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“E-Polis”, sgombero terminato: cassa integrazione per 130 dipendenti PDF Stampa E-mail
Sardegna - Sardegna
Scritto da Fabio Useli   
Mercoledì 22 Settembre 2010 01:51

Davanti al civico 40 di viale Trieste, due furgoni di una ditta di traslochi sostano già dalle nove del mattino. La squadra di operai attende fuori dallo stabile l’arrivo dell’ufficiale giudiziario: c’è uno sfratto da fare, al civico 40. C’è da sfrattare la redazione di E-Polis, portar via le scrivanie e la mobilia accatastata nella sala, assieme a tutti gli scatoloni già preparati e sigillati durante il primo atto dello sgombero, dieci giorni fa. Accampati in mezzo agli imballaggi, una decina di rassegnati dipendenti de “Il Sardegna” in attesa dell’inevitabile. L’ufficiale giudiziario arriva mezz’ora dopo. Lo sfratto ha inizio mentre il presidente dell’Associazione Stampa Sarda Francesco Birocchi dà il via ai lavori dell’assemblea pubblica convocata nello spazio antistante l’ingresso della redazione. Sono presenti giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, pochi i passanti che si fermano. “Questa del 21 settembre è una mattinata di resa, per l’informazione e per il pluralismo: il terzo giornale sardo cessa le sue attività. Non è stato possibile evitarlo, per una mancanza di risorse ormai insostenibile, e per certi fatti giuridici da cui non si può prescindere”.

 

“Il Sardegna” aveva interrotto le pubblicazioni a fine luglio assieme alle altre 18 testate del gruppo “E-Polis”, con l’annuncio di tornare “ai primi di settembre”. Un ritorno che non c’è mai stato, così come non c’è traccia delle buste paga di giugno e luglio dei 131 redattori del gruppo editoriale e dei 30 poligrafici. Ieri mattina, l’ultimo atto della crisi: sgombero, sfratto e cessazione dell’attività: la conclusione scritta da tempo di un’avventura editoriale che già tre anni fa aveva conosciuto una brusca battuta d’arresto. L’aumento di capitale e il passaggio di proprietà a favore di Alberto Rigotti poco hanno potuto fare per sanare il bilancio della società. I nodi, molti dei quali risalenti alla gestione precedente, sono venuti al pettine.

 

Quale futuro per i dipendenti? In attesa della riunione di giovedì con l’editore, un segnale di continuità: la sede non sparisce, si sposta solamente a pochi metri di distanza, in via Caprera 1, presso gli uffici amministrativi della testata. È inoltre il luogo in cui verranno custoditi i pc, strappati al pignoramento, contenenti dati sensibili e archivi personali dei redattori. Per i dipendenti, due anni di cassa integrazione per cessazione di attività, nonché la promessa di liberazione dal vincolo di esclusiva da parte dell’editore, che avrebbe anche dato garanzie di riassunzione per tutti, in vista di una ripresa delle pubblicazioni. Una dichiarazione di intenti ottima, ma piena di “se” e “ma”. Alcune indiscrezioni parlano anche di una figura in grado di coprire lo spaventoso passivo in vista della rifondazione della società sotto il nome di “E-Polis Italia”, a cui farebbero capo le testate di Cagliari, Sassari, Roma e Milano. In Puglia e Campania circolerebbero altrettante voci sui possibili imprenditori interessati alle testate locali, mentre in Friuli e Veneto il “brand” del giornale sarebbe già stato comprato.

 

“Le rassicurazioni dell’editore andrebbero prese con le pinze” – mette in guardia il megafono di Birocchi davanti all’ingresso della sede, dalla quale continuano a uscire scatoloni e scrivanie. “Da questa esperienza dovremmo ricavare un monito per il futuro, prestare attenzione affinché non siano i lavoratori a far le spese della dilagante mancanza di etica imprenditoriale”. Monito ribadito dal vicepresidente dell’Associazione Stampa Sarda Giorgio Pinna, che condanna aspramente le “iniziative imprenditoriali nate coi piedi d’argilla e destinate a fallire: non si possono fare esperimenti sulla pelle dei dipendenti, vigileremo” assicura. “Il rammarico è anche quello di aver perso la terza voce dell’Isola: è un danno per tutti, e un duro colpo per il pluralismo dell’informazione” precisa Celestino Tabasso, Unione Sarda.

 

Sono circa le undici quando l’operaio addetto smonta le serrature del grande portone che si affaccia su viale Trieste. È lo stesso Grauso a dare una mano per liberare il chiavistello, lui che da ieri è tornato ad essere a tutti gli effetti il proprietario dello stabile. Si dice “amareggiato” per il triste destino della sua creatura. Nel frattempo, una ex-cronista de “Il Sardegna” mette in salvo dal trasloco la piantina che forse fino a ieri dava un tocco di colore a una scrivania piena di scartoffie. Accanto, un collega arrotola le bandiere di Cgil e Cisl, poco prima incrociate davanti alla grande vetrata. Se non è resa questa.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Settembre 2010 09:44
 

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