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Lettera ad un bambino mai nato PDF Stampa E-mail
Libri - Libri
Scritto da Maria Lucia Meloni   
Giovedì 25 Marzo 2010 13:56

Un libro forte ma al contempo poetico, “Lettera ad un bambino mai nato”. Complesso, anche se di poche pagine, circa cento, differente solo ad un primo sguardo rispetto ai tomi a cui la scrittrice ci ha abituato, fu scritto nel 1975 da Oriana Fallaci (1975 Rizzoli editore). Si tratta di un inno alla vita vero e proprio, nel quale sono presenti molte note, come in una sinfonia, ma anche alcune tracce, dei concetti che ricorrono in tutto il testo.

La decisione di mettere al mondo una vita cade sempre sulla donna. In ogni caso sbaglierà e verrà giudicata da una società ignorante come colpevole. Se abortirà ucciderà una vita e verrà considerata un mostro, se terrà il bambino verrà accusata di essere una poco di buono e verrà scredita e guardata male da tutti solo per aver amato in un letto. Altro tema centrale la maternità, che si snoda attraverso il dialogo tra la protagonista e il bimbo che porta in grembo. Dialogo che assume sfumature differenti: madre e figlio litigano, si amano, si odiano. La madre che racconta al figlio le difficoltà che dovrà vivere nel mondo che lo attende, ma al contempo lo culla dentro di se, gli chiede scusa per la sua collera e gli racconta anche le cose belle della vita. La donna che narra al figlio delle fiabe che altro non sono che la propria vita, il gianduiotto negato, le magnolie, la polvere di luna, le sue esperienze da adolescente. Paura, dolore, desiderio di stringere questo figlio concepito da un amore già finito.

I personaggi che girano attorno alla protagonista madre, e al protagonista figlio (si scoprirà solo alla fine che si sarebbe trattato di un maschio) sono tutti senza volto, senza nome: il datore di lavoro e la sua superficialità, l’ex amante e padre del bimbo con la sua vigliaccheria, la mamma e il padre  della protagonista con la loro comprensione infinita e il loro altrettanto infinito amore per la figlia e per il bambino, l’amica femminista, il medico ostile e accusatore, la dottoressa al contrario fiduciosa e gentile. Tutti si interrogano, tutti sembrano scegliere di volta in volta una propria linea di idee. Ma poi la madre arriva a una  considerazione: non esiste nessuna cosa giusta o sbagliata. Tutto può essere corretto, giusto  o non esserlo. Non esiste una sola verità.

Ci si trova incatenati a leggere questa storia emozionante e toccante che entra dentro il lettore, lettore che quasi sembra viverla in prima persona, storia carica di domande e priva di alcuna risposta.  Ogni scelta è da rispettare. Quando la vita inizia ad essere tale… in quale fase della crescita embrionale… quelle foto che la Fallaci descrive così bene, che riproducono gli aspetti che il feto assume durante il percorso della sua formazione e crescita intrauterina, pongono anche al lettore quella domanda … quando la vita diventa vita, o lo è da subito, subito dopo l’atto del concepimento? Tante le domande che la protagonista si pone: a quale scopo soffrire. Perché il diritto alla vita di un qualcuno che  cresce dentro di noi, una morula di cellule, deve annientare  la vita della madre con rinunce enormi.

La protagonista non riesce a scegliere e per lei sceglie il suo bambino, che decide di non nascere. La morte del bimbo porterà  anche alla morte della madre, che inconsciamente si abbandonerà rinunciando alla propria vita. Alla fine del libro poi arriva il “processo”, la protagonista chiusa dietro le sbarre, ascolta i verdetti, tra i giudici i personaggi della storia e anche suo figlio, adulto, mai nato. “Tu sei morto. Forse muoio anche io. Ma non conta. Perché la vita  non muore”.

Maria Lucia Meloni

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Aprile 2010 19:21
 

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