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La Lega insiste, voto in autunno PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco Mura   
Martedì 07 Settembre 2010 01:56

Incontro al vertice ad Arcore tra Lega e Pdl. La lega continua a spingere verso il voto anticipato quanto prima. I leader della maggioranza, si sono riuniti presso la residenza del Presidente del Consiglio per concordare la linea comune di condotta nei confronti del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini le cui “ dichiarazioni sono state unanimemente giudicate inaccettabili. Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera” è quanto si legge in una nota emessa al termine dell’incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.

 Il ministro Maroni ha dichiarato: «Qualcuno ha detto con questo discorso Fini ha passato il cerino nelle mani di Berlusconi. Non so se è vero ma di solito quando uno ha in mano il cerino rischia di scottarsi ma è anche padrone del gioco e questa è la parte positiva della faccenda. L'intervento di Fini apre tanti scenari: un immediato ricorso alle urne o un proseguimento della legislatura con un patto che però c'è già. Bossi è molto pessimista, è molto negativo e di solito lui ci azzecca».

Proprio il leader della Lega ha preso parte alla riunione col chiaro intento di richiedere al premier di andare al voto al più presto indicando anche una ipotetica data tra il 27 e il 28 novembre e presentando il ricorso alle urne come la migliore soluzione per uscire dalla situazione indotta dalla frattura all’interno del Pdl.

Caute le posizioni del capo del governo che non condividendo in pieno la richiesta ha evidenziato le difficoltà del ritorno al voto prima della fine di quest’anno.

Il confronto col Carroccio è stato preceduto da una riunione a Villa San Martino tra lo stesso premier e i suoi più stretti collaboratori: il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, il coordinatore nazionale Denis Verdini , Niccolò Ghedini, deputato e legale del premier, i ministri dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini e il capo della Farnesina, Franco Frattini. Perentorio il capo dell’esecutivo: «se rottura sarà, dovrà essere imputabile unicamente a Fini e su un argomento non attinente alle vicende personali del premier, ma su tematiche che interessino i cittadini».

È prevista, inoltre, per questa mattina, a Palazzo Grazioli, un’altra riunione dei più importanti vertici del partito per la descrizione di una “strategia della ripresa. Ci si attende la partecipazione dei capi gruppo del Pdl assieme ai loro vice.

“Berlusconi e Bossi - prosegue la nota – chiederanno di incontrare Napolitano per illustragli la gravità della situazione che pone seri problemi al naturale funzionamento delle istituzioni”. E a proposito del “discorso di Mirabello” Fabrizio Cicchitto non ha usato mezzi termini: «Fini deve lasciare la poltrona di presidente della Camera. Rifletta sulla congruità di essere leader di una formazione politica con il suo ruolo di presidente della Camera».

Immediata la replica di Italo Bocchino: «Arrivano con dieci anni di ritardo perché nel 2001 votarono e votammo Casini, che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio. Quando gli conviene, come nel caso di Casini, non trovano nulla da obiettare, mentre quando gli conviene, come nel caso di Fini, usano strumentalmente il problema dell' incompatibilità».

Intanto Bossi, al termine dell’incontro, ai microfoni del TG2 afferma: «Se Berlusconi dava retta a me e andava alle elezioni Fini, Casini, la sinistra... tutti quanti scomparivano».

«Non è affatto un segreto - spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa – che la Lega spinga per andare al voto anticipato e i giornali sono pieni delle posizioni dei singoli esponenti che non devo scoprire io, ma noi confidiamo che la maggioranza possa andare avanti: con Berlusconi e la Lega è in corso una discussione amichevole in cui si valuta cosa è successo, le prospettive di andare avanti, ma anche che se si fosse costretti ad interrompere la legislatura, di andare al voto».

Lo stesso coordinatore nazionale del Pdl, nel commentare il discorso di Fini, ha aggiunto: « più delle parole conteranno gli atti parlamentari. Con l'ex leader di An nessuno ha mai parlato di compromesso. Fini è presidente della Camera e non un capo di partito. Semmai è capo di un gruppo e, su questo, lo abbiamo avvertito».

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Settembre 2010 02:06
 

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