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Sit-in per difendere il diritto d’informazione PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco Mura   
Mercoledì 02 Giugno 2010 20:20

Oggi si è tenuto un sit-in davanti alla sede Rai in viale Bonaria a Cagliari, per manifestare contro il Ddl 1611 e “Perché il servizio pubblico garantisca il diritto ad essere informati”. All’incontro di piazza, organizzato nell’ambito di “Una settimana per la Costituzione” hanno aderito le Associazioni: Anpi, Anppia, Arci, Articolo 21, Associazione Cesare Pintus, Associazione della Stampa Sarda, CdR Chorus, CdR de L'Unione Sarda, CdR de La Nuova Sardegna, Centro documentazione e studi donne, Cgil, Cittadinanza Attiva, Cittadini democratici non organizzati, Comitato “Nadia Spano” per la difesa della Costituzione, Comunità La Collina, Fondazione Raggio, Libera, Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Radio Press, Sardegna Democratica, Social Forum, Tavola Sarda della Pace, Ucsi.

Più di cinquecento persone si sono ritrovate per manifestare apertamente il dissenso nei confronti della “legge bavaglio”. Tra loro molti addetti ai lavori, giornalisti, operatori, fotografi ma anche tanti cittadini richiamati dalla responsabilità di dire fermamente no a una legge definita assurda.

Corrado Grandesso, esponente della Associazione Articolo 21, in rappresentanza dei giornalisti ha dichiarato che il decreto “che ha come scopo principale quello di fermare le indagini sulla ‘cricca’, conferma la patologica inclinazione di questa maggioranza a non voler essere controllata”.

Enrico Dessì parla di magistratura azzoppata dal decreto e ricordando le indagini che “hanno portato alla scoperta del gruppo di affari che girava attorno a Tarantini, l’imprenditore che forniva le escort al presidente del consiglio” dichiara che questa legge “non è a difesa della privacy dei cittadini, come cercano di farci credere, bensì garantendo la possibilità di fare i propri porci comodi per chi delinque, rappresenta una vera e propria confisca dei nostri diritti ad essere informati a favore di alcuni gruppi di affari. L’ultimo emendamento introdotto, che impone il limite dei settantacinque giorni, ne è una palese dimostrazione. Occorre prepararsi ad una forte e ostinata attività di disobbedienza civile”.

Franco Siddi, segretario nazionale della Federazione nazionale della Stampa italiana, recentemente eletto nel comitato esecutivo della IFJ, la Federazione internazionale dei giornalisti, nel ringraziare i convenuti per la loro importante partecipazione in difesa dell’informazione ha dichiarato: “Siamo in presenza di un vero esproprio di libertà e dei nostri diritti. Quello italiano rischia inoltre di rappresentare un pessimo esempio per le democrazie emergenti di tutto il mondo”. Nel citare il clamoroso intervento telefonico, da parte del premier, a una trasmissione televisiva, Siddi ha affermato con forza. “la Rai è una televisione di stato e non dei regimi. Proprio oggi – ha continuato – è accaduto un fatto molto importante. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito una medaglia al valor civile alla cittadinanza di Conselice, un comune del ravennate, in cui durante la guerra di resistenza operava una tipografia clandestina che stampava materiale e informazione a favore di una Italia libera da ogni oppressore. Un premio che testimonia l’importanza di una stampa, responsabile del suo ruolo, in grado di informare senza censure”.

Aldo Curcio, poliziotto, e rappresentante Cgil, entrando nello specifico fa sapere che la maggior parte delle indagini si avvale necessariamente di intercettazioni. Il limite dei settantacinque giorni è una reale assurdità operativa che compromette irrimediabilmente molte indagini in ambiti molto importanti come la lotta alla mafia, ai traffici internazionali di stupefacenti e la caccia ai latitanti. “Persino le organizzazioni di pedofili trarranno vantaggi da questa legge”.

Per Luisa Sassu il Ddl 1611 “è una legge della menzogna. Dopo tutta la propaganda fatta sulla presunta sicurezza, questa legge ipocrita intacca pesantemente il diritto alla sicurezza dei cittadini garantendo solo quella dei delinquenti”.

“Stavo riflettendo su cosa possiamo davvero fare per opporci a questa legge – interviene don Ettore Cannavera, fondatore della comunità ‘La Collina’ -. Io credo che noi siamo qui per evitare e per rompere un silenzio complice. Altri silenzi complici, nel passato hanno portato alle atrocità che conosciamo. Noi siamo qui per dire che non ci stiamo. Per dire che non vogliamo il silenzio. Non vogliamo quello stesso silenzio che porta la volontà di nascondere, di insabbiare come nel caso dei fenomeni di pedofilia nella chiesa. In Germania e in America si parla. Ancora troppi i silenzi in Italia. Noi non ci stiamo. Noi, i prossimi nove e dieci giugno, ospiteremo degli incontri con Renato Curcio, l’ex ideologo delle brigate rosse. Ci è stato chiesto di non farlo, ma noi lo faremo perché vogliamo dimostrare che parlare e incontrare il ravvedimento è molto più importante del silenzio. Al silenzio, noi non ci stiamo”.

Filippo Peretti presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, ha messo in evidenza l’importanza del pluralismo dell’informazione, elogiando il lavoro di quelle piccole realtà locali che operano, nel rispetto delle norme deontologiche, in difesa della corretta informazione e della verità. “L’Ordine tutela la professione dei giornalisti e intende continuare a farlo. Riguardo a questa legge io non sono pessimista: l’unità che si sta manifestando tra editori e giornalisti, favorirà molteplici possibilità di reazione”.

“Anche questa legge rientra nel programma di prove tecniche di fascismo” ha dichiarato Claudia Zuncheddu, citando se stessa e un suo articolo sullo “spettacolo indecoroso” offerto, a proposito di intercettazioni telefoniche, dal Consiglio Regionale della Sardegna sull’affaire eolico.

 


 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Giugno 2010 08:58
 

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