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La poesia per immagini di Jane Campion PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Flavia Attardi   
Giovedì 24 Giugno 2010 00:00

Bright Star non è certo l’opera più riuscita di Jane Campion, regista neozelandese dei celebratissimi Lezioni di piano e Ritratto di signora, ma l’eleganza composta delle sue inquadrature e la bravura degli attori principali rendono piacevole la sua visione anche a un pubblico non troppo esigente. Quello della Campion non è mai stato un cinema ‘urlato’ e questa pellicola, ambientata nella campagna inglese tra il 1818 e il 1820, non fa eccezione. E’ quasi un sollievo godere in tranquillità di storie raccontate con semplicità e misura come questa. Le diavolerie tecnologiche cui non possono più rinunciare i moderni cineasti sono sottotraccia e non vengono esibite. Niente 3D, nessun effetto speciale, come era logico attendersi da un film in costume. A parlare sono le bellissime immagini, siano esse volti o paesaggi, che la Campion sceglie con sapienza per parlare di sentimenti tanto più profondi quanto più costretti nelle rigide convenzioni sociali che hanno fatto da sfondo al Romanticismo europeo. 

Ispirato alla vicenda umana del poeta John Keats, morto di tubercolosi a venticinque anni dopo aver scritto le sue liriche più belle, che nel 1818 fa conoscenza di Fanny Brawne e se ne innamora perdutamente, il film descrive il dissolversi delle prime diffidenze tra i due e la nascita un amore intenso e struggente cui segue inevitabilmente il vuoto. La Campion sceglie il punto di vista di Fanny, giovane di buona famiglia con interessi decisamente più terreni del trasognato Keats. Dapprima caparbiamente impegnata nell’ideazione e nella creazione di virtuosismi sartoriali e fieramente ignorante in tema di poesia, Fanny cerca di meritare l’attenzione di Keats leggendo e commentando il suo Endimione e partecipando al dolore del poeta per la prematura morte del fratello. Fra i due, ostacolati nella reciproca conoscenza dalle premure degli amici di lui e della famiglia di lei, nasce una complicità che non tarda a trasformarsi in amore. Trattandosi di una passione romantica – nel senso letterario del termine – i sentimenti diventano più forti e puri in virtù della lontananza, dell’assenza e della privazione ma il film riesce a mostrarci anche degli scorci di leggerezza, se non di vera e propria allegria.

La regista neozelandese da alla sua pellicola la forma e il titolo di una ballata keatsiana ed evita con destrezza il rischio ben reale di farne un’opera di maniera grazie alla prova convincente di Abbie Cornish (Fanny Brawne) e Ben Whishaw (John Keats) e degli attori che hanno portato credibilmente in scena ruoli secondari, prima fra tutte, la sorellina di Fanny, ‘Toots’.

Proprio la giovanissima Edie Martin (‘Toots’) è protagonista di una delle scene più toccanti del film quando la sua manina solleva da terra una foglia - che rappresenta simbolicamente e concretamente l’autunno, stagione in cui Keats partirà per sempre - e la allontana con sdegno “Va’ via e non tornare mai più. Non c’è autunno qui”. La Cornish,  dal canto suo, è stata recentemente acclamata come la nuova Kidman: in comune con lei, oltre al talento e alla bellezza, il fatto di essere australiana e di essere stata scelta dalla Campion (ex allieva dell’Australian School of Film and Television e attualmente residente a Sydney) per dare il volto a un personaggio femminile dal carattere forte e determinato come quello impersonato da Nicole Kidman in Ritratto di signora. Data l’età, la Cornish ha tempo di consolidare la sua fama prima che il botox stravolga i suoi lineamenti come ha fatto con quelli della collega più celebre. Sempre che nel frattempo lo stesso botox non diventi di moda fra le attrici più giovani, s’intende.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Giugno 2010 13:10
 

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