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Rivoluzione in Rai: la “moviola” va in soffitta PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Fabio Useli   
Martedì 27 Luglio 2010 03:06

Niente più “processi” al fermo immagine e analisi chirurgiche dei fuori gioco: la Rai dal prossimo campionato di calcio dice basta alla moviola. Dopo 43 anni la tv di stato manda in pensione lo strumento che, dal 1967, ogni domenica sera evidenzia errori arbitrali, fallacci passati in cavalleria e gol assegnati per palloni rimbalzati fuori dalla linea di porta. Una scelta coraggiosa, dettata dalla volontà di tornare a parlare del calcio giocato, di gesti atletici, in definitiva di sport. Decisione in controtendenza con le polemiche sudafricane di poche settimane fa: mai un campionato mondiale fu tanto martoriato da errori arbitrali così evidenti. Evidenti perché mostrati in mondovisione sui megaschermi degli stessi stadi a milioni di spettatori e tifosi. Direttori di gara e guardalinee sbugiardati in tempo reale dalla tecnologia, da decine di telecamere in grado di cogliere dal fuorigioco millimetrico, al labiale malandrino del giocatore appena ammonito. Passi da gigante per tutto il sistema che ruota attorno al calcio: ma a prendere le decisioni sul campo continua a esserci un uomo, con tutti i suoi umanissimi limiti. Il mondiale in Sudafrica ha avuto il merito di aver finalmente convinto l’ala conservatrice della FIFA a considerare l’idea di adottare alcune innovazioni per rendere la vita più semplice ai direttori di gara. Ma sia che si tratti di moviola a bordo campo, sia che si tratti di sensori sulla linea di porta, “l’importante è non snaturare la sostanza del gioco e dello spettacolo”, puntualizzano alla FIFA.

 

La soluzione adottata in Rai per eliminare una volta per tutte polemiche, ore di dibattiti attorno ad un fermo immagine e crocifissioni di direttori di gara e guardalinee è radicale: niente più “analisi degli episodi salienti”, in pensione i “moviolisti”, dai più illustri come Carlo Longhi, fino agli emergenti come Daniele Tombolini. Al loro posto esperti del regolamento scelti in seno all’Associazione Italiana Arbitri, con cui è in fase di stipula un accordo in esclusiva: “Noi non ignoreremo i fatti – ha puntualizzato il direttore di Rai Sport Eugenio De Paoli all'agenzia Ansa. – Con l’AIA stiamo per istituire la “Cassazione”, un organismo che analizzerà e spiegherà, regolamento alla mano, tre casi controversi per turno di campionato individuati da noi della Rai”.

 

Ed è proprio tra i fischietti italiani che la notizia del pensionamento della moviola riscuote, com’è facile immaginare, maggiori consensi. Così recita il comunicato dell’associazione dei direttori di gara: “A partire dal prossimo campionato, in tutte le trasmissioni televisive Rai si parlerà di regolamento e di cultura del calcio. In questo modo verrà privilegiata la visione di gesti tecnici e atletici, abbandonando così le polemiche che scaturivano da commenti e dibattiti da Bar Sport attorno alla moviola, deleteri per la crescita dei nostri arbitri e dei giovani calciatori”. Marcello Nicchi, presidente dell’AIA, promuove la decisione come “una rivoluzionaria iniziativa culturale” a favore dello sport. Per contro, il comitato di redazione di Rai Sport ha immediatamente diramato un comunicato in cui si condanna “l’irritualità della procedura adottata dal direttore De Paoli, che ha anticipato le scelte della prossima stagione alla stampa (quotidiani e agenzie), prima di ufficializzarle come da norma contrattuale alla rappresentanza sindacale della testata”.

 

Al di là del metodo, resta la portata di questa “rivoluzione copernicana” della tv di stato: va in soffitto lo strumento che, quasi per caso, passando dallo studio dei montatori a quello della Domenica Sportiva, ha fatto la fortuna di personaggi come Carlo Sassi, Aldo Biscardi, Carlo Longhi e di un esercito di opinionisti-tifosi pronti a scannarsi la domenica sera. Certo, se la Rai sceglie di non essere più Bar Sport, questo non implica che il Bar Sport cessi di esistere anche negli uffici, nei taxi o nei saloni dei barbieri di una nazione che conta circa 50 milioni di commissari tecnici.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 12:37
 

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