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La Fiom non firma l’accordo su Pomigliano PDF Stampa E-mail
Lavoro - Lavoro
Scritto da Marco Mura   
Martedì 15 Giugno 2010 00:25

Cruciali le prossime ore per il futuro di Pomigliano d’Arco e del Napoletano. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil afferma senza mezze misure: “non riteniamo possibile che l’accordo proposto da Fiat su Pomigliano d’Arco possa essere firmato”. A proposito di un eventuale referendum, nonostante la proposta della casa torinese sia già stata accettata e siglata da altri sindacati, per la Fiom “è impossibile sottoporre al voto accordi che violano i contratti e la Costituzione. Se la Fiat dovesse proseguire sulla propria strada confermando l'ipotesi di accordo presentata ai sindacati con le deroghe al contratto nazionale, indiremo otto ore di sciopero per il settore metalmeccanico il 25 giugno”.

Secondo la Fiom è particolarmente inaccettabile la clausola riguardante i provvedimenti disciplinari e la cessazione del rapporto lavorativo che Fiat introduce nell’accordo. In un documento emesso dal sindacato si legge. “Il diritto individuale di aderire a uno sciopero, sancito dall'articolo 40 della Costituzione, diviene oggetto di provvedimento disciplinare fino al licenziamento. La Fiat prevede che la violazione da parte del singolo lavoratore delle “clausole integrative del contratto individuale di lavoro” costituisce infrazione disciplinare da sanzionare, secondo gradualità, in base agli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari e ai licenziamenti per mancanze. Nella proposta viene conferita, alla Fiat, totale discrezionalità per valutare se una qualsiasi iniziativa - dalla protesta allo sciopero - in contrasto con uno dei qualsiasi punti dell'accordo (carichi di lavoro, straordinari, gestione della forza lavoro) costituisce violazione dell'accordo stesso”.

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil aggiunge che per ottenere gli scopi del piano di rilancio dell’impianto di Pomigliano d’Arco, sarebbe sufficiente da parte della Fiat l’applicazione, senza deroghe alle norme, del Contratto nazionale. Secondo Landini “la sua applicazione permetterebbe all’azienda di raggiungere la produzione di duecentottantamila vetture all’anno, e di 1045 al giorno, che sono per l’appunto gli obiettivi del piano di Marchionne. Se la Fiat applicherà semplicemente il Contratto nazionale, la Fiom non metterà in campo nessuna opposizione. Non comprendiamo il fatto che Fiat per fare investimenti voglia cancellare i contratti e le leggi del nostro Paese. In ogni caso noi domani saremo al tavolo delle trattative anche se alla Fiom è arrivato solo un invito per conoscenza. Ci presenteremo al tavolo perché su queste basi è possibile un'intesa”.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria commentando i comunicati del sindacato ha dichiarato: “Mi auguro che il rifiuto di Fiom sia solo una ennesima provocazione e una normale tattica di negoziazione. Dire di no a un investimento di 750 milioni è cecità enorme. Nessuno vuole cancellare i diritti dei lavoratori ma dobbiamo lavorare come parti sociali per aprire un tavolo sulla produttività e sui contrasti per poter pagare meglio anche i nostri dipendenti. Per la prima volta avviene qualcosa in controtendenza e una grande azienda come la Fiat è disposta a spostare produzioni dalla Polonia per portarle in Italia; per questo auspichiamo che la Fiom rifletta per non bloccare un investimento da 750 milioni di Euro per tutelare falsi malati e assenteisti. Bisogna guardare avanti e non far finta di non vedere quello che succede, non è accettabile che si dica no e che ci si nasconda senza guardare al futuro di cinquemila lavoratori dell'impianto e di diecimila lavoratori dell'indotto”.

'I lavoratori della Fiat di Pomigliano – si legge in una nota dell’Italia dei Valori - sono sottoposti a un vero e proprio ricatto: o accettano di ridurre tutti i loro diritti, peggiorando le loro condizioni di libertà fino a non poter esercitare un diritto costituzionale quale lo sciopero oppure vengono licenziati. Subiscono una prepotenza inaccettabile da parte della Fiat. Il tutto si svolge con la totale e criminogena assenza del governo. Non è accettabile che gli operai vengano trasformati in schiavi”.

In un suo intervento Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro ha fatto “appello ai vertici della Cgil affinché una valutazione più generale induca la stessa categoria ad accettare, pur con le riserve manifestate, un'intesa utile a salvaguardare il futuro di Pomigliano e della Fiat in Italia  - e rivolgendosi alla Fiat ha aggiunto – mi auguro che voglia considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda e nell'intero Paese sull'ipotesi di accordo”.

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Giugno 2010 08:28
 

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