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La Profezia della Curandera PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Luisa Cocco   
Lunedì 13 Settembre 2010 17:26

“Finché nel cuore della donna continuerà a brillare la luce dell’amore il mondo sarà salvo…”, ma se quell’amore scemerà allora l’odio e l’indifferenza dilagheranno e finiranno col distruggerlo”. Secondo un’antica profezia andina, verrà un giorno in cui lo spirito femminile si risveglierà da un lungo letargo per dare origine ad un nuovo mondo fatto di pace e armonia attraverso tutta la forza del suo amore. Quel giorno si sta avvicinando come racconta Hernàn Huarache Mamani nel suo romanzo, “La profezia della Curandera”, attraverso la straordinaria figura di Kantu e il suo cammino spirituale

Ambientata nella splendida cornice di Cuzco, città del Perù un tempo capitale del regno Inca, la storia racconta di una giovane donna che colpita da un fulmine inizia a sviluppare dei poteri paranormali: Kantu, infatti, riesce a vedere il futuro ma terribilmente spaventata dal suo dono vuole assolutamente liberarsene. Decide così di recarsi presso un curandero perché la aiuti a tornare al più presto alla normalità ma questi cerca in tutti modi di dissuaderla spiegandole che con il suo potere potrebbe aiutare molte persone. Kantu però non vuole sentire ragioni e così, lontana da visioni e sogni premonitori, ritorna alla sua vita di sempre finché un giorno l’amore per un uomo la costringerà a tornare indietro sui suoi passi. Superati la paura e il rifiuto che nuovi orizzonti talvolta possono suscitare, la giovane donna decide di misurarsi con un universo a lei sinora sconosciuto pur di riappropriarsi dei suoi poteri. Ma per fare questo dovrà confrontarsi con le antiche tradizioni del suo popolo e intraprendere un lungo cammino spirituale alla ricerca di sé stessa: soltanto ritrovando la sua femminilità, infatti, potrà risvegliare l’energia che giace sopita dentro di lei e conquistare così l’uomo che ama.  

Abbandonata la città, Kantu rinuncia al suo lavoro e agli affetti più cari per rifugiarsi in campagna dove sotto la guida di un curandero e a contatto diretto con la natura potrà incominciare il suo apprendistato. Dalla capanna del maestro Condori alla casa della curandera serpente, Mama Maru, numerosi sacrifici l’attenderanno nel suo percorso: vere e proprie prove di coraggio che la porteranno a sfidare il dolore, la solitudine e la paura della morte in un crescendo di emozioni realisticamente descritte dall’autore: “Solo conoscendo te stessa potrai essere libera e, solo essendo libera, sarai in grado di affrontare ogni problema ed ogni pericolo. La fede in te stessa sarà il tuo scudo e sarai cosciente di vivere la tua vera vita”

Una storia vera quella di Kantu, una storia d’iniziazione attraverso la quale la protagonista riscopre la sua energia interiore, ritornando alla sua vera natura, esattamente come accadeva più di cinque secoli fa alle donne adine che entravano nell’Ajllawasi. Vera e propria istituzione, l’Ajllawasi era infatti un centro educativo tutto al femminile dove le Mamakuna impartivano alle proprie discepole i segreti della Pachamama, la dea della terra e della fertilità. Sulla base di questi insegnamenti le donne avrebbero poi dovuto partecipare attivamente alla costruzione della società e, secondo quanto narrava l’antica profezia, portare l’umanità verso il nuovo millennio. Con il passare dei secoli però le donne andine si sono sempre più allontanate da questa tradizione fino a dimenticare i loro poteri e, specie nella società contemporanea perdere la propria identità sessuale. In costante competizione con il modello maschile, le donne hanno infatti perso il senso della loro specificità rispetto all’uomo arrivando persino a soffocare i propri istinti pur di somigliargli il più possibile. Ma come ricorda Mama Maru: “La vera donna non ha bisogno di competere con l’uomo; è un essere dotato di qualità specifiche che è assurdo paragonare a quelle maschili. La donna in comunione, in cooperazione assoluta con il suo uomo, intraprende il cammino dell’amore, della verità, del rispetto delle leggi universali”.

Luisa Cocco

 

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