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Fini: «Si dimetta dagli incarichi chi è indagato» PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco Mura   
Martedì 27 Luglio 2010 01:07

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il suo intervento telefonico alla convention napoletana dei circoli di “Generazione Italia” ha dichiarato: «Quando si pone la questione morale, non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa». «Ferma restando la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, mi chiedo se è opportuno che chi sia indagato continui ad avere incarichi politici » e riferendosi poi a Nicola Cosentino, coordinatore per la Campania del Pdl, Fini ha aggiunto: «Non capisco come mai si è dimesso da sottosegretario e non si è dimesso dalla carica di partito. La grande questione dell'etica insieme alla difesa della legalità devono essere la bandiera dell'azione politica del Pdl. In questo senso occorre distinguere la giusta tutela del garantismo dall'opportunità, in certi casi, di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati. Legalità significa rispetto delle regole da parte di coloro che hanno maggiori responsabilità. Significa senso del dovere, cultura civica, etica di comportamenti per chi ha delle responsabilità: credo sia essenziale, se vogliamo insegnare ai più giovani ad avere comportamenti analoghi. E significa rispetto della magistratura, senza prestare il fianco a polemiche che rischiano di dare del Pdl un'immagine distorta. Occorre discutere tra di noi su come selezionare la classe dirigente. Non voglio gettare sale su  ferite recenti, ma quello che è accaduto in Campania deve far riflettere. Occorre candidare coloro che hanno la qualità per onorare bene la carica».

A chi gli domanda quale ruolo possa ancora avere nel partito Fini risponde: «Sentiamo il dovere di impegnarci dentro il Pdl. In questo momento di confusione è essenziale avere le idee chiare. Il primo punto fermo è mantenere l'identità e la nostra casa. Rafforzare il Pdl significa avere meccanismi concordati discussi prima, dato che il Pdl è un grande partito che esprime ormai la classe dirigente del Paese».

Fittissima la ridda di commenti sulle parole del Presidente della Camera.

Fortemente contrariato il tono del coordinatore nazionale del Pdl Sandro Bondi che in una nota dichiara: «Credo che non ci siano precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera. A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse, si finisce per venir meno in questo modo ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone e si sacrificano le istituzioni di garanzia». 

«Non se ne può più. Questa conflittualità - tuona Fabrizio Cicchitto, il capogruppo Pdl alla Camera - non può prolungarsi indefinitamente anche perché i nostri elettori già oggi ci dicono che non ne possono più. Non può reggere l'equilibrio interno a un partito se da alcuni mesi è lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico. Se tutto ciò ha un senso politico, questa azione ha l'obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il governo. Un partito garantista come il nostro non può farsi definire gli organigrammi interni dagli interventi dei magistrati inquirenti senza attendere tutte le chiarificazioni processuali e non. Così ci regolammo quando i pm di Napoli chiesero addirittura l'arresto di Bocchino. In quell'occasione solidarizzammo con lui e Fini condivise quella linea».

«Fini è un po' confuso. – aggiunge Francesco Casoli, senatore e vicecapogruppo del Pdl - Dice che un indagato non deve conservare incarichi? E perché questa cosa non l'ha detta quando su Bocchino pendeva una richiesta di arresto? Allora tutti nel Pdl lo difesero e nessuno gli chiese di lasciare il vertice del gruppo. E poi durante le elezioni regionali diceva che l'incarico non gli consentiva di partecipare a manifestazioni politiche. Ora esterna ogni giorno. Modo singolare di stare nel Pdl». 

E a proposito di Bocchino, lo stesso finiano dichiara: «O Berlusconi e Fini si chiudono in una stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va alla rottura. E “se si scatena la guerra” contro la componente finiana ci sarà una reazione. Dal partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace o guerra: nessuna separazione consensuale. Noi non provochiamo una rottura. Se Berlusconi se ne vuole assumere la responsabilità, sarà una separazione traumatica e non consensuale. Il che non vuol dire far cadere il governo. Non siamo così scemi da far cadere il governo, ma Berlusconi si troverà a che fare con un soggetto con cui negozierà, giorno dopo giorno, l'azione di governo. Non c'è la possibilità di andare avanti con questo logoramento, perché è chiaro che così si sfascia tutto. Berlusconi ha commesso l'errore di sottovalutare Fini, senza valutare che è un soggetto politico che in Italia orienta l'opinione pubblica». 

Assordante invece il “silenzio” proveniente da Palazzo Chigi:in un comunicato emesso dalla Presidenza del Consiglio si legge: «si avverte che il Presidente Berlusconi non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni di Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali».

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 12:35
 

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