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Dall'altra parte della vita terrena PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Giovedì 16 Ottobre 2014 00:00

Novembre è il mese che la Chiesa Cattolica dedica alla commemorazione dei defunti. Nell’accingersi a vivere un periodo di mesta riflessione, di ricordi talvolta dolorosi, non può venire meno l’interrogarsi su che cosa ci sarà dopo il grande passaggio che ci condurrà dall’altra parte. Esiste veramente, come ci promette la fede Cristiana, un mondo parallelo a quello terreno, dove le anime di coloro che già hanno fatto il salto dall’altra parte, attendono, la risurrezione o chissà quale altro destino?


Che prove abbiamo che la vita continua? Il proseguire verso un mondo sconosciuto è il destino di tutti?
Le domande potrebbero interminabilmente scorrere con l’inchiostro, fior di teologi hanno disquisito e scritto in merito all’argomento. La materia non è facilmente affrontabile da chi non detiene una profonda conoscenza teologica; si corre il rischio di cadere  in fallo pur parlando di qualcosa che è frutto di fede e non di certezza scientifica .Considerando il fatto che la parola  morte si riferisce all’ abbandono della dimensione terrena, la mente si perde nel cercare di  comprendere che tipo di dimensione accoglierebbe lo spirito una volta uscito fuori dal corpo. L’impresa è ardua.
Se da un lato alcuni scienziati  che hanno  constatato l’esistenza su questo mondo del Paradiso biblico, quello in cui vissero Adamo ed Eva, collocandolo nell’attuale Turchia, e ciò grazie ad uno studio paleontologico sull’agricoltura nella preistoria biblica, il discorso si complica maggiormente per coloro che ipotizzano la vita ultraterrena in una dimensione assolutamente eterea.
Si potrebbe pensare che l’altro mondo abbia a che fare con la teoria sugli universi paralleli o sulla multidimensionalità. Parrebbe esistere secondo alcuni scienziati, l’altra faccia della medaglia: una dimensione ipotizzata da alcuni astronomi, una materia oscura e dell’energia oscura che avrebbero un’ampiezza dimensionalmente maggiore della materia visibile.
Un non luogo in cui spazio e tempo potrebbero non esistere secondo la normale concezione. Lo scienziato Alain Aspect ha dimostrato che due fotoni, appartenenti allo stesso atomo di calcio, anche dopo la loro separazione, rimangono solidali nelle loro manifestazioni. La correlazione quantistica è dimostrata dal fatto che la sollecitazione indotta su di un fotone produce gli stessi effetti sulla particella gemella, pur essendo essa posta a distanza tale da non avere un’influenza diretta dalla stimolazione indotta sull’altra.
Questo fenomeno troverebbe giustificazione solo se si deponesse a favore dell’esistenza di qualche sostanza o di un’energia appartenente ad un’altra dimensione che inglobi le due particelle e che permetta la trasmissione delle sollecitazioni al suo interno, in modo da mantenere l’equilibrio. Una dimensione sovraordinata alla nostra che a particolari condizioni permetterebbe che certe energie o particelle possano transitare dall’una all’altra.
Su questa teoria potrebbero gettarsi le basi per una pronuncia scientifica sull’esistenza di una dimensione in cui transiteremmo dopo la morte.
Sarà forse il tunnel di cui parlano coloro che hanno vissuto un’esperienza di premorte, la via che collega l’estremità dei due mondi?
In effetti sono migliaia le persone che sostengono  di essere tornate in questo mondo dopo aver dato un’occhiata dall’altra parte; soggetti clinicamente morte le cui esperienze dimostrerebbero che la coscienza è qualcosa che  risiederebbe fuori dalla mente e dal corpo.
Come spiegare allora, quei casi di manifestazione di defunti che sono raccontate come aneddoti, che talvolta fanno da cornice a serate a tema horror, ma che sempre più sono oggetto di studio di menti il cui scopo è principalmente quello di capire, di poter dare una definizione, anche se vaga, ad un qualcosa che permea la cultura popolare da sempre, ma che viene fortemente rigettata dalla scienza ufficiale, stretta dalle maglie fortemente limitanti dell’obbligo della ripetibilità dell’evento.
Come giustificare l’asserita presenza di anime di defunti che apparendo diventerebbero appunto fantasmi, in determinati luoghi, in determinate ricorrenze e a persone diverse?
Ogni luogo più o meno famoso ha una storia particolare che gli fa da cornice così come ogni castello ha il suo fantasma. Tra le storie più famose in Italia vi è quella del fantasma del Castello di Montebello di Torriana. Si dice che il 21 giugno 1375, la figlia del castellano, sparì mentre giocava con la sua palla fatta di stracci. La bambina sparì sotto gli occhi delle guardie armate che avevano il compito di vigilare su di essa. Infatti, essendo albina, era invisa, perchè considerata una creatura demoniaca. Le guardie affermarono che durante il giorno del solstizio d’estate, mentre imperversava un temporale, Azzurrina emise un grido e sparì nel nulla. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Alcuni sostengono che la bambina sia stata inghiottita in una dimensione parallela dove è rimasta intrappolata, altri che sia stata vittima di un rito pagano o di una messa nera. Ogni cinque anni, in ricorrenza della sua morte, nel castello si può sentire un suono, che verosimilmente potrebbe essere il pianto o la risata di una bambina. C’è chi sostiene di averla fotografata; esistono, delle prove oggettive tra testimonianze, registrazioni e filmati, che però sono considerate dalla scienza ufficiale, delle manipolazioni volte a fini pubblicitari.
Che fine ha fatto Azzurrina? Che destino hanno avuto tutte quelle anime che, per motivi da noi solo ipotizzabili e non spiegabili, non sarebbero transitate nell’altro mondo?
Interrogativi a cui non siamo a tutt’oggi in grado di dare una risposta soddisfacente dal punto di vista scientifico. Però chi ha fede può fare qualcosa per i trapassati:  nel mese a loro dedicato, possiamo prestare particolare attenzione ai defunti, a tutti coloro che ci hanno preceduto e dedicare loro preghiere, perché è probabile, come sostiene la Chiesa, che abbiano ancora bisogno di noi.

 

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