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E’ morto Manute Bol, il gigante buono PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Giovanni Toccu   
Lunedì 21 Giugno 2010 15:35

Manute BolÉ morto ieri Manute Bol, talento cestistico sudanese, con i suoi due metri e 31 uno dei due giocatori più alti dell’NBA. Il decesso è avvenuto a in un ospedale di Charlottesville, in Virginia, a causa di una rarissima malattia cutanea e per complicazioni renali. Nato nel 1962 in Sudan nel popolo Dinka fu scoperto nell’82 da Don Feeley. L’allenatore era a caccia di cestisti africani in un torneo di Khartoum, e non appena lo conobbe fece di tutto per convincerlo a seguirlo in America.
Nonostante l’iniziale magrezza iniziò a giocare nei tornei universitari, inizialmente alla Fairleigh Dickinson, successivamente alla  Cleveland State, per arrivare nel terzo e ultimo anno di college alla University of Bridgeport.
Nel 1985 fu scelto al secondo round dai Washington Bullets che gli fecero un contratto da professionista. Fu nella sua stagione da matricola, che Bol siglò una delle sue più celebri imprese: totalizzò 397 stoppate in 80 partite, con una media di 4,96 che, oltre a essere la seconda più alta nella storia della lega, costituisce un record assoluto per un rookie. Seguirono altre 7 stagioni intervallate da infortuni più o meno gravi alle ginocchia con risultati di assoluto prestigio per quanto riguarda i punti da tre e le stoppate.
Dopo gli Stati Uniti, fece anche un brevissimo passaggio in Italia prima di tornare nel suo Sudan dilaniato dalle violenze dell’elite mussulmana contro la minoranza di cristiani animisti. Qui pagò cara la sua fede soprattutto quando rifiutò la carica di ministro dello sport propostagli dal regime, poiché si sarebbe dovuto convertire all’Islam. Fu accusato di finanziare i ribelli cristiani Dinka ma nel 2002, divenuto ormai una celebrità scomoda, gli fu accordato l'espatrio e tornò in America come rifugiato per motivi religiosi.
Bol spese gran parte della sua vita e del suo denaro per aiutare in profughi sudanesi e, dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, fu sempre in prima fila nelle marce di protesta  presso l'ambasciata sudanese di Washington. "Dio mi ha guidato in America dandomi un buon lavoro, ma mi ha dato anche un cuore per guardare indietro", era solito dire Bol.
Ha detto di lui Charles Barkley, suo ex compagno di squadra a Philadelphia “Se ognuno nel mondo fosse come Manute Bol questo sarebbe il mondo nel quale vorrei vivere”.

Giovanni Toccu

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Giugno 2010 07:47
 

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