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Cala Gonone: inaugurato l’Acquario più grande della Sardegna PDF Stampa E-mail
Sardegna - Sardegna
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 19 Luglio 2010 18:35

Un investimento da cinque milioni di euro, venticinque vasche espositive, un centinaio di esemplari di fauna e flora marina mediterranea e tropicale e una struttura architettonica di bassissimo impatto, perfettamente inserita tra macchioni di lentisco e rocce di basalto: l’Acquario di Cala Gonone è finalmente una realtà. Inaugurato lo scorso 10 luglio, quello che si candida a diventare uno dei maggiori poli di interesse scientifico e turistico dell’Isola, ha finalmente visto la luce dopo circa 15 anni di gestazione. Progettato a quattro mani dall’architetto americano Peter Chermayeff e da Sebastiano Gaias, sardo di adozione, il più grande acquario del Sud e delle isole è il frutto di un’iniziativa di qualificazione del territorio iniziata nel 1994 con la giunta comunale allora guidata da Fausto Canu. Dieci anni di via crucis tra finanziamenti e gare d’appalto: la prima pietra è stata posata nel 2004, l’ultima solo un mese fa. Un’opera con una firma di prestigio assoluto: Chermayeff è in fatti considerato un vero e proprio specialista in fatto di acquari. Coinvolto nell’ideazione di quelli di Boston, Osaka, Genova e Lisbona, è anche autore dei musei del mare di Oberhausen, di Alessandria d’Egitto e di Keelung, in Taiwan.

 

La struttura è situata nel parco “La Favorita”, un’oasi verde di importante interesse naturalistico e archeologico nel centro abitato di Cala Gonone, frazione di Dorgali. Millecinquecento metri quadrati di costruzione non sono pochi, eppure non c’è nulla di stonato: l’Acquario, su un piccolo altipiano basaltico, domina la costa incorniciato da una fitta vegetazione di alberi e arbusti di macchia mediterranea. Articolato in due parti divise da un lungo setto di pietra a vista, dall’ingresso spiccano le ampie vetrate che danno luce alla zona di accoglienza. L’ala che accoglie le vasche, orientata a nord, è invece organizzata su due piani: su quello inferiore si snoda il percorso espositivo, che consiste in 25 vasche visitabili. Altre 15, chiuse al pubblico, accolgono esemplari in quarantena e in ambientamento. Il piano superiore è occupato dalle attrezzature tecniche per il mantenimento della vita: il “Life Support System” o LSS, che filtra e tratta l’acqua marina, prelevata pochi metri più a valle da una stazione di pompaggio esterna. Il pompaggio non è continuo: pochi rabbocchi settimanali sono sufficienti alle esigenze degli esemplari. Per questo l’Acquario di Cala Gonone può essere considerato un sistema “semi-aperto”: anche in caso di mareggiata, o di acqua particolarmente sabbiosa, le vasche possono godere di diverse settimane di autonomia grazie a un capiente serbatoio di accumulo e al filtraggio dell’LSS.

 

Quanto alla “popolazione” dell’Acquario, è tutt’ora in continuo incremento. Alle vasche tipicamente mediterranee, che ospitano specie comunemente visibili lungo le coste sarde con l’ausilio di una maschera e di un boccaglio, si affiancano quelle contenenti gli esemplari più esotici: dal pesce luna al pesce balestra, passando per il pesce pagliaccio e per una grande varietà di coralli. Una vasca accoglie i gattucci, pesci cartilaginei della famiglia degli squali, ma il grosso esemplare di cernia che si affaccia curioso dalla tana ricavata tra le rocce non è certo meno interessante.

 

Centomila visitatori all’anno sono l’ambiziosa meta dell’Acquario di Cala Gonone, realtà che si candida anche a centro studi sulla salute del mare sardo, e come punto di riferimento per tutte le aree marine protette dell’Isola. Area marina protetta di cui, guarda caso, si parla da anni anche per il Golfo di Orosei e la costa di Cala Gonone, ma la cui istituzione sembra ancora lontana. Nel frattempo, nelle vasche dell’Acquario è possibile ammirare tutto quello che presto, in mancanza di un’adeguata educazione ambientale, potremmo non vedere più neanche con la maschera e il boccaglio.

 

 

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Luglio 2010 20:41
 

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