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Caso Del Grande, la libertà di espressione nella Turchia di Erdoğan PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Marzia Diana   
Domenica 23 Aprile 2017 10:24

La ricerca della verità è un elemento imprescindibile nel lavoro di un giornalista. Ma troppo spesso, per ottenerla, si è costretti a lottare. Soprattutto se ci si trova in un Paese come la Turchia, definito già nel 2013 da Reporters sans frontières come “il carcere per giornalisti più grande al mondo”, dove la stampa indipendente e libera è ormai solo un miraggio. Ed è proprio per la verità che Gabriele Del Grande, giornalista e regista italiano, si è recato nel paese lo scorso 7 aprile. Egli voleva semplicemente raccontare la realtà, un diritto che dovrebbe essere tutelato sempre e comunque, ma che invece, a pochi giorni dal suo arrivo, gli è stato negato.

Dal 9 aprile, infatti, Del Grande si trova in stato di fermo, in isolamento, trattenuto dalle autorità turche perché, secondo quanto emerso inizialmente, non avrebbe avuto i documenti necessari per fare ricerche giornalistiche al confine con la Siria. Dietro a tale motivazione, però, sembra esserci molto di più. «Non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro», ha riferito Del Grande alla compagna, dopo quasi dieci giorni di totale silenzio forzato. Il 35enne, infatti, si occupa da tempo di tematiche complesse, come quella dell’emigrazione, e per la stesura del suo ultimo libro stava raccogliendo le testimonianze di alcuni profughi siriani che, per scappare dal conflitto, avevano passato il confine turco. Un lavoro più che apprezzato e tutelato, se si fosse svolto in Italia, in Germania o in Francia, ma non lì, in Turchia, dove i sospetti e le preoccupazioni sui contenuti non controllati hanno avuto la meglio. Ancora una volta.

 

Gabriele non è il primo né l’ultimo giornalista arrestato in Turchia per aver tentato di raccontare la verità. Dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso, la salute della stampa turca è precipitata: secondo i dati raccolti dal Committee to Protect Journalist, organizzazione indipendente che difende i diritti dei giornalisti in tutto il mondo, vi sarebbero stati più di 48 arresti solo nella settimana successiva al fatto, e con il passare dei mesi la situazione non è migliorata. Le pressioni da parte del presidente Erdoğan nei confronti della stampa indipendente sono aumentate sempre di più, tanto da arrivare all’epurazione di oltre un centinaio di imprese mediatiche e di giornali critici. Le continue perquisizioni all’interno delle redazioni e le censure di diversi siti di news online hanno portato poi alle revoche delle tessere di almeno 330 giornalisti, la cui unica colpa è stata quella di aver formulato idee politiche contrastanti a quelle del Presidente turco.

Un’ingente limitazione alla libertà di espressione come questa non può lasciare indifferenti, soprattutto se si considera che il dramma vissuto dai giornalisti turchi è diventato ben presto reale anche per i cronisti esteri, che, giunti nel Paese, si trovano ad affrontare importanti difficoltà e restrizioni nel riportare in maniera libera i fatti. Gabriele, come tanti altri giornalisti, cercava solo di fare il suo lavoro, ma le azioni intimidatorie di un regime sempre più autoritario hanno fatto sì che questo non gli fosse più consentito. Per la sua liberazione, in Italia, si sono mobilitati in tanti. I cittadini sono scesi in piazza per protestare contro l’ingiusta detenzione e sui social è dilagato l’hashtag “#iostoconGabriele”. Eppure, a distanza di giorni, non è dato ancora sapere quando avverrà la scarcerazione del giornalista lucchese, che, per protesta, ha iniziato lo sciopero della fame.

Il caso di Gabriele ha messo di fronte ai nostri occhi la realtà di un Paese, la Turchia, che non può più essere considerato sicuro per chi vuole raccontare la verità. Ma se l’Italia lotta oggi per la libertà d’espressione del suo giornalista, chi lotterà d’ora in poi per quella del popolo turco, ormai privato del proprio diritto ad un’informazione corretta ed imparziale?

Ultimo aggiornamento Domenica 23 Aprile 2017 12:31
 

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