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Freedom Flottilla, la Turchia alza i toni: “Vogliamo le scuse da Israele” PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Marco Mura   
Martedì 06 Luglio 2010 00:02

Secco ultimatum da parte di Ankara al governo di Tel Aviv: “La Turchia romperà le relazioni con Israele se il governo israeliano non porgerà le sue scuse per il sanguinoso attacco alla flottiglia di attivisti diretti a Gaza”. Intanto il ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoglu, fa sapere che lo spazio aereo del suo paese è interdetto ai voli militari con la stella dei Davide. Si inaspriscono dunque i rapporti tra i due paesi a seguito della crisi generata dal blitz delle forze speciali israeliane, dello scorso 31 maggio, contro la nave Mavi Marmara in cui morirono nove cittadini turchi. Davutoglu, secondo quanto riporta il quotidiano Hurriyet, ha dichiarato: “Israele può chiedere scusa o accettare il giudizio e le conclusioni di un’inchiesta internazionale imparziale. Abbiamo mostrato loro una via d'uscita - ha continuato il capo della diplomazia turca, incontrando giornalisti suoi connazionali  in occasione di una visita in Kirghizistan - Se si scuseranno sulla base dei risultati delle conclusioni della loro indagine, per noi va bene. Sono consapevoli delle nostre richieste. Se non vogliono scusarsi, devono accettare un'indagine internazionale. La Turchia potrebbe decidere di adottare altre misure contro Israele. Se non verranno intrapresi i giusti passi, il processo d'isolamento continuerà. Lo spazio aereo turco è totalmente chiuso agli aerei militari israeliani. Questa interdizione non viene imposta caso per caso. È una chiusura totale. La Turchia è stata a lungo il paese musulmano, politicamente, più vicino ad Israele. Siamo stati il primo stato musulmano a riconoscere lo stato di Israele. Ora chiediamo che Gerusalemme si scusi per il raid del 31 maggio, paghi un risarcimento, acconsenta a un'inchiesta delle Nazioni Unite e ritiri il blocco della Striscia di Gaza che colpisce 1,6 milioni di Palestinesi la cui sicurezza a noi sta a cuore quanto quella degli Israeliani”.

 La richiesta di Ankara era nell’aria ma prima d’ora non c’erano stati avvertimenti tanto espliciti.

“Israele non intende presentare le sue scuse per l'attacco alla flottiglia di attivisti diretti a Gaza dello scorso 31 maggio, come chiesto dalla Turchia per evitare la rottura delle relazioni. Non abbiamo nessuna intenzione di chiedere scusa. Riteniamo piuttosto che sia vero il contrario” è stata la perentoria risposta di Lieberman, ministro degli Esteri di Gerusalemme, il quale ha anche aggiunto “a questo punto lo stato dei rapporti bilaterali dipende solo dalla Turchia”.

Yigal Palmor, portavoce di Lieberman, ha confermato la posizione dichiarando: “Naturalmente siamo dispiaciuti per la perdita di vite umane ma non siamo stati noi a cominciare a usare la violenza. Inoltre, quando si desidera avere della scuse, non si usano minacce o ultimatum”.

Intanto il premier Benjamin Netanyahu, che già la settimana scorsa aveva escluso le scuse da parte d'Israele, è in visita, quest’oggi, a Washington, dove incontrerà il presidente americano Barack Obama al quale spetterà moralmente il compito di ricucire in qualche modo la crisi tra Ankara e Tel Aviv per mantenere vive le intenzioni, e non solo le speranze, per l’attuazione di un processo di pace che veda la riapertura di un dialogo tra Israeliani e Palestinesi.


 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2010 20:54
 

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