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La trilogia della città di K. PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 11 Agosto 2010 09:59

E’ un’atmosfera cupa e pesante quella che si respira in tutta la trilogia della città di K, l’opera-capolavoro della scrittrice ungherese Agota Kristof che ha conosciuto un grande successo anche in Italia negli anni ‘80. Molto più di un semplice romanzo, la trilogia assume a tratti le sembianze di una favola nera che, attraverso la voce narrante dei due protagonisti, racconta gli orrori e le atrocità della guerra in un crescendo di angoscia e disperazione. Una storia maledetta che scava nelle paure più profonde del lettore e crea con esse uno strano rapporto di parentela quasi a dimostrazione del fatto che certe ossessioni sono sempre latenti nella mente dell’uomo. 

Tutto si svolge in una non ben precisata città dell’est dove nel bel mezzo di una guerra due gemelli, Lucas e Klaus, vengono abbandonati dalla madre a casa della nonna materna: un’anziana donna, antipatica e scorbutica, da tutti soprannominata “la strega”.  Maltrattati e costretti a lavorare nei campi, i due fratellini inizieranno presto una nuova vita che segnerà per sempre la fine della loro infanzia. Al di là dello spazio anche le coordinate temporali non sono precisate: la scrittrice non ci dice quale sia il paese in questione o di quale guerra stia raccontando- anche se probabilmente si tratta della seconda guerra mondiale- perché nulla cambierebbe ai fini della narrazione. Le guerre infatti sono tutte uguali e generano sempre gli stessi mostri: questa è l’unica amara riflessione che la Kristof intende suggerire al lettore.  

Il romanzo è suddiviso in tre parti distinte ma che confluiscono una nell’altra così come lo stile e i piani narrativi che si sdoppiano per poi sovrapporsi inaspettatamente. Il primo libro -“Il grande quaderno”- sembra contenere in sé tutto il romanzo tanto è esaustivo e rivelatore: numerosi sono, infatti, gli episodi che il lettore ritroverà poi nel corso della narrazione anche se ripresi da angolature differenti. Ad aprire la narrazione sono le prime pagine di un diario dove i due protagonisti hanno annotato e raccolto in ordine tematico tutte le esperienze vissute nella nuova città. Freddi e distaccati però i due gemelli non sembrano in alcun modo venir toccati dalla tragedia della guerra come si evince dai toni assolutamente impersonali con cui descrivono gli eventi che osservano. Oltre che per l’esagerato cinismo, i protagonisti colpiscono immediatamente anche per la straordinaria intelligenza che permetterà loro di mettere a punto delle vere e proprie strategie di sopravvivenza. Uniti da un legame profondo, i due bambini si completano l’un altro e spesso sembrano confondersi nella stessa persona anche grazie al fatto che i loro nomi non sono mai strategicamente menzionati, almeno in questa prima parte del romanzo. Soltanto ne “La prova” Klaus e Lucas, questi i loro nomi, si presenteranno come personaggi distinti allorché prendendo strade differenti si separeranno per molto tempo. Mentre Klaus attraversa la frontiera nel tentativo di raggiungere il mondo “libero”, Lucas rimane nella città di K e prova a ricostruirsi una nuova famiglia accogliendo nella sua casa una giovane donna e il suo bambino. Lontani e in città diverse i due fratelli continueranno a vivere in due dimensioni parallele fino a quando i loro destini si ricongiungeranno nell’ultima parte del libro “La terza menzogna”. Un ritrovamento pieno di colpi di scena che come nei migliori giochi di prestigio prevede un vero e proprio rimescolamento delle carte: tutto quello che è accaduto finora viene rimesso in discussione destabilizzando il lettore e lasciandolo preda dei dubbi.

Luisa Cocco   

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Agosto 2010 08:04
 

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