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L'intelletto collettivo PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Andrea Governi   
Domenica 29 Marzo 2015 08:35

Gli psicologi Freud e Jung portarono in evidenza con i loro studi l’esistenza un intelletto collettivo, una sorta di tela del ragno, che intesse i nostri rapporti familiari. E’ plausibile che i conflitti familiari non risolti si ripercuotano secondo una trasmissione transgenerazionale?


In effetti, a guardar bene, accade spessissimo che gli eventi traumatici che hanno caratterizzato un gruppo familiare si presentino  generazione dopo generazione, come un punto a capo. Esiste forse una lealtà invisibile che si eredita di padre in figlio, nipote e via dicendo? Pare proprio di sì. Eventi traumatici legati alla malattia e alla morte che si collegano ad un’ unità sociale familiare (da cui si crea il concetto di giustizia familiare) sono direttamente riconducibili ad un’alterazione del patto di lealtà da cui nasce appunto un’ingiustizia che sfocia nell’alterazione del benessere del tessuto familiare. Al contrario, laddove esiste l’affetto esiste giustizia e ciò contribuirebbe ad un equilibrio dei conti familiari che comporta una condizione di normalità.

Parrebbe quindi che una certa psicologia abbia considerato la famiglia come un organismo a sé, in cui uno scompenso può comportare delle ripercussioni che, se non risolte, espanderebbero il loro eco all’infinito.

Esiste quindi un concetto di contabilità familiare che non comprende solo un aspetto meramente economico: la contabilità di quanto dato e ricevuto in termini d’affetto, di disponibilità, di rispetto ed uguaglianza. Laddove si dovesse creare una distorsione e i conti non fossero in pareggio si correrebbe un grosso rischio per tutte le generazioni future, fin tanto che non si spezzi l’incantesimo, la maledizione di famiglia.

I legami transgenerazionali non sono semplici da comprendere; ogni famiglia ha un suo metodo nel computo della contabilità dell’affetto e della giustizia (che nella maggior parte dei casi si riferisce proprio ad un fattore economico.

Quando viene meno la giustizia familiare per un torto di un membro nei confronti di un’altro, lo scompenso e la disfunzionalità che ne segue comporterebbe necessariamente la fuga, la rivalsa, la vendetta, la malattia o l’incidente ripetitivo. Parrebbe essere  l’ingranaggio mal funzionante di un orologio che fa fermare le lancette sempre alla stessa ora. Il ciclo perfetto perde la sua perfezione!

Possiamo quindi dedurne che esistono delle ingiustizie che fanno più male di altre e quando non vi è la capacità di perdonare un torto subìto, quando i conti non tornano nella contabilità familiare, lo stress può scatenare un tumore o un’altra malattia legata al risentimento oltre che ad altri fattori.

Pare che davanti all’insolvibilità dei debiti, la fuga del debitore davanti ai debito familiari ( non necessariamente in termini di denaro), scateni un senso di colpa indefinibile che andrà a compromettere tutte le relazioni umane dell’individuo e delle generazioni future.  E’ emblematico  ciò che la psicologa Anne Schutzenberger ( maggior esperta in psicologia trans generazionale) tende a sottolineare : le situazioni dolorose che hanno coinvolto un soggetto si ripetono nelle generazioni successive in maniera pressoché identica. Un esempio tra tanti di questo circolo vizioso della ripetitività, ribattezzato “Sindrome d’anniversario” è il poeta scrittore Rimbaud. Egli non riusciva a risolvere i suoi problemi e fuggì.

Il suo trauma era la perdita del padre, partito per arruolarsi quando lui era ancora un bambino. Andando a ritroso nelle generazioni passate di Rimbaud si ritrovano fatti identici, l’abbandono dei padri che quando i figli avevano sei anni partivano o morivano. Questo sarebbe il classico esempio di debito emotivo non pagato che si ripercuote di generazione in generazione.

Per quanto la “Sindrome d’Anniversario” possa apparire come una sorta di favola, se molti di noi, soprattutto chi ha problemi nelle relazioni familiari, andassero a scavare a ritroso nella storia del loro albero genealogico, con sorpresa scoprirebbero che gli stessi problemi relazionali, gli stessi incidenti e lutti si sono ripetuti, nella maggioranza dei casi, con la stessa cadenza, nelle stesse circostanze. Il problema stà nel fatto che le memorie familiari si perdono dopo poche generazioni. Ma quante volte, nella vita di tutti i giorni,  abbiamo sentito parlare di figli che muoiono alla stessa età dei propri genitori o dei propri nonni e talvolta nello stesso modo?

In effetti i rapporti tra psiche e corpo sono stati molto sottovalutati, solo negli ultimi decenni la scienza ricomincia a prenderli in considerazione. Le ricerche della “Psiconeuroimmunologia” evidenziano la scoperta di numerosi neuro recettori che operano sui globuli bianchi e sul sistema immunitario. Il funzionamento del sistema immunitario dimostrerebbe che gli stati d’animo delle persone influiscono sul numero dei linfociti T e sul sistema immunitario stesso.
Se essere membro leale di un gruppo familiare può significare l’interiorizzazione dello spirito, delle speranze e delle aspettative del gruppo, necessariamente un membro leale  si sentirà colpevole nel momento in cui non si conformerà al codice attitudinale della famiglia. Questo può essere vero anche nella ripetizione di “copioni” familiari, sia in termini di malattia, d’incidenti e morte. Il copione della tragedia familiare si ripeterebbe anche laddove gli avvenimenti del passato del clan siano stati taciuti.

Caso (clinico) emblematico è quello di un vedovo ottantenne, amante della famiglia e della figura del padre defunto, esce da  solo, cade da una scala mobile batte la testa e muore. Andando a ritroso nel passato si scopre che il nonno morì lo stesso giorno, cadendo da una scala mobile, che la moglie ( la nonna dell’ottantenne) morì lo stesso giorno dieci anni prima. Coincidenze?
Pare proprio di no se ci si prende la briga di leggere gli studi di Psicogenealogia della Professoressa Schutzenberger!

Tantissime volte interpretiamo fatti lampanti come casualità o come maledizioni e sfortuna. Se imparassimo a scoprire qualcosa in più sulla nostra mente sicuramente potremmo trovare la risoluzione di molti problemi . Basterebbe forse imparare a conoscerci di più.

 

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