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La Nazionale al centro di polemiche PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 07 Giugno 2010 14:19

Viene da chiedersi se non sia tutta una tattica: la polemica innescata ieri dal Ministro alla semplificazione normativa Calderoli sui premi-rendimento alla nazionale in partenza per il Sudafrica, riporta inevitabilmente al maggio di quattro anni fa. Era il 2006, lo scandalo “Calciopoli”aveva appena investito il mondo del calcio che conta, e l’Italia di Lippi partiva per il Mondiale di Germania bersagliata da critiche e sospetti: ma tutti ricordiamo bene come finì l’avventura. Forse è per ricreare quelle stesse condizioni che ieri il ministro leghista ha deciso di puntare il dito sugli Azzurri: “Se tutti fanno sacrifici, sarà più facile per tutti. Il mio può essere solo un appello, ma sarebbe opportuno che la Federcalcio riducesse i premi previsti per i calciatori della Nazionale in vista dei Mondiali e che gli stessi giocatori decidessero di rinunciarci a titolo onorifico. Inoltre sarebbe bene che anche le società abbassassero gli ingaggi, che stridono con quella che è l'attuale situazione economica”. Una chiamata all’austerity anche per il mondo del pallone dunque, ancora teatro di stipendi a sei zeri e trattative da fare invidia al PIL di molti paesi in via di sviluppo. La risposta dei diretti interessati dalle proposte di taglio dell’esponente del Carroccio non ha però tardato ad arrivare. In serata è il portiere Buffon a replicare: “Se Calderoli mi spiegasse che fine farebbero i nostri soldi, ci farei un pensierino. Non capisco perché i politici cavalchino sempre i Mondiali per fare certe “sparate”, salvo fare retromarcia se poi vinciamo”. Piccata anche la replica di Cannavaro, “non vale nemmeno la pena rispondere” dichiara il capitano, “l’Italia è davvero un paese ridicolo”. 

Non sembra invece interessato ai soldi il centrocampista sampdoriano e azzurro Angelo Palombo, che sull’argomento dichiara: “A dire il vero, in ogni lavoro, quando raggiungi un obiettivo c'è un riconoscimento, anche economico. Ma se è quello il problema, ce li metto io i soldi pur di alzare la Coppa del Mondo”. E mentre il presidente degli allenatori Renzo Ulivieri invita Calderoli a pensare in primis all’entità del suo stipendio da ministro, stamane durante la trasmissione radiofonica “Radio Anch’io Lo Sport” è arrivata la dichiarazione del presidente della Federcalcio Giancarlo Abete: “Il dibattito che si è aperto sui premi degli azzurri riguarda più la politica in senso stretto che non quella sportiva. Noi siamo in linea con la politica che fa il Coni. Il presidente Petrucci ha messo tutti in guardia sui costi e su questa linea vogliamo andare avanti. Tutte le risorse che arriveranno ai giocatori arriveranno dai risultati sul campo. Anche per il 2006 il saldo si è chiuso in attivo, gli introiti ottenuti dalla Fifa sono stati superiori ai costi”. 

Insomma, premi adeguati e non al di là delle possibilità della Federazione. E soprattutto, solo in caso di risultati sportivi tangibili. L’entità dei riconoscimenti dipenderà dai premi FIFA alle nazionali, che solo in seguito decideranno come ridistribuirli ai loro giocatori in caso di vittoria. “Si va dagli otto milioni di dollari per la partecipazione alla prima fase, ai 30 milioni di dollari per la vincitrice del torneo” – ha spiegato Abete -   “ma rispetto ai Mondiali del 2006 la FIFA ha aumentato il premio per la prima classificata. Voglio specificare che daremo i premi soltanto se la Nazionale si piazzerà tra le prime tre. Inoltre sono riconoscimenti sottoposti a tassazione fiscale, quindi determinano anche degli introiti sicuri per lo Stato. È giusto stare attenti alla crisi, ma non dobbiamo neanche appiattire queste eccellenze del nostro Paese”. 

Ma non è l’unico fronte aperto sugli uomini di Lippi: lo juventino Marchisio nelle ultime ore ha provato a difendersi dalle accuse di aver mancato di rispetto all’inno e alla Capitale (in un video girato prima dell’inizio dell’amichevole di sabato con la Svizzera, il centrocampista farfuglierebbe l’appellativo di “ladrona” dopo il verso che recita “ché schiava di Roma”). “Nessuna frase offensiva, ero semplicemente fuori tempo con la banda” ha risposto il giovane piemontese, che nega qualsiasi rivendicazione di orgoglio padano. Di diverso avviso i tifosi giallorossi che hanno creato in rete decine di gruppi contro il calciatore, e che ne auspicano l’espulsione dalla Nazionale. Sulla questione Marchisio, per il momento nessuna dichiarazione di sdegno da parte degli esponenti leghisti. Nel frattempo è anche giunta l’ora di partire: tra una polemica e l’altra, domani gli Azzurri prenderanno il volo per il ritiro sudafricano di Irene-Centurion, tra meno di dieci giorni si comincia a far sul serio. 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Giugno 2010 09:31
 

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