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Mondiali: l’Italia pareggia ancora, ora costretti a vincere PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 21 Giugno 2010 13:36

Ora il gioco si fa duro, seriamente. E sarebbe il caso che i duri iniziassero a giocare. Perché lo sbiadito e fortunoso pareggio strappato ieri pomeriggio ai neozelandesi tutto è stato, tranne che una prestazione da campioni del mondo in carica. La nazionale italiana ancora non vince, e soprattutto non convince: sul verde curatissimo del prato di Nelspruit si preventivava un successo facile: e se non proprio una goleada, almeno una prestazione tale da mettere in cassaforte i tre punti e il passaggio agli ottavi. Si deciderà invece tutto quanto all’ultima partita, venerdì prossimo: contro la Slovacchia bisognerà vincere per essere padroni del proprio destino. Un terzo pareggio innescherebbe meccanismi pericolosi legati al risultato dell’altro match tra il Paraguay, attualmente primo nel girone, e la Nuova Zelanda: per il passaggio agli ottavi infatti contano i punti in classifica, ma a parità di punti entrano in gioco la differenza reti, poi i gol segnati, gli scontri diretti e, in ultima analisi, la famigerata monetina. Ma, come ha dichiarato De Rossi “adesso è inutile fare calcoli, bisogna migliorare subito, altrimenti non si va avanti. Gli scenari non sono bellissimi, noi sappiamo che dobbiamo vincere e basta”.

 

Contro gli “All Whites” Lippi manda in campo gli stessi undici della prima partita, ad eccezione di Marchetti al posto dell’infortunato Buffon, ma con un modulo diverso. Niente più 4-2-3-1, si torna ad un classico 4-4-2 con Marchisio sulla fascia sinistra e Iaquinta più avanti, accanto a Gilardino. I neozelandesi, imponenti sul piano fisico (pressoché tutti sopra il metro e novanta), sul piano tecnico dovrebbero essere lontani anni luce dal calcio che conta: tra i titolari solo una manciata giocano da professionisti, gli altri pare abbiano dovuto prender le ferie dal lavoro per intraprendere l’avventura sudafricana. La cosa non stupisce, se si pensa che nella terra dei Maori lo sport nazionale è il rugby, o al limite la vela. E invece alla prima azione offensiva andiamo sotto: 7’ minuto, punizione dalla trequarti calciata da Elliott che arriva sulla testa di Reid. Deviazione impercettibile ma sufficiente a far fare una brutta figura a capitan Cannavaro: il famigerato pallone “Jabulani” gli carambola sulla coscia, per finire sul piede di Smeltz, che a un metro da Marchetti insacca senza problemi. Una rete viziata da un fuorigioco millimetrico sul tocco di Reid, ma la sostanza è comunque incredibile: iniziamo in svantaggio anche contro la Nuova Zelanda.

 

Alla ricerca affannosa del pareggio, gli azzurri imbastiscono il gioco proponendo numerose palle alte al limite dell’area “kiwi”. La mancanza di lucidità viene prepotentemente a galla: il gioco di testa avvantaggia i neozelandesi, che arrivano prima e meglio su tutti i cross, senza contare una grave mancanza di precisione diffusa. In tutto il match è difficile ricordare uno scambio a terra andato a buon fine, una triangolazione riuscita. Molti i palloni fuori misura, molti i passaggi in ritardo, molta l’approssimazione nel possesso palla: e non può essere tutta colpa dell’aerodinamica incontrollabile del pallone. La mancanza dei piedi di Pirlo si sente, il gioco non ha estro e risulta prevedibile persino per gli “All Whites”, dotati di tecnica non certo sopraffina. È al 28’, in occasione di un lancio lungo di Chiellini per De Rossi, che il centrocampista giallorosso viene trattenuto in area da Smith. Il numero sei azzurro non si affanna certo a stare in piedi, l’arbitro Batres decreta un rigore di stima. Sul dischetto Iaquinta, primo rigorista, palla non troppo angolata a sinistra, portiere a destra, è pareggio.

 

Nella ripresa, dentro Di Natale per Gilardino e Camoranesi per Pepe (“Non ha fatto ciò che gli avevo chiesto” ha dichiarato Lippi), ma la musica non cambia di molto. Dopo Montolivo, che nel primo tempo aveva centrato il palo dalla distanza con un destro spettacolare, tentano la soluzione col tiro da fuori anche Chiellini, De Rossi e Camoranesi. È di nuovo Montolivo, che evidentemente tenta di sfruttare le traiettorie imprevedibili del pallone, ad impegnare Paston, che con una parata pregevole mette in angolo. L’ingresso di Pazzini per Marchisio e il rovesciamento in avanti della squadra sul finale comunque non portano a una maggiore lucidità in fase conclusiva: a fronte di una ricerca affannosa del vantaggio, c’è da segnalare la chiusura in difesa dei “kiwi”, che mettono su un “catenaccio” degno del miglior Trapattoni. E fare il gioco italiano contro l’Italia evidentemente paga, visto che la Nuova Zelanda, per la seconda volta nella sua storia in una fase finale di un Campionato del Mondo, porta a casa un punto con i campioni del mondo e si porta al secondo posto del girone, proprio assieme agli azzurri. C’è già di che festeggiare per un mese, nella terra dei “kiwi”.

 

Certo, non tutto è perduto: come spesso la nazionale ci ha abituati, i risultati potrebbero arrivare, una volta sotto pressione. Fra tre giorni sapremo quanto può diventare azzurro il cielo d’Africa. Tre giorni per preparare la partita con la Slovacchia di Hamsick, ultima nel gruppo F, quello che doveva essere il “gironcino” da vincere facile. Tre giorni per capire se è rimasto ancora qualcosa della mentalità che quattro anni fa aveva portato Lippi e i suoi alla notte di Berlino, e tre giorni per capire se è vero che “fuoriclasse a casa non ne sono rimasti”. Non è che uno si è sposato a Portofino proprio sabato scorso?

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Giugno 2010 07:46
 

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