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Prime notizie positive dal Golfo del Messico PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Flavia Attardi   
Giovedì 17 Giugno 2010 17:22

Finalmente uno spiraglio di ottimismo: i sistemi messi a punto da BP per la raccolta e la combustione del greggio sembrano funzionare. Nella prima parte della giornata di ieri erano stati raccolti 7.040 barili di petrolio grazie a un dispositivo apposito, mentre verso sera è stato attivato un macchinario in grado di bruciare completamente il greggio. Da quando quest’ultimo è entrato in funzione, sono stati eliminati 1.250 barili di greggio. Secondo quanto battuto oggi dalle agenzie, le misure appena implementate da BP saranno in grado di processare una quantità massima di 28.000 barili di petrolio al giorno.  

Il disastro ambientale causato dalla falla nella piattaforma petrolifera britannica ‘Deepwater Horizon’ (esplosa e in seguito collassata in mare lo scorso aprile) è di proporzioni vastissime: una delle ultime stime parla di una fuoriuscita di 60.000 barili al giorno che vanno a disperdersi nel Golfo del Messico. Dopo una serie di veri e propri buchi nell’acqua, dovuti in parte alla poca rapidità d’azione della compagnia petrolifera e alle sue difficoltà tecniche, sembra che si sia giunti ad una soluzione in grado di limitare i danni.

I tecnici BP hanno dato il via all’utilizzo di un sistema che intercetta il greggio prima che questo arrivi a contatto con l’acqua. Il combustibile raccolto viene poi canalizzato e pompato verso una speciale imbarcazione dove viene fatto bruciare per effetto di una miscela di aria compressa e sostanze infiammanti.

I vertici della compagnia petrolifera britannica sono stati messi pesantemente sotto accusa da parte delle autorità statunitensi e dello stesso presidente Obama e oggi l’amministratore delegato di BP ha dovuto affrontare una rovente audizione al Congresso. Incalzato dalle domande dei parlamentari americani, Tony Hayward ha dovuto spiegare le cause dell’incidente e le ragioni dell’incapacità di BP a porre tempestivamente rimedio a quella che si preannuncia come la più grande catastrofe ambientale del genere mai avvenuta. In termini di proporzioni, qualcuno ha già detto che è come assistere al naufragio della Exxon Valdez ogni settimana.

Ma le popolazioni della Louisiana e degli altri stati che si affacciano sul Golfo del Messico non chiedono solo le scuse formali della BP, colpevole di averle definite ‘gente di poco conto’ nel corso della vicenda. Non basta che Svanberg, presidente della compagnia petrolifera, si sia definito ‘goffo’ per la sua gaffe e abbia fatto ammenda per quanto improvvidamente dichiarato. Quello che ci si aspetta da BP è che la società si accolli tutta la responsabilità del disastro e gli enormi oneri che deriveranno dalla bonifica di coste e fondali, nonché dalle conseguenze dirette e indirette del danno ambientale (pesca e turismo già risentono pesantemente di quanto accaduto).

Un passo estremamente importante ma non decisivo è stato fatto ieri quando la Casa Bianca ha annunciato di aver convinto BP a versare in un fondo indipendente 20 miliardi di dollari per gli indennizzi alle vittime della marea nera. In aggiunta a questo, BP ha accettato di non pagare dividendi per l’annualità 2010 e ha stanziato cento milioni di dollari per i lavoratori del comparto petrolifero rimasti senza lavoro per la moratoria sulle trivellazioni imposta a seguito del disastro.

La borsa ha già dimostrato di apprezzare le novità premiando il titolo BP, finora in caduta libera, con un deciso rialzo.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Giugno 2010 09:14
 

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