stato il frutto proibito?
Il “Noi” è usato come plurale maiestatis o forse la divinità non era una soltanto?
Alla luce di questi “intoppi” alcuni potrebbero cavalcare, come gli autori del saggio, l’ateismo più assoluto e l’accusa più sfegatata di frode nei confronti della religione Ebraica e Cristiana.
Tuttavia, la fede non dovrebbe avere nulla a che fare con disquisizioni di puro carattere teorico, essendo essa un sentimento, e come si sa, i sentimenti non si sposano con i ragionamenti.
Resta, ad ogni modo, la valenza dei temi trattati dagli autori, che possono comunque portare a valutare ipotesi diverse sull’origine del genere umano e dell’effettiva possibilità di riscrivere la nostra storia.

 

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