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Esegesi di un'artista: intervista a Francesca Falchi PDF Stampa E-mail
Le interviste - Le interviste
Scritto da Marzia Diana   
Martedì 21 Marzo 2017 12:24

Un piccolo quaderno monocromato che racchiude un'immensità di pensieri creativi. Un libro sul tavolo e il suo copione accanto. Francesca Falchi, drammaturga e attrice sarda dal pluripremiato talento, è una donna che ha fatto del teatro la sua vita, raccogliendo nel corso della sua carriera importanti riconoscimenti: dal Premio Teramo nel 2006 al Premio Lunarte Festival nel 2012, dal Premio di drammaturgia In punta di penna 2013 al Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”, per la sezione Teatro, nello stesso anno.

 

 

La sua passione per il mondo del teatro è nata molto presto, così come quella per la scrittura. A soli 2 anni si esibiva sopra il tavolo di casa degli amici dei suoi genitori per mostrare le sue doti da “ballerina mancata”, come si definisce scherzosamente oggi. E, sin da bambina, i suoi regali più graditi sono sempre stati i libri. Libri che forse pochi altri avrebbero mai sognato di leggere a quell’età. Un talento innato quello di Francesca, che però è sempre stato supportato da una forte voglia di conoscere, di studiare e di approfondire. Caratteristiche che le hanno poi permesso di ottenere importanti soddisfazioni professionali e di arrivare lontano.

In questo caso, “arrivare lontano” non è solo una metafora. A maggio, infatti, Francesca volerà dalla Sardegna a New York, insieme a Laura Picciau, direttrice organizzativa della compagnia L’Eccezione, e all’attrice Marta Proietti Orzella, per portare in scena “Der Puff - frammenti cantati di corpi internati”, uno spettacolo in forma di cabaret in cui ritratti femminili e discriminazione si intrecciano in una storia ancora straordinariamente coinvolgente. L’Eccezione è infatti la prima compagnia sarda ad essere stata selezionata al prestigioso IN SCENA! Italian Theatre Festival e Francesca mi ha parlato con emozione di questo traguardo che permetterà loro di volare oltreoceano. «Der Puff ha debuttato nel 2011 e racconta la storia delle lesbiche nel periodo nazista. Non c’è quasi niente in scena, per cui è uno spettacolo da Ryanair, da trolley». Questo minimalismo, in effetti, è in perfetta linea con ciò che ha cercato di farmi capire lungo tutta la nostra discussione, ossia che la parte veramente importante e imprescindibile in uno spettacolo teatrale è la struttura drammaturgica, «perché anche se tolgo tutte le immagini e le musiche deve rimanere qualcosa. La parola. Il messaggio. Posso anche improvvisare ma devo essere sicura che ci sia quella struttura dietro». Alla mia domanda su come le fosse venuta l’idea per questo spettacolo mi ha raccontato che a una svendita di libri di un negozio in chiusura aveva acchiappato il volume “Fuori dalla norma” di Luisa Passerini e Nerina Milletti, testo che parla proprio della storia delle lesbiche durante il fascismo, e, rimasta affascinata dall’introduzione che offre una panoramica piuttosto ampia della situazione europea di quel periodo, aveva iniziato a lavorare e a studiare sul tema.

Francesca persegue da sempre un’idea ben precisa di fare teatro, ossia quella di portare alla luce storie poco note, come nel caso di Der Puff. «Io lavoro su queste tematiche perché si lavora poco su di esse. Il teatro ti deve emozionare, certo, ma ti deve portare anche a riflettere sulla situazione e a volerne sapere di più». Tante le donne di cui ha scritto, da Etty Hillesum a Vittorina Sandri, ripercorrendo con precisione storica e filologica le loro drammaticità ma offrendo anche spunti ironici su cui impostare il tema. Ed è proprio quello che è accaduto nella creazione di Der Puff, dove dramma e comicità si sono unite per raccontare una storia di emarginazione femminile, di orrori, di prigionia e di morte.

Per sostenere l’Eccezione nella realizzazione del sogno newyorkese è stato inoltre creato un progetto di crowdfunding, chiamato “Der Puff a New York”, il cui scopo è dare un supporto alle tre sarde, tramite la raccolta fondi, per le spese di viaggio, vitto e alloggio. Un aiuto necessario, vista la totale mancanza di contributi di altro genere.

«Ovviamente è tutto a carico nostro, non ci ha sponsorizzato nessuno. Noi ci reggiamo sugli incassi. La realtà è questa». Una realtà che, a quanto pare, non funziona come dovrebbe.

Ultimo aggiornamento Domenica 26 Marzo 2017 21:29
 

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