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Freedom Flotilla, Israele uccide in acque internazionali PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Marco Mura   
Martedì 01 Giugno 2010 02:25

Un convoglio navale umanitario che cercava di raggiungere Gaza col suo carico di aiuti al popolo palestinese è finita sotto attacco da parte delle forze di Tel Aviv. Il bilancio dell’azione militare, ancora incerto, sarebbe di almeno dieci morti, molte decine di feriti e oltre ottanta attivisti arrestati. Questa  mattina sei navi che trasportavano beni di prima necessità, per circa diecimila tonnellate, e quasi settecento volontari sono state illegalmente abbordate dalle unità della marina israeliana.

L’attacco è avvenuto a circa settantacinque miglia dalla costa mentre il convoglio si accingeva a violare il blocco navale con la stella di David. La strage è avvenuta su una sola delle navi coinvolte, la Mavi Marmara, battente bandiera della Turchia. Secondo Eliezer Marom, comandante della marina militare israeliana, sulle altre navi delle ong che navigavano alla volta di Gaza, “l’abbordaggio si è svolto senza incontrare alcuna resistenza violenta da parte dei passeggeri”. A bordo della Marmara i soldati israeliani avrebbero aperto il fuoco per non soccombere alla reazione degli attivisti. Fonti militari specificano: “Durante l'intercettazione i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell'Idf con armi da fuoco, coltelli e bastoni. Inoltre una delle armi usate era stata strappata a un soldato dell'Idf. Di fronte alla necessità di difendere la propria vita, i soldati hanno usato strumenti antisommossa, comprese armi da fuoco”. Doveva trattarsi di una semplice azione di polizia secondo il ministro della difesa Edhuk Barak in quale ha aggiunto. “la responsabilità di quello che è accaduto è da dare a coloro che hanno organizzato questa iniziativa e su chi si è opposto con la violenza ai nostri militari”. Intanto la marina per confermare la tesi della reazione violenta da parte dei militanti a bordo della Mavi Marmara ha diffuso un video che descrive gli attacchi ai soldati impegnati nel blitz. Intanto le accuse dei militari israeliani secondo le quali ci sarebbero state armi a bordo della nave, sono state duramente respinte dalle autorità doganali del porto turco di Antalya, da cui era salpata la nave su cui ha avuto luogo la strage: “tutti i passeggeri a bordo della Mavi Marmara sono transitati attraverso i rilevatori a raggi x. Nessuna arma è stata portata a bordo”. 

La tensione sale alle stelle in medio oriente e il fronte si allarga pericolosamente: la Turchia ha richiamato in patria l’ambasciatore presso Israele e il primo ministro di Ankara, Recep Tayyip Erdogan ha definito quanto accaduto “un atto di terrorismo di stato”. “Un vero e proprio atto di pirateria” è l’accusa che il mondo arabo muove compatto contro lo stato ebraico. La Lega araba ha convocato per domani al Cairo una riunione urgente dei suoi ministri degli Esteri.  Il presidente palestinese Abu Mazen ha parlato di “massacro sionista” e ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Invocata anche una intifada di popolo davanti a tutte le ambasciate di Israele sparse per il mondo da parte di Ahmed Yusef, nota autorità islamica palestinese. Pesanti le critiche che piovono sul governo di Gerusalemme: il  segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, e l'alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Navi Pillaysi si sono detti “scioccati dalle notizie di uccisioni e ferimenti a bordo delle navi che portavano aiuti” pro-palestinesi. 

“Condanno questa violenza. È cruciale - ha aggiunto il segretario generale- che ci sia un'inchiesta per determinare esattamente come sia successo questo bagno di sangue”. Danimarca, Irlanda, Spagna, Svezia e Turchia hanno convocato gli ambasciatori israeliani. Ankara ha parlato apertamente di irreparabili conseguenze nelle relazioni con Tel Aviv e ha chiesto la convocazione del consiglio di sicurezza dell’ONU che intanto si è riunito in sessione di emergenza  per esaminare il sanguinoso raid israeliano. Secondo l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Cathrine Ashton “la continua politica di chiusura dei varchi verso Gaza è inaccettabile e la UE richiede l'immediata riapertura dei passaggi per far entrare gli aiuti e inoltre auspica un'idagine completa per far luce sulle circostanze dell'attacco alla flotta pacifista”. 

Intanto le sei navi che componevano la “Freedom Flotilla” sono state condotte nel porto di Ashdod dove ben ottantacinque passeggeri sono stati arrestati. “Venticinque hanno accettato l’espulsione, gli altri andranno in prigione”  ha dichiarato la portavoce della Polizia per l'immigrazione Sabine Hadad precisando che Israele “aveva già annunciato che avrebbe espulso gli attivisti sulle navi della flottiglia e avrebbe incarcerato chi si fosse rifiutato di cooperare con gli inquirenti e di accettare l'espulsione”. 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2010 11:50
 

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